Deus vult: come glorificare il Capitano, far cadere il governo e vivere felici (o quasi)

Giornata stressante? Ce l’avete col mondo? Il capo vi odia? State tranquilli, non è nulla in confronto ad una giornata tipo di Salvini.
E, se ancora non vi ho convinti, sintonizzatevi su Rai Parlamento, prendete i pop corn, ed assistete alla caduta del governo italiano, terribile certo, ma altamente esilarante.

La domanda non è “come siamo arrivati a questo punto?”, era fin troppo prevedibile, la domanda non è “perché ora?”, la domanda è ma perché i Cinque Stelle, all’alba delle elezioni, pur conoscendo l’elemento de “il Capitano” formarono un’alleanza con la Lega?

Il governo che doveva durare cinquant’anni si è spento poco dopo aver raggiunto il primo anno di vita, Salvini e Conte sembrano un marito ed una moglie che si accostano al divorzio e Conte, contro ogni previsione, sembra essersi ricordato di esistere anche lui e, come si fa con i fuochi d’artificio, ha reso gli ultimi (e quasi unici) botti memorabili.

Definito da molti come un burattino, il suo compito non è stato tanto diverso da quello di una madre che cerca di non far scannare fra di loro i figli impertinenti.
Il primo un po’ scemotto, non lo sa neanche lui com’è arrivato al mondo, il secondo più ribelle e menefreghista, che nonostante le strigliate della mamma se ne frega, fa’ di testa propria e tenta di far fuori il fratello per beccarsi tutta l’eredità.

Signori e signore, abbandonate Beautiful, benvenuti alla caduta del governo italiano.

Teatro, cinema e varietà

La caduta del governo non è propriamente stato un evento inaspettato, ma è riuscito a trasformarsi in un vero e proprio cabaret.
Una mia vecchia professoressa del liceo diceva sempre “Cos’abbiamo oggi? Teatro, cinema e varietà”, ecco, non penso possano esistere parole migliori per descrivere il dibattito parlamentare che ha accompagnato le dimissioni di Conte.

Sempre elegante, sempre posato, anche stavolta Conte non si è scomposto, ma ha bacchettato violentemente gli atteggiamenti di Salvini, ricordandogli, fra le tante cose, la laicità dello Stato, sconsigliandogli questa sua ostentazione verso i simboli religiosi, segnale ben recepito dal Capitano che, subito dopo il rimprovero, non attende tempo e bacia il rosario di soppiatto.

Salvini bacia il rosario dopo essere stato rimproverato da Conte per la sua ostentazione dei simboli religiosi, 20/08/2019, dibattito per la caduta del Governo

Signore pietà!

Se Conte, come suo solito, è riuscito ad usare parole forti, senza discostarsi dalla propria eleganza, Nicola Morra ha fatto più fatica a mantenere il controllo.

Matteo Salvini dopo che l’8 di agosto ha fatto sapere ‘urbi et orbi’ dando la benedizione non da San Pietro ma dal Papeete beach, e fatto sapere che interrompeva l’esperienza di governo ha poi avviato un tour (non un pellegrinaggio), è venuto anche in Calabria, passando per Isola Capo Rizzuto e Soverato, incontrando cittadini, venendo contestato da cittadini, ma soprattutto ostentando pubblicamente il rosario. Ora, in terra di Calabria, qui debbo parlare da Presidente della Commissiona Antimafia, ostentare il rosario, votarsi alla Madonna lì dove c’è il santuario cui la ‘ndrangheta ha deciso di consegnarsi, il santuario della Madonna di Polsi, significa mandare messaggi in codice a certe forze che soprattutto uomini di Stato, in particolar modo ministri degli Interni, debbono combattere e non favorire”.

Naturalmente, lungi da Morra accostare Salvini ad un capo mafioso, ed aggiunge in conclusione: “Ma sicuramente è stato per ignoranza, quindi Padre perdonalo perché non sapeva quello che faceva”.

Pietà, Michelangelo

Deus vult

Ma Salvini non è di certo un camorrista e, se anche lo fosse, non sarebbe nemmeno la cosa peggiore in curriculum.
Di certo Morra non aveva intenzione di dire “Tutti coloro che mostrano il crocifisso in Calabria appartengono alla ‘ndrangheta!”, come molti hanno sostenuto nelle ultime ore.

Il problema di per sé non è mica essere credente, parliamoci chiaramente.
Strumentalizzare la fede è una storia vecchia come il mondo.

Deus vult! Dio lo vuole!
Ed allora andiamo in terra santa ad ammazzare donne e bambini, perché dio lo vuole.

Deus vult! Dio lo vuole!
E bruciamo i libri perché se non sta scritto nella Bibbia, dio non lo vuole.

Deus vult! Dio lo vuole!
Che i migranti muoiano in mare, perché non c’è spazio nella nostra terra.

Perdonatemi, ma nonostante il mio ateismo, ricordo parole diverse scritte nella sacre scritture, non so quale strambo vangelo apocrifo consulti il Capitano.

Nel Codice da Vinci, Dan Brown diceva “la religione è imperfetta, soltanto perché l’uomo è imperfetto“.

E, se anche questa volta Dio lo vuole, speriamo di non precipitare nell’epoca del Savonarola o, al massimo, aspettiamo che Salvini faccia la stessa fine, al massimo ci terrà un posto accanto al fuoco all’inferno.

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