Il Superuovo

Marx avrebbe potuto spiegare il calcio moderno attraverso i suoi scritti

Marx avrebbe potuto spiegare il calcio moderno attraverso i suoi scritti

Marx come non lo immaginiamo: avrebbe potuto analizzare il tema calcio dei nostri giorni.

Da molti anni il calcio ha avuto un ruolo importante nell’economia italiana e mondiale, fino a dipendere da essa stessa. Marx avrebbe potuto esprimere la propria opinione riguardante il legame che le società e i calciatori hanno instaurato nel tempo.

Tutti sempre più impegnati a giocare sul calcio

Questo sport, veneratissimo in Italia, ha preso strade differenti e diverse da quelle che i nostri nonni ci insegnavano. Si sono creati vari mondi, tra i quali quelli dei fantallenatori, oracoli e giocatori di schedine che ormai hanno una sola concezione del calcio: i soldi. I giocatori vengono conosciuti da questi pseudo-allenatori attraverso le aste, valori di mercato, età, falli, gol e parate. Chi accumula più punti vince, quindi chi ha la squadra con i giocatori migliori, valutati per il loro rapporto qualità prezzo, arriva al primo posto. L’immagine dei calciatori, il loro valore attribuitogli, è determinato dal loro rendimento sulla base dei punti. E’ ovvio che se un attaccante non fa gol, diventa scarso e non conveniente. Insomma, a prescindere dal rendimento in campo, l’importante però è che doveva fare gol per farmi vincere contro il mio amico.

(top e flop – tifoblog)

L’alienazione dei calciatori: l’esempio di Messi

Presupponendo che i valori di mercato sono cambiati notevolmente, crescendo, si è venuto a creare un problema tra quello che era, ed è oggi il rapporto giocatore-società. I vincoli contrattuali permettono sempre di più alle società di acquisire una sorta di egemonia sui calciatori e Marx avrebbe potuto definire questo rapporto parlando, appunto, di alienazione. Nei suoi manoscritti economico-filosofici del 1844 ha analizzato, attraverso una critica morale dell’esistente, la situazione dei proletari e l’avvento dei Capitalisti. Quest’ultimi presero in mano le redini dei primi portandoli così, non solo a dipendere da essi, ma ad un processo di estraniazione all’interno della società.

Discorso del tutto paragonabile all’episodio di Messi: il calciatore di fama mondiale, nonché considerato uno dei più forti al mondo, e che non ha potuto soddisfare il proprio desiderio di abbandonare definitivamente il Barcellona. Scelta decisa prima dal presidente della squadra, il quale ha piazzato una clausola di ben 700 milioni di euro sul suo cartellino (cifra non raggiungibile da nessun club europeo), poi anche dal presidente de LaLiga spagnola.

Karl Marx alle prese con il calcio

Quello che rispecchia questa analogia non è sicuramente di livello economico, perché è evidente che i calciatori non possono essere paragonati ai proletari in base allo stipendio, il quale è del tutto differente. Sulla base della moralità, invece, Marx intendeva rendere libero qualsiasi operaio che doveva per forza sottostare al capitalista (pena: non avere cibo). Ha sempre denunciato la forma di dominio che si instaura da un uomo sull’altro uomo, cosa che avviene in questo caso. Come i proletari, avviene la svalorizzazione dei calciatori a livello umano, mentre cresce la valorizzazione che agenti esterni (dirigenti, tifosi e appassionati) attribuiscono all’immagine del calciatore stesso.  Avviene dunque la perdita delle proprie caratteristiche che non lo rendono partecipe all’essere umano, creando all’interno un tormento, opposto al senso di godimento che il Capitalista provava sul proletario e che ogni dirigente prova sul calciatore.

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