Il Superuovo

Marcel Mauss ci spiega perché dedichiamo così tanta attenzione a fare i regali

Marcel Mauss ci spiega perché dedichiamo così tanta attenzione a fare i regali

Tra qualche giorno è il compleanno di un nostro amico, della nostra fidanzata/o o di nostra madre e disperatamente siamo alla ricerca del regalo giusto? Perché tanta ossessione?

Marcel Mauss ci insegna che la pratica di fare doni è antica quanto l’uomo e consente di stabilire relazioni sociali. Dice addirittura di più, alla base del moderno commercio non c’è lo scambio ma il dono.

Scambiare e donare. Scambiare è donare?

Soprattutto oggi, che l’economia capitalista piano piano si globalizza sempre di più, si velocizza di più e sembra occupare ogni anfratto esterno e interno delle nostre vite, si parla di scambio e commercio. Lo scambio nella forma del baratto secondo gli economisti sta alla base del capitalismo e della nostra cultura. Gli uomini si incontrano, calcolano e scambiano beni tra di loro, prima con il baratto, poi con il commercio, infine con la borsa. Secondo Mauss non è così.

Non lo scambio, ma il dono sta alla base del commercio e della nostra cultura. Questo è quello che sostiene Marcel Mauss, un antropologo francese nipote del celebre sociologo Durkheim, che lo scrive tra il 1923 e il 1924 in quello che verrà conosciuto come “Saggio sul dono”. L’affermazione a prima vista è forte quanto chiara, lampante ed evidente a se stessa. Nasce però subito un problema: che differenza tra lo scambio e il dono? Il dono è cosi interessato come sembra?

Molto spesso infatti il dono nel senso comune sembra essere un qualcosa di totalmente disinteressato, di gratuito, di regalato per l’appunto. Eppure le grandi cerimonie delle popolazioni indigene in cui si donava, prese a riferimento da Mauss, le cose non andavano proprio così. Il dono infatti diventa un vincolo sociale, un obbligo. Il dono genera un rapporto sociale e si esprime nei suoi tre momenti: donare, ricevere e restituire.

Il dono nelle società indigene

Sono due le principali società indigene cui guardava Mauss mentre scriveva il suo saggio: i trobriandesi studiati da Malinowski e gli inuit di Boas. Le isole Trobriand sono un arcipelago in Papua Nuova Guinea, in cui si effettua una particolare pratica sociale. Gli abitanti di queste isole passano molto tempo a fabbricare alcune canoe, al fine di poter raggiungere le altre isole vicine. Nulla di strano, se non che l’obiettivo principale di questi viaggi è quello di poter scambiare dei bracciali e degli anelli con gli abitanti delle altre isole.

Questi bracciali non hanno nessun valore d’uso, sono soltanto estetici, ma servono per poter continuare a creare delle relazioni sociali con individui di altre isole. Inoltre questo scambio avviene immerso in un clima mitologico e magico che ingloba il senso alla vita e al mondo che gli individui di queste isole danno. Pratica simile viene svolta dagli inuit (eschimesi) studiati da un altro antropologo, Franz Boas. Gli inuit organizzano delle grandi cerimonie in cui i capi regalano del cibo a tutti coloro che fanno parte di queste feste. Spesso si va avanti a mangiare e bere per giorni, e questo consente di legittimare il potere dei capi e creare rapporti con altri individui.

Da quello che si evince qui quindi il dono non è tanto una realtà pura e cristallina come a volte si pensa, ma crea debiti e relazioni sociali tra individui. Permette inoltre tante altre pratiche sociali che sono implicite, come il riconoscimento dell’altro individuo: non si dona a qualcuno che non viene riconosciuto.

Il dono nel quotidiano e nel cinema

Queste riflessioni antropologiche e etnografiche appaiono meno lontane se pensiamo al fatto che tutti noi sperimentiamo quotidianamente, magari in forma diverse, gli stessi meccanismi. Andiamo a scuola, all’università, al posto di lavoro, e qualcuno ci offre un caffè. Il costo è di un euro, niente di che, eppure a volte si litiga per chi paga, magari la prossima volta offriremo noi e incontreremo di nuovo quella persona.

Ci arrovelliamo il cervello prima di Natale, prima del compleanno del nostro amico o del nostro partner. Se conosciamo qualcuno da poco, oppure non abbiamo con lui un rapporto profondo la domanda ci imbarazza: gli prendo qualcosa? Quanto spendo? Nel campo delle relazioni poi la cosa è ancora più seria: basti pensare al significato che ha regalare un anello, oppure a come ci si senta vincolati a genitori o suoceri che ci regalano una casa oppure la regalano al nostro partner.

Nella cinematografia poi la questione è praticamente onnipresente. Film di Natale che parlano dei regali, oppure film romantici che parlano di cosa i partner si regalano sono all’ordine del giorno. Per citare due casi eclatanti possiamo parlare di “18 regali”, di come dei regali permettano di instaurare un rapporto anche con chi è deceduto, oppure “Regali da uno sconosciuto” per vedere come regali anche da chi non conosciamo possano condizionare la nostra vita.

 

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