Il Superuovo

Mattarella invoca il governo di alto profilo: analizziamolo con Platone e Cicerone

Mattarella invoca il governo di alto profilo: analizziamolo con Platone e Cicerone

Il richiamo al senso di responsabilità a cui si è appellato Mattarella costituisce lo spunto per delineare un confronto tra il governo di alto profilo di Draghi, il governo dei filosofi in Platone e il Princeps in Cicerone.

 

Di fronte alla fine del Conte bis, causata dall’impossibilità di dare vita ad una maggioranza capace di sostenere il governo, Mattarella ha assunto le redini della crisi dapprima appellandosi al senso di responsabilità dei partiti dell’arco parlamentare e poi sostenendo la necessità di costituire un governo di alto profilo. L’idea del Presidente della Repubblica è quella di evitare le elezioni politiche, potenzialmente suscettibili di dar luogo ad un circolo vizioso di maggioranze estremamente fragili, per formare un gabinetto di eccellenze, vale a dire di personalità estremamente competenti ciascuna nel proprie settore di appartenenza guidate da Mario Draghi, ex presidente della Bce.

 

Il governo di alto profilo

I 156 sì al senato hanno innescato la dinamica istituzionale della crisi di governo che ad oggi, secondo giorno di consultazioni, ha visto Mattarella assegnare a Draghi l’incarico di formare il nuovo governo. Si tratta di un governo di mezzo, a metà tra il governo di unità nazionale tanto auspicato per il Conte ter e un governo tecnico, come quello nato nel 2011 con Monti. Di governi tecnici nella storia della Repubblica se ne contano due, quello capeggiato da Dini e il già citato gabinetto guidato da Mario Monti. Lo scopo del riscorso alla praxis è da ricercare non solo nelle dinamiche istituzionali di maggioranza ma anche e principalmente nella necessità di fronteggiare situazioni di emergenza. E così se il governo Monti nasceva dall’urgenza di uscire dalla crisi economica del biennio 2007-2008, il governo di alto profilo di Draghi prende forma dal bisogno di combattere l’emergenza sanitaria e di risollevare la già debilitata economia italiana. Non solo, Mattarella nell’annunciare l’incarico a Draghi si è appellato al senso di responsabilità dei partiti dell’arco parlamentare. Di seguito le parole del Presidente della Repubblica

Avverto pertanto il dovere di rivolgere un appello a tutte le forze politiche presenti in Parlamento perché conferiscano la fiducia a un governo di alto profilo che non debba identificarsi con alcuna formula politica

Ecco, quindi, il richiamo di Mattarella alla morale e all’integrità politica affinché il paese possa munirsi di un governo stabile e competente in grado di elaborare prontamente delle risposte chiare e precise alle sfide poste dall’emergenza economico-sanitaria. Tra le righe ciò a cui fa riferimento il Presidente della Repubblica è l’esistenza di una crisi della politica repubblicana, ferma nelle maglie della retorica e troppo spesso priva di contenuto. Ne è stato un esempio il Recovery Plan, costellato di auspici e speranze ma mancante di un piano gestionale e amministrativo. Di qui il governo di alto profilo diviene nella sua essenza quello che Platone definirebbe il governo dei filosofi.

 

Il governo dei filosofi di Platone

La costruzione filosofica di Platone ruota principalmente attorno al tema della politica, tanto che ne La Repubblica teorizza la politeia, ossia la città ideale, ispirata al principio di eunomia e governata dai filosofi. Tuttavia, per comprenderne l’architettura strettamente politica bisogna dapprima considerare la teoria delle idee. Ora, Platone, rifacendosi all’indagine socratica sui concetti universali, postula l’esistenza dell’Iperuranio, ossia la realtà delle idee laddove per idee si intendono “le cose che realmente sono”. In altre parole, la realtà che viviamo altro non sarebbe che l’altro lato della medaglia dell’Iperuranio, di cui ne costituisce la copia imperfetta. La perfezione è propria non già degli oggetti sensibili bensì delle idee che sono ragione universale di questi e ne costituiscono l’imitazione. Ne deriva che sede dell’essere non è la realtà visibile ma l’Iperuranio.

Per Platone le idee si distinguono in idee matematiche ed idee-valori. Queste ultime equivalgono ai massimi principi dell’etica, tra cui il Bene e la Giustizia; e proprio questi sono gli ideali su cui si regge la politeia. Vale a dire, la città ideale deve essere governata dalla eunomia, ossia dalla buona legge; è il governo del Bene che si ispira alla ragione, di cui sono depositari i filosofi. Solo i filosofi, di fatti, sono in grado di conciliare il bene derivante dalla conoscenza e l’esercizio del potere e quindi di mettere in atto azioni politiche ispirate alla Ragione e alla giustizia. Il governo dei filosofi è il governo della virtù e dell’integrità morale, è il governo della responsabilità e dell’etica.

 

Il politico per Cicerone

Così come per Platone anche per Cicerone il buon governo deve ispirarsi ai principi del bene e della giustizia. Nel De re pubblica viene delineata la figura del Princeps, colui che, al pari dei filosofi, deve guidare il governo mosso dal sommo dei valori, il bene per la patria. Tutto ruota attorno alle nozioni di rettitudine dell’anima e di integrità morale, che costituiscono il motore dell’azione politica. E così per Cicerone la condotta politica diviene motivo di ricompensa trascendentale: nel Somnium Scipionis Scipione l’Africano mostra all’Emiliano la via per la beatitudine eterna; beatitudine che può essere raggiunta soltanto immolando la propria esistenza al sommo degli ideali, il bene per la patria

Omnibus, qui patriam conservaverint, adiuverint, auxerint, certum esse in caelo definitum locum, ubi beati aevo sempiterno fruantur;

Soltanto in questo modo il corpo può liberarsi dalle catene del corpo ed iniziare a vivere. La ricompensa divina è un chiaro richiamo al mito di Er presente ne La Repubblica di Platone: la giustizia come principio ispirante dell’azione è la porta per la felicità eterna e è in base ad essa che viene stabilito il sistema di ricompense e punizioni dell’aldilà. Così formulato tale concetto altro non è che la trasposizione pagana dell’idea alla base dei tre canti sesti della Commedia di Dante. Ecco, quindi, che l’appello alla responsabilità di Mattarella dovrebbe essere così contestualizzato.

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