Lo sviluppo del personaggio di Darth Vader fu un’operazione di ingegneria inversa

Dopo il successo del primo Star Wars, George Lucas si mise al lavoro sulla sceneggiatura del secondo capitolo, stravolgendo il ruolo di Darth Vader.

George Lucas, con l’attore Anthony Daniels, nel costume da C3PO sul set di Star Wars, 1977. (PhotoFest)

Dopo il successo di Guerre Stellari, diventato in poco tempo un fenomeno culturale senza precedenti, Lucas iniziò a lavorare sul seguito della saga appena nata. Affidò la regia del film al suo mentore Irvin Kershner, apprezzato per la sua capacità di esplorazione dei personaggi, mentre si occupò personalmente della sceneggiatura. Fu proprio per quest’ultima che dovette adottare alcuni strumenti tipici dell’ingegneria inversa.

In origine, Darth Vader non doveva essere il padre di Luke

In cerca di idee, Lucas commissionò la sceneggiatura del film a Leigh Brackett, scrittrice di romanzi fantascientifici e pellicole come Il grande sonno. Alla fine del 1977, per una settimana, i due discussero della storia durante una serie di riunioni. Nel corso di questi incontri, il produttore esecutivo e la scrittrice svilupparono una scaletta della trama. Da quest’ultima, nel febbraio del 1978, Leigh Brackett scrisse la prima bozza della sceneggiatura.

Molte furono le differenze tra questa prima versione e quella definitiva. Alcuni ambienti e altrettante scene furono tagliati per via della mancanza di adeguati effetti speciali. Tuttavia, lo spartiacque principale tra queste due versioni fu il ruolo del padre di Luke all’interno della storia. Difatti, nelle idee iniziali della scrittrice, quest’ultimo – Anakin Skywalker – e Darth Vader avrebbero dovuto essere due personaggi distinti. Nel corso del film, in particolare quando Luke si reca sul pianeta di Yoda, Anakin sarebbe dovuto apparire al figlio come fantasma, per insegnargli le vie della Forza.

Non convinto dal risultato finale, Lucas pensò di rivedere la sceneggiatura, ma la Brackett morì improvvisamente. Il suo copione venne accantonato e il produttore scrisse una nuova sceneggiatura, in cui apparve per la prima volta la nozione di Vader come padre di Luke. Fu allora che George Lucas si inventò un modo di aggirare un ostacolo non indifferente: questo colpo di scena contraddiceva quanto era stato spiegato nel primo capitolo della saga. Infatti, in una delle più iconiche scene del film precedente, il personaggio di Obi-Wan Kenobi raccontava a Luke come fosse stato lo stesso Darth Vader a tradire e uccidere suo padre.

George Lucas con l’attore Alec Guinness, interprete di Obi-Wan Kenobi

Lucas adottò alcuni strumenti dell’ingegneria inversa

Trovatosi di fronte a un bivio, il produttore decise di seguire l’affascinante suggestione che avrebbe cambiato per sempre la storia della saga, ma per farlo adottò alcuni strumenti dell’ingegneria inversa. Quest’ultima – per darne una definizione – è una branca dell’ingegneria che si occupa di analizzare un oggetto col fine di comprenderne l’impiego, il ruolo e il funzionamento. Nel senso più stretto del termine, quest’oggetto è un manufatto rinvenuto (per esempio un reperto di recente scoperta), ma non è difficile immaginare che questa materia abbia anche un significato più ampio. Difatti, l’oggetto dell’analisi può essere qualunque cosa, da un dispositivo elettronico fino alla parte di un software e, perché no, alla scena di un film.

Uno dei fini di quest’analisi è quello di riuscire a riprodurre l’oggetto ritrovato, oppure di costruirne un altro in grado di interfacciarsi con l’originale. Il particolare metodo di lavoro dell’ingegneria inversa, la rende adatta allo spionaggio militare, con il fine di copiare la tecnologia di altre nazioni. Per tale motivo, essa è stata ampiamente impiegata durante la Seconda guerra mondiale e la Guerra fredda.

Il termine inversa è dovuto al fatto che questa disciplina segue un processo contrario a quello della normale progettazione. Solitamente, un progettista parte da un’idea (o da un’esigenza) e ne trae due risultati: un oggetto in grado di soddisfare quell’idea e un ciclo produttivo in grado di costruire quell’oggetto. Nel caso dell’ingegneria inversa, le cose funzionano in modo opposto. L’oggetto è già presente, bisogna però scoprirne il progetto e il ciclo produttivo.

Modellazione solida di un oggetto esistente, nel corso di un’analisi di Reverse Engineering

Come Lucas ha applicato questi strumenti all’Impero colpisce ancora

In quest’ottica, George Lucas si trovò di fronte a un problema di ingegneria inversa. Egli possedeva un oggetto – il primo film di Star Wars – che prevedeva un certo background dei personaggi. Questo background doveva però essere stravolto: l’eroico padre di Luke (Anakin Skywalker) e la sua nemesi (Darth Vader) dovevano collimare nello stesso personaggio. Era, inoltre, necessario che il film già uscito al cinema si inserisse alla perfezione in questo nuovo backgroud. Fu così che Lucas compì un’operazione straordinaria. Piuttosto che tradurre le idee che aveva in testa in una serie di film, egli partì da un film già esistente (il primo Star Wars) e ne ricavò un contesto più ampio in cui quest’ultimo fosse coerente (il resto della saga).

Nel farlo, fu agevolato dalla recitazione straordinaria di Alec Guinness (l’interprete di Obi-Wan Kenobi) che aveva caricato di pathos il dialogo in cui parlava della morte del padre di Luke. Osservando la scena a posteriori, l’idea che il personaggio stia mentendo a Luke e gli stia nascondendo una terribile verità non è affatto forzata, anzi, sembra del tutto naturale.

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