Shakespeare regista del piccolo schermo: ecco come ha ispirato Lost e House of cards

Vediamo insieme come i drammi shakespeariani The Tempest e Richard III hanno ispirato due delle Serie TV più famose di sempre: Lost e House of cards.

Alla morte di William Shakespeare, nel 1616, l’amico e perenne rivale Ben Johnson si dichiarò sicuro che le opere del bardo sarebbero rimaste nell’eternità. In effetti, oggi non possiamo certo dire che avesse torto. I drammi teatrali dello scrittore di Stratford-upon-Avon hanno completamente rivoluzionato il panorama letterario mondiale e sono stati tradotti in più di 80 lingue. Un’ulteriore prova, forse la più decisiva, del fatto che la previsione di Johnson fosse corretta è costituita dall’incredibile influenza esercitata dalle opere shakespeariane sul nostro mondo attuale. Da Macbeth ad Hamlet, fino a Romeo and Juliet e A Midsummer Night’s Dream, ogni singolo titolo del celebre drammaturgo è stato omaggiato o citato più volte tra cinema e televisione. Due dei casi più interessanti sono Lost e House of cards, Serie TV di fama mondiale considerate da molti come veri e propri capolavori.

Un’isola da 13,5 milioni

The Tempest è l’ultimo dramma teatrale pubblicato da Shakespeare. Scritto tra 1610 e 1611, è un classico esempio di romance ‘a lieto fine’. Di sicuro, chiunque abbia letto l’opera del bardo si ricorderà che i suoi cinque atti sono ambientati su un’isola misteriosa. Vi suona familiare? In realtà, questo è solo uno dei punti in comune con la Serie TV ideata da Abrams, Lindelof e Lieber. Lost è considerato il prodotto televisivo che ha di fatto creato il moderno concetto di serial, come vero e proprio mercato e fenomeno di massa. Il plot avvincente e i personaggi in costante evoluzione tengono lo spettatore incollato allo schermo, tanto che l’ultimo episodio, in onda nel 2010 sulla storica emittente statunitense ABC, è seguito da ben 13,5 milioni di persone.

Lost in Shakespeare

Senza dubbio, The tempest ha fornito l’ispirazione necessaria per diversi elementi di cruciale importanza per lo sviluppo della trama principale. Ad esempio, l’intero filone tematico del ‘fumo nero’. L’antagonista per eccellenza del serial richiama infatti il personaggio di Ariel, spirito dell’aria imprigionato dalla strega Sycorax. Lindelof stesso ha definito l’Uomo in nero (che per l’appunto assume le sembianze di una nuvola di fumo scuro) come una specie di ‘sistema di sicurezza’ dell’isola. Non si tratterebbe quindi di un vero e proprio mostro. Inoltre, il fine ultimo dell’entità è quello di scappare per tornare a casa. Allo stesso modo, Ariel servirà la magia bianca di Prospero, contribuendo al raggiungimento dell’happy ending collettivo per ottenere l’agognata libertà.

Quest’ultimo in realtà presenta diverse analogie anche con Richard, personaggio di spessore di Lost a partire dalla terza stagione. Infatti, Ariel e Richard esercitano una notevole influenza sulle menti degli esseri umani che li circondano, assumendo un ruolo chiave nella risoluzione della trama. Ma torniamo all’isola deserta: in entrambi i casi si tratta di un’ambientazione che partecipa attivamente all’azione principale. In particolare, ci ritroviamo in luoghi remoti e misteriosi, ricchi di elementi estranei (spesso ‘magici’) alla nostra quotidianità. Lo spettatore viene in tal senso proiettato in una dimensione di irrealtà quasi onirica. Dai lampi e tuoni di Ariel ai poteri curativi dell’Isola di Lost, si può affermare che di fatto sia la Natura la reale protagonista delle vicende narrate.

Il mio Studio Ovale per un cavallo!

Frank Underwood è uno dei classici esempi di villain che si odia e ama allo stesso tempo. Molte delle sue azioni potrebbero essere considerate moralmente discutibili, e fin qui non ci piove. Tuttavia, è inevitabile per lo spettatore (almeno in gran parte dei casi) fare il tifo per l’arrogante protagonista, carente in bontà ma non certo in carisma. L’ambizione di Frank ci ricorda in tal senso lo sfrenato cinismo del dramma shakespeariano Riccardo III. Un’inesauribile sete di potere porta Riccardo, figlio del duca di York e fratello minore di re Edoardo IV, a tramare nell’ombra per spodestarlo e ottenere la corona. Il futuro re non rispetta alcun principio di lealtà politica, uccidendo il fratello Clarence, che lo avrebbe preceduto nella successione al trono, insieme a ogni altro possibile oppositore. Frank e Riccardo III sono i protagonisti di intricate trame e sotterfugi, pronti a tutto pur di conquistare la posizione di potere ambita. Sicuramente la sorte di Frank è in parte conseguenza dell’allontanamento di Kevin Spacey voluto da Netflix. Tuttavia, alla fine dei giochi, l’insegnamento è lo stesso: essere re d’Inghilterra o Presidente degli Stati Uniti non è una garanzia di salvezza: presto o tardi si raccoglie sempre ciò che si semina.

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