L’uomo in relazione al “Nulla”: i Baustelle interpretano il nichilismo e Heidegger

All’interno del brano intitolato “Il Nulla” i Baustelle ci mostrano come il nichilismo porti a un paradosso risolto nella filosofia di Martin Heidegger. 

Ascoltando attentamente il testo della canzone “Il Nulla” della band Baustelle notiamo come il protagonista (nichilista più che convinto) si ponga sempre in maniera scostante verso la sua interlocutrice (personificazione della Meraviglia) ormai convinto che il Nulla sia il fine stesso e inesorabile di ogni cosa. Proprio da questo sentimento di “nullità” partirà Martin Heidegger per mostrare come questo contatto inscindibile tra esser(ci) e il Nulla sia fondamentale per affermare la propria “autenticità”.

Heidegger e il senso dell’essere

Martin Heidegger nasce a Messkirch nel 1889 da una famiglia di stampo cattolico, si iscrive all’università di Friburgo iniziando i corsi di teologia per poi spostare i suoi studi in ambito filosofico, laureandosi nel 1913 e ottenendo la libera docenza  fino al 1923. In questi anni fu non solo assistente di Husserl ma compose la sua opera più celebre “Essere e Tempo” nel 1927 dove ritratterà uno dei problemi principali della filosofia e della metafisica: il senso dell’essere ormai dato per scontato ma che scontato non è. Negli anni successivi si troverà ad appoggiare il regime nazista nelle prime fasi fino a che mostrò un suo distacco ritirandosi presso la propria residenza nella Foresta Nera. Nonostante questa scissione rispetto al partito con la fine del secondo conflitto mondiale si trovò a dover rispondere dei suoi intermezzi politici venendo umiliato e allontanato dall’insegnamento, continuando i suoi studi fino alla morte nel 1976. Nella sua filosofia Heidegger viene spesso affiancato a figure come Sartre e Kierkegaard in quanto a primo impatto “Essere e Tempo” si presenta come un’analisi esistenziale sul piano prettamente umano ma a ben guardare vediamo come l’analisi dell’esistenza umana sia solo il punto di partenza per raggiungere lo scopo di Heidegger: la comprensione e il senso dell’Essere. Per arrivare a ciò egli parte dalla concezione di uomo come “Esserci” ossia un ente in cui essenza ed esistenza si configurano a vicenda e che si distingue a sua volta dagli altri enti proprio dal fatto che si pone il problema riguardo l’essere. Come punto di vista iniziale Heidegger considera l’uomo all’interno della quotidianità (medietà), il quale si trova quasi sempre in una situazione di inautenticità esplicitata dall’utilizzo del “si” impersonale (es. si dice che; si pensa; si fa) e che per giungere alla comprensione del proprio status di “essere-gettato” nel mondo deve rendere la propria vita autentica. Proprio a ciò serve l’unica esperienza del “nulla” con cui ogni uomo entra in contatto: il senso di angoscia che, al contrario della paura che è sempre paura di qualcosa, si identifica come sentimento della nullità dell’essere. Grazie allo stato di angoscia ogni uomo giunge alla comprensione del proprio essere, cioè come essere “progettante”, come ente non definito dalla sua nascita ma che, richiamando termini aristotelici, anche se è in atto allo stesso tempo è sempre potenza, ha sempre una potenzialità inespressa da sfoderare fino alla propria morte, l’unico limite della potenzialità umana.

Baustelle e il disincanto umano

Francesco Bianconi e Claudio Brasini, giovani musicisti di Montepulciano, facevano parte di una band chiamata “The Subterraneans” che, con l’aggiunta di una componente femminile Rachele Bastreghi, cambiò il nome in “Baustelle”(termine tedesco che significa “cantiere”, “lavori in corso”, scelto sfogliando un dizionario italiano-tedesco dopo una lunga ricerca su diversi testi stranieri.). Nel 1999 terminarono il loro album di debutto “Sussidiario illustrato della giovinezza” pubblicato però solo nel 2000, a causa di problemi con le case discografiche, ottenendo il premio “Fuori dal mucchio” come “Miglior debutto indipendente”. Nel maggio 2003 viene pubblicato l’album “La moda del lento” e nello stesso anno si aggiudicano il premio come “Miglior gruppo e solita” indipendente al “Meeting di etichette indipendenti”, ma il successo più notevole sarà con il loro terzo album “La malavita”, un concept album che segue il filone del “male di vivere” includendo anche i singoli “La guerra è finita” e “Un romantico a Milano”, ottenendo il disco d’oro. Proprio all’interno di quest’album troviamo il brano “Il Nulla” in cui tocchiamo con mano l’essenza del nichilismo: il protagonista, ormai disilluso dalla vita e dalla bellezza, conversa con la “Meraviglia” sentimento che crea lo stupore e la curiosità dell’uomo, mostrando come ormai i due siano lontani nella visione del mondo. Alla fine della prima strofa leggiamo:<<Mi dici che ti emoziona il tramonto ed io ti chiedo se ce l’hai per caso in tasca un chewing-gum?>>, in cui la Meraviglia esorta il protagonista ad ammirare la bellezza della natura ma lui tende a rispondere con scherno e ironia fino a che, al termine della seconda strofa ci dice:<<Mi spieghi che dietro ogni campo di grano c’è il Divino, c’è Van Gogh invece temo il peggio>>, ossia che nonostante le continue “rassicurazioni” della Meraviglia, egli continua a temere la nullità dell’esistenza. Nell’ultima strofa del brano l’autore ci spiega come, nella vita quotidiana <<nel caos dell’ipermercato, in un beato mega store>>, egli sia giunto alla soluzione della “bugia” del mondo ossia il Nulla, mostrando con grande ironia che, nonostante la natura lo chiami e il “mondo” metropolitano offra diversi modi per eludere questo problema, egli sia necessariamente trascinato nel circolo paradossale dei nichilisti: per essere quello che è deve negare l’essere e ciò diventa impossibile.

Il nichilismo come punto di partenza

Proprio la fine del brano possiamo interpretarlo come il punto di partenza della filosofia di Heidegger: il nichilismo, sopratutto quello di Nietzsche, porta al superamento di quella considerazione dell’essere come “semplice-presenza”, ossia l’essere come un ente qualunque, giungendo a definire l’essere come “evento” in quanto implica anche la componente temporale, considerata fondamentale nella struttura dell’esistenza. Tirando le somme e prendendo in considerazione l’aspetto “esistenzialista” di Heidegger noi siamo esseri-per-la-morte cioè esseri dotati in principio di possibilità d’essere e che trovano proprio nella morte l’impossibilità di ulteriori progetti e quindi come “endgame” ma dovrebbe essere proprio questo a rendere palese la progettualità umana: proprio nel avere una sorta di “scadenza” per i suoi progetti, dovrebbe iniziare a considerare solo la via dell’orizzonte del possibile poiché conoscendo il traguardo ha l’obbligo di vivere a pieno il viaggio.

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