Lucrezio e Calvino ci raccontano l’origini del cosmo, dell’universo e dello spazio

Lucrezio e Calvino, seppur molto distanti cronologicamente, raccontano entrambi dell’universo e del cosmo. 

C’è molta distanza tra l’epicureismo di Lucrezio e i racconti di Calvino, eppure, si riscontrano alcuni temi tangenti, trattati – ovviamente – in maniera diversa e con consapevolezze diverse.

 

Il De Rerum Natura di Lucrezio

Per definizione il De Rerum Natura (tradotto come “la natura delle cose” o “sulla natura”) è un poema didascalico, scritto in latino e in esametri. Rientra nel genere epico-filosofico e fu composto da Tito Lucrezio Caro nel I secolo a.C. È costituito da sei libri, i quali sono stati raggruppati in tre gruppi da due.

Lucrezio diventa portavoce delle teorie epicuree, secondo le quali la natura ha una propria legge che non dipende né dall’uomo, né dagli dei. I principali temi affrontati sono: l’antinomia tra la ratio e la religio, l’epicureismo e la dottrina epicurea, l’uomo e il progresso. Nel primo caso la ratio è vista come una verità illuminante, una visuale chiara e ben pensata. Al contrario, la religio come ottundimento gnoseologico, il quale offusca la realtà e porta all’ignoranza. Dell’epicureismo spiega e riprende i principi fondamentali, tra cui: il clinamen, ovvero deviazione spontanea degli atomi (secondo la fisica epicurea), una deviazione casuale sia nel tempo che nello spazio; si aggiunge la liberazione della paura della morte, delle superstizioni, del dolore e degli dei; infine, la spiegazione dei fenomeni naturali. Sulla figura dell’uomo e del progresso, invece, fa capo alla liberazione da ogni beatitudine originaria. Ammette la possibile presenza di un dio o di una serie di dei, ma non è stato merito loro la creazione del mondo né, tantomeno, dipende da loro il controllo delle azioni degli uomini.

Infinita è la materia: il cosmo

Nel primo libro, dopo l’Inno a Venere, l’Elogio di Epicuro, il sacrificio di Ifigenia e la teoria dell’atomismo affronta la parte relativa all’infinità dell’universo. Lucrezio ha tutta una sua teoria, secondo la quale tutto è infinito: sia la materia, sia l’universo. Se, ipoteticamente, l’universo avesse un limite, ci dovrebbe essere un segno, qualcosa che lo delimiti. Dopo il tutto, però, c’è il niente e, quindi, l’infinito. È un’alternanza di vuoto e materia e il che, rende tutto infinito.

Le Cosmicomiche, la prospettiva calviniana

Calvino è stato un intellettuale italiano, uno scrittore dal grandissimo impegno politico che sfociò anche sul civile e sul culturale. È ricordato come uno dei più importanti del secondo Novecento, non solo perché è riuscito a seguire alcune delle tendenze del suo periodo (come il neorealismo e postmoderno), ma è stato anche in grado da distaccarsi da esse e di intraprendere un percorso personale. Tra le sue opere più famose le Cosmicomiche, scritte tra il 1963 e il 1964. Si tratta di dodici racconti i quali sono stati pubblicati su alcuni periodici come Il Caffè e Il Giorno. I racconti furono poi riuniti in una raccolta e pubblicati per Einaudi nel 1965.

I racconti sono narrati in prima persona, da un vecchio dal nome Qfwfq, un nome di fantasia, impronunciabile e appositamente scelto. Si tratta di racconti di fantasia, infatti ricadono nel sottogenere della fantascienza umoristica. Qui il protagonista prova ad avere dei dialoghi con un interlocutore che si trova in un’altra galassia, tramite dei cartelli. A condizionare lo scambio, i lunghi tempi della percorrenza della luce che portano a degli strani equivoci.

Lucrezio e Calvino

Anche Lucrezio parla della velocità dei corpi e della materia, proprio come Calvino. Certo, le prospettive dei due autori sono lontane e diverse ma, come anticipato precedentemente, non mancano dei punti di tangenza. Entrambi si concentrano sulle piccole cose, sul piccolo che compone il grande. Si registra una certa organicità in ambedue gli scritti, senza gerarchie o elementi a cui viene data un’importanza maggiore. Così, Calvino, spiega teoria legate all’universo e alla sua creazione partendo da semplici elementi, quelli del quotidiano. I protagonisti delle storia di Calvino, per esempio, giocano con gli atomi in assenza di altro, come fossero delle biglie. Gli atomi poi, come nel processo calviniano, andranno a formare una serie di elementi chiave dell’immaginario calviniano.

 

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.