L’ultimo indigeno: quando il futuro uccide i popoli

Una storia tragica, che si concluderà con la morte (si spera per vecchiaia) dell’ultimo indigeno di una tribù dell’amazzonia ancora in vita. L’uomo, il cui video è stato pubblicato due giorni fa, è sopravvissuto ai continui massacri dei locali che per decenni sono continuati senza sosta.

Un video di meno di un minuto, che testimonia però come l’essere umano possa attaccarsi alla vita, malgrado il dolore e la solitudine. Il nome? Un mistero. Il volto? Invisibile. Eppure esiste, e si ostina a sopravvivere malgrado la spinta violenta della modernità (Qui il video completo).

L’uomo, ritratto mentre cerca di procacciarsi legna, è l’unico (e l’ultimo) scampato a un massacro messo in atto dagli agricoltori brasiliani nel 1995, ai danni di una delle 240 tribù nascoste nella giungla. Secondo le fonti fornite da FUNAI (agenzia brasiliana per la salvaguardia della Foresta Amazzonica) è purtroppo sicuro che l’uomo filmato sia l’ultimo della sua stirpe tribale. Chiaramente, per motivi psicologici e antropologici, non è stato possibile interagire direttamente con lui.

Una delle principali abitazioni usate dagli indigeni.
Fonte: https://www.independent.co.uk

Errori già visti

La notizia, per quanto strappalacrime, non è purtroppo una novità: ogni anno, infatti, le tribù indigene amazzoniche vengono massacrate o sfollate. E i motivi sono i più vasti e vari: si va dal disboscamento per la materia prima destinata alle fabbriche, alla desertificazione, all’agricoltura intensiva, alle semplici ondate di violenza immotivata da parte dei “visi pallidi” che vivono vicino. A esempio di ciò, solo l’anno scorso furono trucidate decine di persone indigene da parte dei cercatori d’oro brasiliani. “Li uccidemmo, li tagliammo in diverse parti, e poi li gettammo nel fiume più vicino”: queste le parole attribuite al capo della cosca criminale. E in tal caso, la motivazione va

Michel Temer.
Fonte: http://formiche.net

cercata più a valle: è infatti del premier brasiliano Michel Temer il decreto che disconosceva la riserva naturale di Renca, dove viveva la tribù sterminata. Tale decreto è stato poi abolito da un giudice federale successivamente al massacro: una piccola vittoria, a fronte di un pessimo tempismo.

La scienza non è democratica

La celebre frase pronunciata da Roberto Burioni ha certamente una valida ragion d’essere nel campo delle vaccinazioni: un sistema medico preventivo volto al bene di tutti. Basterà però decontestualizzare queste parole, per rendersi facilmente conto che la semplice scienza, in alcuni casi, non è né potrà mai essere davvero l’unica fonte di risposte. Facile è, infatti, capire come la sola razionalizzazione di risorse non può per sua stessa natura comprendere tutta l’umanità nelle proprie scelte. E laddove mille occidentali possono permettersi tre pasti al giorno, vi è anche un indigeno solitario che cerca legname per scaldarsi.

Effetti della deforestazione nel tempo.

Attualmente il 13% dell’Amazzonia è ancora popolato dalle tribù indigene tra le più affascinanti del pianeta (e, fortunatamente, tra le più introvabili dagli agricoltori e dalle escavatrici industriali). Ciò può suscitare commozione, è vero. Ma è anche provato che proprio la presenza indigena favorisca la salvezza della foresta più vasta al mondo: malgrado le forti pressioni esterne, proprio le zone in cui essi sono presenti sono le parti floreali più incontaminate. Ciò soprattutto grazie alle pressioni umanitarie da parte delle organizzazioni di tutto il pianeta.

Resta lontana l’ipotesi di scoprire personalmente l’identità delle persone che popolano la giungla, è vero: ma da un lato è meglio così. Perchè per quanto possano essere solitari, emarginati, minacciati, resteranno sempre i giudici più competenti in materia di salvaguardia culturale e ambientale.

Meowlow