Donne, mestruazioni e tabù: il gentil sesso prende le sembianze di Carrie?

Carrie lo sguardo di satana e le mestruazioni. Ma che buffo accostamento! Pregiudizi e tabù riempiono ancora la nostra società, e tra i tanti, le mestruazioni, sono quelle che ancora fanno vergognare noi donne.

scena tratta dal film Carrie del 1976Donne, mestruazioni e tanti tabù. Così difficili da estirpare e pure il gentil sesso, è in questi ultimi anni alle prese con una rivoluzione. Non da così poco, l’internet è ormai pieno, per le strade ci si fa sentire e si vedono in circolazione fenomeni come il free bleeding e video di sensibilizzazione. Ma c’è sempre un rovescio della medaglia, anche se alla base di queste rivoluzioni ci sarà sempre un sano principio: abbattere i tabù che la scienza ha provato a razionalizzare. Eppure, nel ventunesimo secolo, dopo le tante fatiche dei secoli precedenti, non possiamo ancora pensare che il sangue nelle pubblicità degli assorbenti sia blu, o non riusciamo a capacitarci di quanto ancora nascondiamo un assorbente nelle tasche, nelle maniche delle maglie, o utilizziamo ancora eufemismi come “ho le mie cose”, “sono indisposta” o il coloritissimo detto ungherese “arrivano i russi”, o addirittura “il marchese” come dicevano nella Napoli del ’40.

Carrie, lo sguardo di Satana

Secondo il più comune degli stereotipi, si può pensare che ogni ventotto giorni assumiamo l’aspetto dell’innocente Carrie, protagonista del romanzo omonimo di Stephen King. La giovane ragazzina, non ha avuto proprio una piacevole esperienza da ricordare all’arrivo delle… camelie(?), si chiamiamole così. L’arrivo del menarca è stato forse, un incubo. Era appena terminata l’ora di ginnastica e, durante un vezzeggiarsi tra i vapori delle docce bollenti come nife in un canto bacchico, l’acqua che scorreva sulle gambe di Carrie si tinge di rosso purpureo.

Da sempre un po’ lontana da tutto quel protagonismo ed estroversione, diventa il centro dell’attenzione di tutte le sue compagne. Su di lei una pioggia di vergogna, risate e assorbenti lanciategli dalle sue amorevoli compagne. E così, nuda e sola in mezzo a tutta quella confusione, Carrie è spaventata e confusa. Non poteva sapere cosa stesse accadendo, nessuno l’aveva preparata. Ma lei si vendicherà, dando fuoco a… no, niente spoiler! Si vendicherà, dunque, perché dopo la fioritura delle camelie, si paleseranno i suoi terribili poteri. La mamma, troppo puritana, le privava ogni cosa che, ai suoi occhi, si avvicinasse troppo alla lussuria.

Carrie diventa un tabù

Ma qual è il punto? Semplicemente che alla lettura di Carrie, molte donne di immedesimeranno in quel senso di vergogna, sentendosi nude e sole, anche se tutta quella vergogna non è appartenuta al ricordo di quella prima volta. Ma non potrebbe essere questa l’ombra di quell’arcaico tabù che ,ancora oggi, portiamo sulle spalle? Un tabù così radicato da riuscire ad intessere un trama horror perfetta.

Il sangue diventerà un marchio, qualcosa che la distinguerà in un certo qual modo. Diventerà quasi intoccabile, emarginata, proibita. Sarà vestita da quello sdegno e quell’allontanamento proprie di un tabù. È questo che fanno questi ultimi, muovendosi tra i secoli e le società, rendono intoccabili, peccaminose e nocive le cose quando non lo sono. Non è detto che per tutte le donne sia stato questo un momento così traumatico, magari in molte nemmeno ricordiamo un dettaglio che ha reso così terrificante l’arrivo delle mestruazioni. Forse solo il pensiero di non poter fare sempre il bagno arrivate le vacanze, o forse l’arrivo di crampi, dolore e chi più ne ha più ne metta. Ma il voler mettere in risalto qualcosa che appartiene alla normalità di un corpo, lo mette sotto i riflettori rendendolo isolato e un fatto di eccezione.

