Manuale d’istruzioni per aspiranti politici

Manuale d’istruzioni per aspiranti politici

22 Novembre 2018 0 Di Francesco Rossi

Il gioco della politica ha ridisegnato le sue regole. Attualmente chiunque aspiri a parteciparvi, per acquisire il consenso dell’elettorato, sembra costretto ad adeguarsi. Infatti questo nuovo formalismo espressivo prescinde da ogni specificità di contenuto proposto. Con l’aiuto di Max Weber e Carl Schmitt proviamo a districarci all’interno di questa dimensione corrente. 

La politica sta cambiando volto, o meglio, sta riscoprendo una dimensione di se stessa che aveva dimenticato. Se da un lato si palesa cognitivamente inadeguata a fornire soluzioni alle esigenze reali del nostro tempo, dall’altro si dimostra sempre più capace di rispondere alle volontà pubbliche espresse dal popolo. Essendo ormai il luogo di discussione della ‘cosa comune’ una piazza depotenziata del carico valoriale di matrice Platonico-Aristotelica, la politica è costretta a presentare una nuova figura per farsi rappresentare. Ma quali sono le caratteristiche del nuovo leader politico?

Il ruolo del Carisma

Max Weber, nella sua riflessione intorno al potere politico, individuava quattro modi per giustificare la legittimità di esso. Una di queste quattro categorie è il carisma, definibile come il possesso di un ‘dono’. Il carisma infatti è il possesso di qualità personali straordinarie le quali, proprio a causa della loro straordinarietà, riescono a retroagire sulla validità stessa delle regole. Queste proprietà però, in quanto personali, sono necessariamente legate ad una singola persona. La logica della politica di partito che animava la prima repubblica viene così ad estinguersi in funzione di giudizi che riguardano ormai solamente l’adeguatezza o meno del singolo esponente a capo del partito stesso.

Leadership carismatica.

Sebbene dunque le democrazie non possano mai prescindere del tutto dalle qualità individuali dei governanti, adesso queste sembrano l’unico aspetto rilevante. Tutto ciò ha due conseguenze immediate. La prima è che esiste una porta sempre aperta alla possibilità di delegittimazione. Appena subentra una personalità possedente un maggior carisma, colui che prima governava rischia di perdere tutto il suo potere. La seconda è la possibilità di personalizzare ogni provvedimento politico. Nella votazione dunque ciò che viene valutata non è la razionalità rispetto al valore o allo scopo della proposta stessa, ma unicamente la figura di chi la propone.

Contano le intenzione o le conseguenze?

Servendoci del testo “Politica come professione” dello stesso Weber, analizziamo il carattere etico delle attuali decisioni politiche. Per quanto possa sembrare controintuitiva un’analisi di questo tipo nella politica attuale, in realtà ogni decisione sul bene comune è densa di significato etico. La riflessione weberiana in questo ambito si articola su due binari. Il primo tiene in considerazione il valore intrinseco all’azione in sé, e per questo si parla di etica dell’intenzione. Il secondo invece si sofferma sul valore delle conseguenze di un’azione, e questo modo di ragionare è definito etica della responsabilità. Questo secondo binario è la strada preferita dalla la politica attuale, seppur distorta in una visione molto personalistica. Data l’esigenza di acquisizione e conservazione del potere, il politico attuale non può prescindere da un progetto per conseguire questo fine. Questa strategia però è continuamente necessitante di compromessi. Per restare ai piani alti si deve essere disposti a vestirsi con pelle da camaleonte, a cedere dalle proprie posizioni.

Martin Lutero alla Dieta imperiale di Worms, aprile 1521.

Non c’è più posto per un Lutero

Nelle pagine conclusive di questo testo, Weber riporta il caso di Lutero come esempio di una particolare declinazione di etica dell’intenzione al quale il politico non dovrebbe rinunciare. Il padre del protestantesimo, sollecitato dai principi tedeschi a rinunciare alle sue tesi per evitare il conflitto con la Chiesa romana, pronuncia queste parole “Non posso fare altrimenti, di qui non mi muovo”. Infatti, sebbene fosse consapevole delle conseguenze di questo atto, per Lutero era semplicemente intollerabile il dover rinunciare alle sue idee. Una tale presa di posizione è però incompatibile con la logica che governa il modo di fare politica attuale. Per chiunque voglia governare comodamente in questo momento, non c’è più spazio per la difesa inamovibile delle proprie idee.

La necessità di un nemico

Ultima grande esigenza del politico moderno è l’individuazione di un grande nemico da combattere. Ciò ci riporta al testo di Carl Schmitt “Le categorie del ‘politico’”. Secondo Schmitt l’indagine su ogni ambito valoriale della vita muove entro una coppia di opposizioni. La coppia opposizionale della politica è proprio quella di amico-nemico. Il nemico però, sia nel pensatore tedesco che per il nostro politico, non è tale in quanto esponente di idee diverse. La sua natura è di carattere esistenziale. Il nemico da trovare è colui da definire come ‘l’altro’. Egli e il gruppo a cui appartiene rappresentano, o devono rappresentare, tutto ciò con cui io non sono disposto ad identificarmi poiché minacciano la mia esistenza. Il nemico è colui che mette in crisi il mio stare al mondo nella modalità che io stesso ho deciso. Per tale motivo egli deve essere attaccato anche solo per il fatto stesso che esiste. In una tale dimensione dunque ogni giudizio di valore sulle idee è totalmente ininfluente, poiché accettare anche una proposta giusta dell’altro comporterebbe un prezzo troppo alto da pagare, ovvero una modificazione esistenziale del proprio stare nel mondo.

Dario Montano