Lucifero è il paladino della libertà e John Milton lo dimostra in Paradise Lost

Può la parabola di Lucifero essere intesa come rivendicazione della libertà? Nella cultura sono molteplici le volte in cui non lo si condanna, ma lo si esalta, come paladino difensore dei propri diritti.

 

In una macchina dove ognuno ha il suo ruolo ben definito, un eroe si ribella, smuovendo i suoi compagni, cercando di far aprire loro gli occhi dinanzi alla loro condizione di totale obbedienza, sottomissione e sudditanza, guidando i compagni verso la libertà personale. Ai vostri occhi il capo della rivolta potrebbe sembrare un personaggio degno di ammirazione; ma stiamo parlando del diavolo in persona: Lucifero.

L’oscuro fascino del male

Nel 1842, lo scultore belga Joseph Guillaume, mostra soddisfatto la sua ultima opera ai chierici locali, che osservano con orrore il risultato della loro precedente commissione all’artista. L’opera commissionata era una statua in marmo del diavolo, ma quella che si stagliava dinanzi ai loro occhi era la rappresentazione di una figura maschile magra ed atletica, addirittura con le inopportune gambe divaricate. La scultura suggeriva il fascino della figura di Satana, e questo era inaccettabile per la cerchia di nobili e funzionari cittadini. I membri del clero dissero che se non fosse stato per le ali da pipistrello e il serpente attorcigliato ai suoi piedi, lo si sarebbe facilmente scambiato per Apollo o Adone. Così l’opera fu nuovamente commissionata, questa volta al fratello dell’artista: Geefs.

Nel 1848, Lucifero è nuovamente raffigurato in una splendida bellezza, ma Geefs Guillaume ne ridusse le esplicite allusioni sessuali. Come per la prima commissione, anche questo diavolo è nudo, a parte per un panno attorno alla vita, mentre le ali da pipistrello lo racchiudono in una mandorla. L’espressione di Lucifero è pensosa, forse immerso in una celata agonia.

Ovviamente, anche quest’opera fu rifiutata dalla Chiesa: temevano che la bellezza di Lucifero potesse far cadere in tentazione i fedeli.

Eppure sono molti quelli che non condannano il Diavolo, bensì lo esaltano in ogni sua caratteristica.

Le due versioni di “Le génie du mal”. A sinistra quella di Joseph, a destra quella di Geefs

 

 

Lucifero è il paladino della libertà

Uno dei tanti che sta dalla parte del diavolo è un poeta inglese, quello che scrisse di prima mano per il Commonwealth.

John Milton era della parte del diavolo, ma non sapeva di esserlo.

È William Blake a pronunciare queste parole, illustre amico del poeta, che illustrò l’intera opera Paradise Lost o Il paradiso perduto, pietra miliare della letteratura inglese.

È un poema epico in dodici libri (chiaro omaggio alla doppia esade di virgiliana memoria), scritto in blank verse, che affronta temi metafisici ispirandosi alla Bibbia. Si parla della caduta degli angeli ribelli a Dio, capeggiati da Satana, e della rivolta degli angeli maledetti che si servono dell’uomo e della sua fragilità di fronte alle tentazioni, provocandone la cacciata dal Paradiso terrestre. Ciò che più colpisce dell’opera è il personaggio di Satana: bello e maledetto, caratterizzato da un’ambiguità che mai sarà risolta dall’autore. L’angelo ribelle per eccellenza in Milton rappresenta il prototipo degli eroi negativi che troveranno poi diffusione nella letteratura romantica e nel XX secolo.

L’opera di Milton affronta con estrema indipendenza di pensiero, unito a studi approfonditi, complesse questioni teologiche, prima fra tutte la convivenza tra fato, libero arbitrio e intervento della Provvidenza, l’importanza della rivendicazione della libertà. Milton inoltre non esita a presentarci un Dio Padre irascibile e dispotico, ed un Satana ribelle, ma forse non così malvagio, bensì desideroso di affermare la propria libertà.

Illustrazione di William Blake dell’episodio del discorso di Satana, che incita gli angeli ribelli a sostenere la sua causa

 

La caduta di Satana è la caduta di un secolo

Milton conferisce a Lucifero qualità come il coraggio e l’iniziativa, il non cedere alla sconfitta e la volontà di ribellarsi all’ (in)giustizia divina, che lo rendono un vero e proprio eroe, più vicino all’epica classica che ad ogni altra cosa. Ribelle contro l’autorità politica del re e quella religiosa della Chiesa, Satana è anche specchio dell’anima di Milton, simpatizzante di Cromwell, durante quella Glorious Revolution, che sarà vista tale solo dai suoi partecipanti.

La letteratura ha il DNA mitocondriale della storia: tracciando in un ipotetico piano cartesiano e prendendo come valori la libertà personale e il controllo esercitato dall’autorità, il nostro grafico mostrerebbe che all’altezza del Seicento la pressione del Potere sulla cultura era pesantissima.

Paradise Lost nasce, dunque, come grido di rottura, come richiesta di riacquistare la propria libertà individuale, minacciata dalle dinamiche socio-politiche del XVII secolo. Fu in questo clima di pesante controllo e di rinnovato fervore spirituale che Milton, dunque, usa Satana che cade e poi rinasce come metafora: la caduta è quella del secolo, il Seicento, in cui cominciavano a crollare le maggiori istituzioni, Stato e Potere, la cui crisi culminerà nella rivoluzione intellettuale degli Illuministi.

La rivendicazione della libertà resta comunque fulcro dell’opera che si può racchiudere in uno dei più bei versi di sempre, facente parte del monologo di Satana, dopo essere stato scagliato nell’Inferno:

“Better to reign in Hell than serve in Heaven

Meglio regnare all’Inferno che servire in Paradiso”

 

 

 

 

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