Apple entra nel settore streaming: Quando troppa concorrenza è un male per noi consumatori

Netlix, Amazon Prime, Disney Plus e da oggi anche Apple: la concorrenza con esclusiva, sta lentamente uccidendo il settore streaming

Apple si prepara a scendere in campo nel settore dello streaming video con un grosso investimento. Secondo quanto riportato dal Financial Times, infatti,  il colosso informatico, avrebbe deciso di spendere oltre 6 miliardi di dollari per i contenuti originali che produrrà e lancerà nella sua nuova piattaforma video. Il lancio è previsto nei prossimi due mesi, presumibilmente prima del via di un altro servizio concorrente, quello di Disney, atteso per il 12 novembre.

Il Monopolio perduto

Lontani infatti sono i tempi in cui Netflix spadroneggiava con un semi-monopolio nel settore dello streaming on demand. Quelli erano i tempi in cui molti ripiegarono la loro Jolly Roger, appesero la benda al chiodo e rinunciarono alle loro avventure piratesche, in favore di spendere una cifra abbastanza contenuta, per ottenere in modo più onesto, praticamente tutto quello che prima si scaricava illegalmente. È di quel periodo infatti (anni 2014-2017) il primo calo della pirateria dall’inizio della storia di Internet e si sospetta che i responsabili furono proprio questi servizi streaming a pagamento quali appunto Netflix, iTunes, Spotify, ecc. Quindi sarebbe lecito pensare, che più piattaforme di questo genere esistono, meno le persone ricorreranno alla pirateria. Del resto in qualunque altro tipo di mercato, l’aumento della concorrenza è sempre stato un fattore positivo, in quanto, da teoria microeconomica, spingerebbe le aziende o ad abbassare i prezzi o ad innovare sul prodotto venduto. Eppure sembra che in questo biennio stia tornando l’epoca d’oro della pirateria con nuove Nassau che spuntano dappertutto, con conseguente diminuzione di utenti che fanno uso di siti di streaming legale.

I perché del crollo

L’evidenza dei dati statistici non risponde però, alle domande più interessanti sull’argomento, quelle sui motivi di questo ritorno alle vecchie abitudini. La risposta più facile sarebbe dare la colpa all’avarizia dell’utenza, che stancatasi di pagare, è tornata a solcare i mari della rete come pirati Somali, ma come spesso accade la risposta più semplice e scontata, è anche quella più distante dalla realtà. Per rispondere infatti, è necessaria un’analisi approfondita di questo particolare mercato, fatta da esperti, che io cercherò di riassumere il più possibile. Come detto prima, nella maggior parte dei casi una maggiore concorrenza implica, un vantaggio per il cliente, che così può scegliere tra tanti prodotti simili ma diversi per fasce di prezzo o qualità. In questo caso però la differenza tra le varie piattaforme non sta tanto nel prezzo o nella gestione del player video o varie altre minuzie di qualità del servizio, quanto nel servizio stesso, che offre prodotti per nulla simili. D’altronde per quanto ricadano sotto la stessa macro-categoria di serie TV, sarebbe ridicolo paragonare Scrubs e Game of Thrones, ed è qui che si notano le differenze per questo particolare mercato.

Esclusivamente mio

Ciò su cui basano la loro concorrenza queste aziende infatti, è l’esclusività dei loro contenuti, che si possono trovare solo sulla loro piattaforma e da nessun altra parte, che non è la stessa cosa, ad esempio, di avere due marche di diverse di marmellata alla ciliegia, ma è come se un azienda avesse l’esclusiva mondiale sulla marmellata alla ciliegia, e un altra su quella all’arancia, il cliente può pagare solo ad abbonamento mensile, e se gli piacciono entrambe le marmellate deve pagare due volte il prezzo di un esclusiva che a lui non porta nessun beneficio. Ciò che fece grande Netflix fu la sua comodità, per una decina di euro al mese si aveva accesso ad ogni cosa comodamente su un unico sito ad una buona qualità. Mentre ora con la frammentazione della stessa offerta su più abbonamenti su più siti, si è incrementato notabilmente il prezzo, con una considerevole diminuzione della semplicità di utilizzo.

 

La più spiacevole conseguenza di ciò non è tanto l’aumento della pirateria, quanto la possibilità che tra 5-10 anni lo streaming online di contenuti originali non sarà più economicamente sostenibile, e che quindi molte aziende chiuderanno i loro servizi lasciando molte opere orfane e incomplete. Ma come sempre non ci rimane che vedere dove andremo a parare, ricordandoci sempre che in ogni caso Jolly Rogers continuerà a sventolare sorridente.  

Christian Caivano

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