Lontani da superstizioni (ma non proprio)

Siamo lontani, lontanissimi, da tutte quelle credenze religiose e superstizioni, da quell’immagine blasfema dell’impurità del corpo femminile durante l’arrivo del marchese che viene una volta al mese. E pure ci sono ancora paesi in cui tutto questo non è cambiato, ma non è questo il luogo in cui ne discorreremo. Fatto sta che ancor oggi molte donne rimangono fedeli a certe superstizioni ormai secolari che non hanno un fondamento: non toccare i fiori perché appassiscono, attenzione agli specchi perché si opacizzano, il vino inacidisce e quant’altro. Questo tabù si nutre forse della vergogna che proviamo davanti a questo fenomeno fisiologico, il rossore che si può intravedere ancora sui volti maschili quando sentono una donna parlare a voce alta e con disinvoltura dell’arrivo delle visite, o regole, o ciclo… va beh, all’arrivo delle mestruazioni! Per non parlare degli sguardi maschili falsamente compassionevoli che, alle prime ombre di nervosismo di una donna, pensano e/o dicono “avrà le sue cose”.

Elena Ferrante e le mestruazioni

In I giorni dell’abbandono (elena ferrante, 2002), l’arrivo delle “cose” è lì pronto a rovinare le speranze della protagonista. Olga, nella speranza di riconquistare il marito con la seduzione, viene bloccata dall’arrivo delle mestruazioni che la riporteranno nello sconforto, come se le stesse strappando anche l’ultima ombra di speranza. Ed ecco che il corpo e tutto ciò ad esso connesso, diventano una condanna per la protagonista, come se la colpa fosse quella di essere semplicemente donna. Una condanna che finisce per avere l’aspetto di un miracolo, un segno. È così che la Ferrante vuole lanciare un messaggio, proprio attraverso Olga che, con la propria femminilità, guadagnerà il tempo necessario per trovare se stessa. Mica male, no? Olga sarà finalmente libera dal dolore per l’abbandono e si risentirà donna nuova.

La donna deve essere bella

Diciamo che da sempre si può sentir dire che una donna deve essere belle, deve curare il proprio corpo, deve essere piacente per l’uomo a suo fianco e poi per se stessa. Una donna deve trovare un compagno di vita, altrimenti ha qualcosa che non va. A mio avviso questi sono pilastri ancora troppo radicati nella nostra società, tant’è vero che la bruttezza femminile è essa stessa un tabù. Tutto ha inizio nell’antica grecia con la Kalokagathia, termine con cui si descrivevano gli eroi dell’epos omerico come Achille o Ettore, che rappresentavano gli uomini la cui bellezza derivava dall’armonia e dall’equilibrio interiore. Armonia, proporzione, sani principi e ordine troveranno la loro corrispondenza in questa espressione kalòs kai agathòs, che stava a significare che un uomo kalòs (bello e nobile) era allo stesso tempo agathòs (coraggioso). E così lentamente, si è arrivati ad una società moderna in cui si abbina la bellezza fisica a quella interiore (più o meno). Il punto è che la bruttezza di una donna fa più rumore di quella maschile, generando anche inibizione sessuale da parte degli uomini.

Fatto sta che ogni tabù, ogni credenza o preconcetto è radicato nella nostra società, tant’è vero che anche noi donne riusciamo a sentirne il peso. Allora se si parla di ciclo mestruale lo si fa a bassa voce, se dobbiamo cercare un’occupazione spesso pensiamo ancora “chi si occuperà di casa e famiglia”. E la bellezza, i disturbi alimentari o i nostri problemi fisici gravi e silenti, sono cose di cui non parliamo per un po’ di Bon Tòn, lo facciamo tra donne, lo facciamo perché nei nostri libri Anna Karenina non ha mai avuto il ciclo, ma la Signora delle camelie si, lei poteva dato che era una prostituta. Diventeremo pure come Carrie di Steven King, ma non abbiamo colpe di nessun genere. Smettiamo di vergognarci, il problema non è il ciclo mestruale ma l’immagine che è arrivata fino a noi di ciò.

Piccola curiosità : Lo sapevate che le donne sono state ammesse alla magistratura solo nel ’63? Fino ad allora la legge italiana le dichiarava “fisiologicamente inadatte” ad un lavoro del genere.

 

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: