Maga della mitologia greca prima, titolo di canzoni poi: Calipso ha perso consistenza

A ben guardare, è ampio il divario fra il personaggio di Calipso creato dall’epica greca e il richiamo della musica odierna alla sensualità e alla tentazione, che di Calipso conserva solo il nome. E non si creda che sia un caso isolato

L’epica presenta la figura di Calipso riferendosi ad una maga immortale, particolarmente bella e abile nell’arte della seduzione, tanto da riuscire a trattenere con sè l’eroe greco Ulisse per un arco di tempo di 7 anni. La musica degli ultimi mesi recupera il personaggio e ne isola i tratti particolarmente efficaci per l’immediata comunicabilità che gran parte dei brani contemporanei richiede; il risultato di tale operazione è una completa banalizzazione.

 

La figura mitologica

Nella tradizione mitologica Calipso è una ninfa con dimora forzata sull’isola di Ogigia, a seguito della punizione a lei inflitta da Zeus dopo la Titanomarchia (lotta fra Zeus stesso e i Titani), alla quale prese parte in qualità di figlia di un Titano. Dal momento della collocazione della ninfa sull’isola, le Moire provvedono a farvi approdare bellissimi uomini predestinati a ripartire, non prima di averla fatta innamorare. Il significato di “nasconditrice” dal greco Kalyptein (nasconere) è in chiarissima relazione con le vicende che legano la ninfa a Ulisse, col quale stabilirà un legame amoroso, protrattosi per 7 anni e bruscamente interrotto per volere degli Dei. Si narra infatti che l’incontenibile inclinazione dell’eroe itachese ai viaggi per mare lo abbia portato alla sofferta decisione di abbandonare Calipso, la quale si oppose duramente a tale eventualità. Il conseguente turbamento emotivo dell’animo di Ulisse alimentò la compassione della Dea Atena, sua protettrice, che sospinse Zeus a decretare l’urgenza di un nuovo viaggio. Fu immediato l’intervento di Mercurio, volto a comunicare alla maga l’ineluttabile decisione divina. Dalla narrazione mitologica deriva quindi il ritratto di una donna innamorata, impotente di fronte alle divinità a lei superiori, e di una bellezza fuori dal comune. Calipso è ostacolo al compimento della missione di Ulisse, a cui risulta in conclusione subordinata.

 

L’uso improprio del personaggio

Nell’estate del 2018 è stato pubblicato un brano del cantante portoricano Luis Fonsi intitolato “Calipso”, il cui testo, particolarmente esplicito, allude a Calipso come metafora di amore carnale e tentazione. Sono evidenti l’operazione di riduzione della complessità di un personaggio ad un solo elemento caratteriale, e la superficialità con la quale la figura di Calipso è stata strappata all’epica. E’ di recente pubblicazione un secondo brano dal titolo “Calipso”, dell’artista Charlie Charles, il cui impatto sulla percezione collettiva non giova al recupero della corretta consistenza del personaggio mitologico. Qui Calipso è metafora della strada sbagliata, che i giovani cresciuti in contesti sociali non raccomandabili (le stesse voci dei cantanti), devono evitare. Risalta particolarmente il tema del “nascondere” (probabilmente sostenuto per affinità con l’etimo del nome della ninfa) nei versi Io non so più dove ho messo il cuore/ forse l’ho lasciato in una ventiquattr’ore, Nessuno cercherà nel tuo cuore, mi nascondo dentro ad una canzone e nel verso forse di maggior attinenza con il reale mito di Calipso, la quale non può fuggire dall’anatema che la perseguita: Chè si può scappare da tutto, sì/ tranne che da noi stessi. Anche in questo caso l’accostamento della figura della maga con un elemento di ostacolo, da rifuggire benchè sia particolarmente attraente, è eccessivamente riduttivo.

Errata stereotipizzazione

Un uguale processo di banalizzazione ha costituito il percorso letterario tramite il quale ci è stata consegnata la figura rilevantissima di Angelica dell’opera L’Orlando furioso, di Ludovico Ariosto. Di singolare complessità, la personalità di Angelica costituisce la parodia della donna angelo di invenzione stilnovista, della quale conserva unicamente l’aspetto gradevolissimo. Durante la lettura del poema cavalleresco, infatti, è possibile assistere alla noncuranza da parte di Angelica di ogni imposizione storicamente riservata alle donne, come l’impossibilità di scegliere autonomamente marito o di optare per il nubilato, e il dovere di presentarsi in società in atteggiamento estremamente sottomesso e composto.

Anche ad Angelica, come a Calipso, è riservato un netto appiattimento su un unico tratto personale, di cui l’esempio più illuminante è il romanzo Il sito di Angelica di Russell Hoban, nel quale la rappresentazione ideale di Angelica subisce uno svilimento tanto consistente da essere utilizzata come logo di un sito pornografico.E’ legittimo considerare la tendenza alla banalizzazione, o perlomeno, alla estrema semplificazione di personaggi letterari particolarmente variegati, come il tentativo di inserirli in categorie e archetipi preesistenti. Sicuramente, la grandezza di un autore o di una tradizione collettiva come quella epica sta anche nel consegnare alla storia personaggi tanto poliedrici da rendere inefficace ogni tentativo di inserimento in qualsiasi precedente modello. Evidentemente, la categorizzazione non è sempre utile.

 

                                                                                                                                                             Giada Casali

 

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