Lunedì Galattico: il telescopio Hubble e la NASA al lavoro per esaminare due fenomeni unici

Il lavoro dei mega-telescopi sembra non trovare pace neanche il lunedì, con due annunci sorprendenti.

Sia il famoso telescopio Hubble che il gruppo di ricerca della NASA Universe of Learning si sono concentrati su due fenomeni cosmologici diversi, il primo è una galassia da un trilione di stelle, l’altro sono i resti di una stella medievale.

Ma cosa sono le Galassie ?

Se siete fortunati da ritrovarvi in estate in un luogo abbastanza elevato e poco illuminato, alzate gli occhi al cielo. Dovreste notare qualcosa di simile se non uguale alla fotografia qua sopra. Quella è una galassia, la nostra! Le galassie sono sconfinati ammassi di stelle, polveri cosmiche, buchi neri, comete e qualsiasi altro fenomeno astronomico esistente. La nostra, la Via Lattea, conta “solo” 250 miliardi di stelle, con un margine di errore stimato in 150 miliardi di astri. Un dato realistico, soprattutto se considerato che nella nostra posizione, ai confini della galassia, e con la nostra tecnologia, risulta davvero difficile riuscire a ricevere con precisione tutte le onde elettromagnetiche che ci arrivano, nostro unico modo per osservare il cosmo. Questi enormi ammassi di materia, che nell’universo osservabile sono stimate in 100 miliardi di galassie osservabili e altre 900 miliardi non osservabili, è tenuto insieme da una delle quattro forze fondamentali, la forza di gravità. Qualsiasi corpo dotato di massa esercita una forza attrattiva su tutti gli altri corpi ma, paradossalmente, mentre le galassie rimangono compatte grazie alla gravità, a causa di una forza misteriosa, chiamata energia oscura, si allontanano fra di loro con velocità crescente, attualmente stimata in 67,15 km/s. Questo fenomeno prende il nome di Legge di Hubble, lo stesso astronomo che ha dato il nome al telescopio responsabile della prima scoperta. Ciò nonostante può capitare che le galassie collidano fra di loro, dando vita a strutture stupefacenti.

UGC 2885

Conosciuta anche come “Galassia di  Rubin”, dista 310 milioni di anni luce da noi, con un’estensione stimata in 2,5 volte quella della Via Lattea ed una massa pari a 2 trilioni masse solari. Oltre a ciò ora sembra che il telescopio Hubble che già in precedenza aveva dato grandi soddisfazioni alla comunità scientifica, sembra ora aver analizzato la galassia , stimando il numero di stelle la presenti in 1 trilione di elementi, ovvero 4 milioni di volte  le stelle presenti nella nostra galassia, un numero sconvolgente. Inoltre sembra che UGC 2885 abbia anche un “comportamento anomalo, in quanto il buco nero al suo centro, risultato del’altissima concentrazione di massa, sembra essere parzialmente attivo dato che si limita ad attirare a se solo minuscole, per così dire, quantità di polveri e gas. Altra caratteristica inconsueta è l’apparente assenza di collisioni con altre galassie, forse segno di una diversa genesi, magari proprio partendo da mini-galassie aggregatesi fra di loro fino a formare la galassia che Hubble ha fotografato.

La Nebulosa del Granchio

Il gruppo di ricerca della NASA, Universe of Learning, ha ultimato una versione 3D super accurata di questa nebulosa, rendendo possibile per chiunque ammirarla nelle sue mille sfaccettature. Questo fenomeno straordinario è in verità recentissimo, soprattutto se relazionato all’età dell’universo. Sembra infatti che la nebulosa si sia formata nel 5000 a.c. Dista circa 6500 anni luce dal sole, e le prime osservazioni risalgono al 4 luglio 1054 d.c. La Nebulosa del Granchio è quel che rimane di una supernova osservata nella costellazione del Toro, così intensa da essere definita più luminosa di Venere e da essere rappresentata assieme alla Luna dalle pitture rupestri degli indios, e come loro anche cinesi, arabi e monaci europei ne segnano la comparsa nel cielo nei loro annali. Non è difficile credere che fosse così ben visibile in cielo. La Nebulosa del Granchio è nata molto probabilmente da una supernova di tipo II, un fenomeno che si manifesta solo in stelle con masse molto più grandi di quelle del sole. Ebbene quando una stella di questo tipo ha esaurito quasi tutto l’idrogeno, il carburante delle reazioni termonucleari che si manifestano nel suo nucleo, prima collassa su se stessa, dopodiché esplode con inaudita potenza, spazzando via ogni cosa sul suo cammino. Questo accade perché la reazione di fusione nucleare, che di norma trasforma l’idrogeno in elio, con il passare degli anni, di molti anni, inizia a trasformare l’elio in carbonio e ossigeno, e questi dopo altro tempo in sodio, alluminio e altri elementi leggeri. Tutto ciò continua fino al ferro, dove l’energia necessaria per produrlo è maggiore all’energia sprigionata dalla reazione. La stella si esaurisce, collassa ed esplode. Ma non è la fine. Dall’esplosione si formano tutti gli elementi più pesanti, quali oro, iodio, argento e anche idrogeno, cominciando così un nuovo ciclo.

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