L’umanitarismo tra Marx e De André: il pescatore ostacolo del Capitale

Aiutare gli altri senza il condizionamento morale è l’insegnamento del poeta genovese e del filosofo prussiano.

Vignetta di Altan

Cercando su un qualsiasi dizionario la parola ‘umanitarismo’ ci troveremo davanti una definizione che descrive un movimento mosso dal sentimento di eguale dignità e parità di tutti gli uomini. In filosofia tutto questo si traduce con “categoria morale”, ovvero un principio attraverso cui regolare nella pratica un comportamento umano. Le vicende degli ultimi giorni sull’immigrazione, evolutesi fino allo scontro tra due Ministri della Repubblica (Trenta e Salvini), riguardanti gli sbarchi dei migranti attraverso l’aiuto degli equipaggi delle navi ONG hanno riportato in luce la questione su questo modus operandi. Le missioni compiute dalle ONG sono infatti di carattere umanitario; il salvataggio delle persone dal mare può essere slegato dalla categoria morale che l’umanitarismo ha in sé?

Marx e l’umanitarismo

Karl Marx (1818-1883)

All’interno de Il Capitale, Karl Marx affronta il tema dell’umanitarismo e propone una visione che va contro il pensiero corrente sull’argomento. Marx scrive infatti che “un esercito industriale di riserva disponibile [eine disponible industrielle Reservearmee] che appartiene al capitale in maniera così assoluta come se quest’ultimo l’avesse allevato a sue proprie spese. Esso crea per i propri mutevoli bisogni di valorizzazione il materiale umano sfruttabile sempre pronto [exploitable Menschenmaterial], indipendentemente dai limiti del reale aumento della popolazione. […] L’esercito industriale di riserva preme durante i periodi di stagnazione e di prosperità media sull’esercito operaio attivo e ne frena durante il periodo della sovrappopolazione e del parossismo le rivendicazioni [hält ihre Ansprüche während der Periode der Überproduktion und des Paroxysmus im Zaum]”. Marx analizza quindi l’umanitarismo come falsa coscienza che nasconde dietro la maschera dell’opera buona la produzione di un vero e proprio ‘esercito di riserva’. Marx risponde dunque in parte alla domanda posta prima; l’umanitarismo non è altro che un mezzo attraverso cui il Capitale vuol continuare a prosperare.

De André e l’aiuto amorale

Copertina del disco “Il pescatore” (1970)

La parità e l’eguale dignità che caratterizzano la definizione del movimento umanitario all’interno della società capitalista è complesso e di difficile attuazione. Poiché ci si basa sempre sul censo e sul patrimonio acquisito, l’aiutante sarà nella maggior parte dei casi sempre più forte economicamente dell’aiutato. La regola che muove l’umanitarismo sarebbe dunque smentita dalla stessa società in cui esso è nato, ma è davvero così? La risposta, secondo chi scrive, è assolutamente negativa; il vero aiuto scevro dal condizionamento morale può avvenire ed è descritto con intelligenza e precisione da un poeta contemporaneo che suonava con le parole: Fabrizio De André. Nel 1970 Faber pubblicò una canzone dal titolo Il pescatore in cui un pescatore dà aiuto addirittura a un assassino. Il pescatore possiede una caratteristica che gli uomini non hanno, non farsi domande e dare una mano. La legge del mare è un subordinato morale di un legame che l’uomo/pescatore ha prima di tutto verso la propria terra. Nella canzone è di fatto presente l’elemento del puro altruismo, avulso da ogni tipo di condizione morale. Il vecchio pescatore non pone domande all’interlocutore e anche se questo si identifica come assassino egli lo aiuta dandogli il vino e il pane per riaddormentarsi poco dopo con “una specie di sorriso”.

Francesco Azzara

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: