L’orda del vento: un fantasy con contaminazioni relativiste e finaliste, analizzato attraverso la filosofia di Montaigne

Cos’è un viaggio, senza la sua destinazione?E se esistessero più destinazioni per lo stesso viaggio?

 

Nell’orda del vento, fantasy scritto da Alain Damasio, si cela la chiave per comprendere in campo filosofico i temi del relativismo e del finalismo.

L’orda del vento

In un mondo sferzato da un vento tagliente e implacabile, capace persino di devastare interi villaggi, un manipolo di persone parte per un viaggio dall’obbiettivo quasi impossibile: trovare l’origine del vento.Questo gruppo fa parte di una tradizione radicata nel tempo, decisa a raggiungere l’origine.Infatti esso non è che la 34esima orda inviata in questa missione disperata, composta dai discendenti delle orde precedenti, addestrati fin da piccoli per questo scopo.Ognuno di loro ha un compito ben preciso all’interno del gruppo, legato a doppio filo con il suo addestramento.Da chi si occupa di prevedere le raffiche di vento, a chi deve proteggere con il suo addestramento marziale il gruppo dai banditi, ognuno ha uno scopo.A tenerli uniti, vi è il caposquadra, Golgoth.Un’uomo possente e impavido disposto a tutto pur di raggiungere il suo obbiettivo: superare suo padre raggiungendo l’origine del vento.Come un filo dall’incrollabile resistenza, Golgoth tiene unito il suo gruppo, ponendosi come pilastro incrollabile la cui stoicitá suscita negli altri ammirazione e fiducia.

Tra relativismo e Montaigne

Come già detto nello scorso capitolo, ogni membro dell’orda ha una funzione specifica, che lo diversifica rispetto a tutti gli altri.Ció non avviene solo nell’ambito funzionale, ma anche in quello della sfera comportamentale.Per capire meglio questo concetto, bisognerà ricollegarlo al pensiero di un importante pensatore del passato,Montaigne.Nella sua opera “Saggi”, la quale conia proprio il nome indicante questo genere, Montaigne espone diverse sue teorie sul mondo e su se stesso, che coincidono con l’idea di soggettività e relativismo presenti in questo libro.

L’io e l’abitudine, parenti del relativismo

In particolare, nel suo Saggio Sui Cannibali, emergono concetti importanti relativi alla soggettività.Essa emerge quando sono presenti due caratteristiche essenziali, precursori dell’individualitá: l’io e l’abitudine.D’altronde, come si potrebbe parlare di individualità senza un io che la realizzi?E come si potrebbe parlare di realizzazzione senza una ripetitività di azione che la crei nel tempo?Tuttavia però, se l’abitudine è in grado di forgiare la nostra individualità, è anche in grado di erigerla a verità assoluta.Infatti, come appare nel saggio, gli Europei, certi che la loro cultura e le loro “abitudini” fossero le uniche accettabili , uccisero e schiavizzarono altre popolazioni solo perché ritenevano le loro pratiche contro natura.Di impatto è la riflessione che fa Montaigne sul cannibalismo.Gli Europei pensano che sia deprecabile mangiare e dilaniare un corpo senza vita, e tuttavia non trovano sbagliato martoriarne uno ancora in vita.Ciò voleva essere una critica alla società del tempo, dove le guerre di religione stavano scatenando numerose vittime.

Inseguendo il vento

Il concetto di soggettività è evidente  nel libro, dove ogni personaggio appartenente all’orda ha caratteristiche caratteriali differenti, anche dovute al suo addestramento e quindi alla sua abitudine.Emblematico è l’esempio di Pietro, un personaggio nato nell’alta nobiltà e quindi cresciuto con un istruzione elevata.Il suo viaggio è una ricerca personale della vera nobiltà, quella che non risiede nella quantità di denaro avuta ma nell’animo, il quale deve essere giusto e caritatevole.

I 35 volti della ricerca

Per ogni membro dell’orda, la ricerca terminerà in un modo diverso.Cosi come sono diversi i personaggi, lo saranno anche i fini del viaggio.Ognuno, alla fine, giungerà ad una scoperta personale sconvolgente.Il vento sembra mostrare ad ognuno un obbiettivo diverso, purificato da fattori esterni.Questi obbiettivi contengono in sè la vera essenza dei personaggi.Emozionante è la fine di Golgoth e Pietro.Il primo, dopo essere arrivato all’origine del vento si rende conto che per lui non è abbastanza.Desidera andare ancora avanti, riscoprendo in se stesso che la sua vera essenza non risiedeva nella fine del viaggio ma nel viaggio stesso.Così, anche se il mondo finisce con uno strapiombo, lui decide di andare avanti.Per pochi metri sembra come se la sua forza di volontà lo sorreggesse sul nulla, poi cade nel vuoto.Dopo aver assistito alla scena, Pietro, costantemente alla ricerca della vera nobiltà, non può sopportare che un altro suo compagno muoia senza poter far niente, e così si butta nel vuoto anche lui.Questi “fini” individuali sembrano indicare un finalismo immacolato presente nel libro.Lo scopo del viaggio diviene la sua fine.

Cosí, se il relativismo e la nostra individualità ci permette di unirci in un”orda” sociale, dove ognuno ha una funzione ben precisa, il fine delle nostre esistenze è ciò che ci divide, e tuttavia accomuna.La vera essenza insita in noi sembra coincidere con la fine del nostro viaggio.Dove ritroveremo il nostro vero io, o lo perderemo definitivamente.

 

 

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