L’uomo postmoderno rappresentato nei contrasti di Pulp fiction: orrore e insignificanza

Attraverso i personaggi, il loro modo di relazionarsi e di affrontare le situazioni Pulp fiction descrive l’uomo postmoderno.

Pulp fiction è un film complesso, considerato un capolavoro, che offre molti spunti di riflessione.

La sceneggiatura è costruita attraverso una serie di giustapposizioni di vicende e personaggi che trasmettono la sensazione di un film “pieno”, che evidenzia il “vuoto”, la mancanza di senso e prospettive, in cui si svolgono le vicende. Solo l’attenzione alla pluralità delle esperienze consente di descrivere la realtà. Una tecnica tipica del postmoderno è inoltre il ricorrere a citazioni di film celebri affinchè nel racconto ci sia un eco di già accaduto, come se non ci fosse nulla di veramente nuovo nell’esistenza.

I dialoghi da un lato sono futili, così da sembrare che debbano sono riempire il tempo, dall’altro sono surreali, poichè, mentre i protagonisti affrontano situazioni violente, poco ordinarie e complesse, le conversazioni vertono su vicende banali e quotidiane, e spesso hanno un tono scherzoso. Sono tali da far emergere un enorme contrasto e una scissione fra i personaggi e le vicende in cui si trovano. Tutto sembra assolutamente irreale.

Anche le ambientazioni trasmessttono un forte contrasto. La quotidianità dei luoghi rappresentata da una cucina apparecchiata, la contrapposizione di pulito e ordinato, rispetto alla brutalità delle vicende, caratterizzate da sangue e violenza, rappresenta quasi una fusione di due realtà diverse che, senza un apparente scopo definito o una motivazione valida, si vengono ad incrociare. Ancora creando uno scenario bizzarro e surreale.

Risultati immagini per pulp fiction
Vincent e Jules

La morte non sembra essere percepita e vissuta come un evento traumatico e sconvolgente, ma come qualcosa di normale e quotidiano.

Nel film è presente molta violenza e brutalità, e mai un’autentica lacrima, quasi ad indicare che non c’è possibilità di ricomposizione della realtà e che la mancanza di senso non è accidentale ma costituisce la condizione dell’uomo postmoderno.

 

L’uomo postmderno

Vattimo individua come caratteristica determinante dell’uomo postmoderno la mancanza di senso.

Risultati immagini per vattimo
Gianni Vattimo

Vattimo è uno dei maggiori interpreti del postmoderno. Egli è convinto che la modernità abbia compiuto il proprio tempo e che il postmodero sia fine della storia intesa, nell’ottica moderna, come corso unitario e progressivo di eventi. L’affermarsi del pluralismo e della società dei mass media, ha cancellato la possibilità di una storia unitaria. La storia è percepita come una quantità di informazioni.

Egli ritiene che il passaggio dal moderono al postmoderno si configuri nella transizione da “pensiero forte” a “pensiero debole“. Quest’ultimo si presenta come una forma di nichilismo: l’uomo è legato alla morte e al tempo, dunque si trova ad affrontare la mancanza di fondamenti. Il nichilismo non è però considerato come un nemico, ma come una chance: è necessario imparare a vivere l’esperienza della dissoluzione dell’essere.

Il filosofo definisce dunque l’uomo postmodero come colui che attraverso la dissoluzione del pensiero metafisico tradizionale, dopo aver assistito alla fine delle grandi sintesi unificanti della modernità, riesce a vivere in un mondo senza più strutture fisse capaci di dare una fondazione ultima alla nostra conoscenza e alle nostre azioni (in un mondo in cui Dio è nietzscheanamente morto).

Questo uomo ha assunto fino in fondo la condizione debole dell’essere e dell’esistenza e ha imparato a convivere con la propria finitudine, lontano dalla rassicurazione, dalla definizione di un fondamento ultimo, di un sistema razionale compiuto e di una certezza assoluta che offrivano l’idea di Dio nella tradizione e la metafisica.

Elena Gallo

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: