Lucio Corsi, classe 1993 è un cantautore italiano nato e cresciuto nelle sue affezionate campagne in Vetulonia, nella maremma toscana.
Lucio ha rappresentato per molte persone una reale rivoluzione. Ispirato da alcuni dei più grandi della musica internazionale, come: David Bowie e Lou Reed si è prefissato di creare qualcosa di nuovo, anche a costo di distruggere tutte le aspettative.
Scopriamo insieme in che modo di Lucio Corsi ha rivoluzionato il modo di fare musica in Italia.
Lucio Corsi: L’Antidoto alla Musica Fast Food
Il punto d’incontro tra la musica: un’arte millenaria, e il fast food: un modo malsano di consumare un bene comune, è rappresentato dal modo in cui una canzone viene prodotta, distribuita e consumata nell’era digitale.
Come il fast food produce in serie per soddisfare una grande domanda, così la produzione musicale si mostra essere sempre più composta di schemi prevedibili e beat e melodie standardizzati progettati per massimizzare gli ascolti. Il consumo rapido e superficiale, altresì non consente un reale coinvolgimento nell’ascolto dei testi, tralasciando la componente di profondità che dovrebbe contraddistinguere il messaggio artistico della canzone.
Un album complesso richiede più ascolti per essere compreso, il fast food e la musica usa e getta puntano sulla gratificazione istantanea senza l’impegno di voler lasciare un impatto duraturo.
All’interno di questa visione si muove la musica di Lucio, ricca di simboli e immagini mentali, che riesce a fare emozionare una vastissima parte di chi lo ascolta.
Ma cosa chiama tutti noi a prestare attenzione non appena lo sentiamo intonare qualcosa?
Scopriamolo nel prossimo capitolo!

La normalità anormale
Lucio riesce a parlare con un linguaggio intergenerazionale perché non si conforma alle mode del momento, bensì studia differenti stili, che variano dal cantautorato italiano classico, al rock, dal folk alle atmosfere oniriche, connettendo quante più generazioni possibili. I suoi testi sono pieni di immagini evocative e storie surreali che stimolano la fantasia, a maggior ragione se, come nel caso di Lucio, questi racconti contengono molti elementi ironici. I racconti svolgono un ruolo fondamentale nella vita di una persona, dall’infanzia fino alla maturità, influenzando la crescita e la comprensione del mondo circostante. L’ironia è una delle tecniche più potenti nella narrazione, poiché rende i racconti più coinvolgenti, memorabili e stimolanti. Attraverso il contrasto tra ciò che viene detto e ciò che si intende realmente, l’ironia attiva l’intelligenza dell’ascoltatore, spingendolo a riflettere e ad interpretare il significato di un più ampio contesto, mettendo in dubbio le sue certezze.
“Quanto è duro il mondo per quelli normali,
che hanno poco amore intorno e troppo sole negli occhiali”

La realtà delle favole
Lucio Corsi ha fatto riconoscere la sua genialità anche nella serata dei duetti, portando come ospite il famoso Topo Gigio, al quale diede la voce nel 1959 Domenico Modugno, presentando un duetto con dedica per la sua canzone “Nel blu dipinto di blu“.
L’idea di duettare con la celebre marionetta è il risultato di quanto tutto ciò che pensiamo sia troppo “irreale” in realtà non lo sia realmente.
Il cantante dichiara in un’intervista a proposito di questo: “Io sono fiero di questo duetto. Topo Gigio esordì in televisione nel 1959 con la voce di Modugno; perciò, è come se in qualche modo rincontrasse la sua canzone. Tra l’altro Modugno fu il primo a vincere un Festival La musica è sempre stata una fuga dalla realtà per me. Topo Gigio è un personaggio di fantasia per eccellenza ma è anche molto più reale di tante persone che conosco. Questo duetto lo vivo in maniera molto seria, una cosa a cui tengo. Mi ha insegnato come non diventare una marionetta, mi ha insegnato come fare a tagliare i fili di chi ti vorrebbe far muovere a suo piacimento“.
“Mentre il mondo pian piano spariva lontano laggiù,
Una musica dolce suonava soltanto per me”
La decostruzione della virilità
“Volevo essere un duro”, il brano arrivato secondo al settantacinquesimo festival di Sanremo è un vero e proprio manifesto antagonista alla virilità tossica continuamente propagata dalla società di stampo patriarcale, nella quale l’uomo non può convenzionalmente essere accettato se piange, se crolla, se si ferma, o se non si afferma in qualche ambito. Questa poesia smonta i clichè e offre un’alternativa più libera e autentica.
La narrazione socialmente imposta e attribuita al genere maschile di “duro”, opprime, ingabbia e ha necessità di una decostruzione che liberi da questo concetto che non fa altro che imprigionare la possibilità di essere semplicemente noi stessi.
L’estetica e lo stile di Lucio suggerisce un’ulteriore sfida alle convenzioni del “maschile” e dell’ancora marcato binarismo di genere, suggerendo numerose modalità di essere uomo, senza l’obbligo di aderire alle convenzioni.
Il cantautore ci insegna oltre a tutto una cosa molto importante: “Sono solo Lucio”. Ed è bello così.
“Non sono nato con la faccia da duro
Ho anche paura del buio
Se faccio a botte le prendo…
Io volevo essere un duro
Però non sono nessuno
Non sono altro che Lucio”


