Imparare dalle serie tv poliziesche: che cos’è il ‘rigor mortis’

Sono sempre più numerosi gli appassionati delle crime stories e le serie tv del genere sono sempre più rigorose dal punto di vista scientifico. E’ veramente possibile approssimare in pochi istanti il momento del decesso di una persona?

Scena del crimine, illustrazione

Le crime stories soddisfano il bisogno dell’uomo di ‘vedere’ e di ‘capire’

C.S.I, Castle, N.C.I.S, Criminal Minds, Law & Order, Profumo, Bordertown, Mindhunter… Queste sono solo alcune delle numerosissime serie tv procedurali, poliziesche o crime dramas che vengono viste ed apprezzate da un numero sempre maggiore di persone. Negli ultimi anni è stato possibile assistere a un crescente numero di film, libri e soprattutto serie tv di criminologia, di aule di tribunali, di indagini nelle più contorte menti criminali dei più afferrati serial killer. Che si tratti di un romanzo avvincente o di una serie tv da guardare tutta d’un fiato, ciò che affascina di queste storie sono i dubbi, le incertezze, le contraddizioni che certamente stimolano la curiosità fino a riuscire a colmare due bisogni, due vere e proprie necessità che caratterizzano l’uomo: vedere e capire. Di qui, ecco che le serie crime che più vengono apprezzate sono proprio quelle che contengono numerose e sempre più spettacolarizzate scene di crimini, e un’ampia dose di informazioni, di spiegazioni scientifiche e razionali. È proprio grazie al progresso scientifico e tecnologico soprattutto nel campo delle scienze forensi che in questi anni è stato possibile assistere a una rivoluzione narrativa, caratterizzata da intrecci sempre più avvincenti e arricchita da metodi e tecniche di indagine sempre più sofisticate, all’avanguardia.

Sulla scena del crimine, illustrazione

Il rigore e l’attenzione per i più piccoli dettagli sono essenziali

Di vita e di morte, di questo si tratta. Le serie tv poliziesche sono caratterizzate da casi da risolvere, talvolta in una corsa contro il tempo, o a delitti già avvenuti. Al di là della suspense e dell’adrenalina che seguire certe indagini potrebbe suscitare, ciò che sicuramente caratterizza la buona qualità di un crime story è sicuramente la sua costruzione logica, razionale supportata quindi da un metodo rigoroso e tecniche scientifiche. In particolare non è il solo utilizzo di tecniche o macchinari ipertecnologici che contribuiscono a creare un’indagine avvincente ed efficace, ma è la cura dei dettagli: ogni singola traccia, indizio e particolare, contribuisce alla realizzazione di una pista logica, coerente e corretta. Per queste ragioni l’analisi della scena del crimine e le autopsie risultano tanto più efficaci quanto sono praticate con massimo rigore e minuzia.

“Al contrario dei vivi, quando i morti parlano non mentono.” – Donald Mallard, NCIS

David McCallum in Donald Mallard, NCIS

Che cos’è e in che cosa consiste il ‘rigor mortis’

Chiunque abbia visto anche solo un episodio, di una qualsiasi serie tv poliziesca, avrà notato che per capire in modo approssimativo da quanto tempo è morta una persona bastano pochi secondi. Al di là del fascino delle indagini e delle tecniche scientifiche sempre più sofisticate, non si può certo trascurare l’interesse sconfinato, l’attrazione quasi ossessiva che si istaura per la vittima, ragione che spinge a trovare il colpevole, e il suo cadavere. È per questo che anche quei pochi secondi in cui si vede constatare il tempo trascorso dalla morte della vittima si riempiono di significato, sono ciò che permettono di marcare il confine netto tra la vita e la morte, tra ‘ciò che è’ e ‘ciò che non è’. La giustificazione scientifica di questa prima costatazione approssimativa è il rigor mortis o rigidità cadaverica che si sviluppa completamente entro le 12 ore dal decesso fino alle 36 ore successive.

L’autopsia, Enrique Simonet

‘Avere il cuore di pietra’: cosa succede al corpo quando si muore

Subito dopo la morte, per l’assenza del battito cardiaco, la circolazione sanguigna rallenta fino a fermarsi; come immediata conseguenza di ciò, si verifica il livor mortis o lividezza, cioè il corpo diventa pallido e si ingrigisce. Il livor mortis tipicamente inizia a circa un’ora dal decesso e si sviluppa fino a 9-12 ore, quando il corpo può assumere sfumature verdastre, a causa di gas che si accumulano nelle cavità corporee, o bluastre, macchie dovute al deposito di sangue venoso, che non può più ossigenarsi, nelle parti più declivi. Poiché cessa la termoregolazione, la temperatura del cadavere si equilibra con quella dell’ambiente e si verifica l’algor mortis, il corpo cioè si raffredda. Questo processo si verifica entro un periodo di 18-20 ore dal decesso. Senza addentrarsi nell’intero processo di decomposizione del corpo, è significativo conoscere il meccanismo del rigor mortis: immediatamente dopo la morte i muscoli del corpo sono flaccidi, ma dopo un periodo di circa 1-3 ore iniziano a contrarsi e a irrigidirsi e a rimanere in quello stato fino alle 36 ore successive al decesso, quando i muscoli ritornano flosci e cedevoli. Il detto “avere il cuore di pietra” deriva proprio dal fatto che dopo la morte, anche il cuore si irrigidisce, così come tutti i muscoli del corpo.

Avere il cuore di pietra, illustrazione

Il meccanismo della contrazione del muscolo scheletrico

Quando il normale metabolismo, dopo la morte, si blocca, il corpo non produce più energia sotto forma di ATP, la molecola di scambio energetico cellulare. La molecola di ATP è responsabile del processo della contrazione muscolare, quindi dello scorrimento del miofilamento sottile di actina, una proteina globulare, e del miofilamento spesso di miosina II, una proteina caratterizzata da una coda terminale e da due teste globose, che costituiscono le fibre muscolari. In presenza di calcio, il miofilamento di actina cambia forma e può formare un ponte trasversale di attacco con il miofilamento di miosina. In particolare:

  1. FORMAZIONE DEL PONTE TRASVERSALE: la testa della miosina, grazie all’ADP cambia posizione, il fosfato inorganico viene rilasciato e quindi si può legare all’ actina del miofilamento sottile.
  2. DISTACCO DELL’ADP DALLA MIOSINA: la testa della miosina si alza, si sposta verso il centro del sarcomero.
  3. DISTACCO DEL PONTE TRAVERSALE: una nuova molecola di ATP si lega alla testa della miosina che si distacca dal miofilamento sottile.
  4. RIATTIVAZIONE DELLA TESTA DELLA MIOSINA: la molecola di ATP viene scissa in ADP e in fosfato inorganico. L’energia che viene rilasciata permette alla testa della miosina di tornare in posizione iniziale.
Ciclo molecolare della contrazione del muscolo scheletrico

L’ATP è quindi ciò che permette di staccare l’actina dalla miosina. La formazione di ponti tra actina e miosina e l’assenza di ATP, come avviene dopo la morte, determina uno stato in cui il muscolo è rigido, non si allunga e non si accorcia. Trascorse 36-48 ore dalla morte i muscoli tornano a rilassarsi a causa della lisi cellulare delle fibre muscolari. Di seguito un video, in lingua inglese, che mostra con una grafica accattivante e molto dettagliata l’intero processo della contrazione del muscolo scheletrico.

https://www.youtube.com/watch?v=ousflrOzQHc

Leave comment

Your email address will not be published. Required fields are marked with *.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.