Il Superuovo

Fischi, battiti, parole o silenzi: “il problema è capirsi”. Che linguaggio usano gli animali?

Fischi, battiti, parole o silenzi: “il problema è capirsi”. Che linguaggio usano gli animali?

La comunicazione tra individui è una delle più importanti caratteristiche dei viventi: se mancano le parole, si ricorre ad altri metodi.

Il polpo Heidi che cambia colore mentre dorme

Che sia per corteggiare, procurarsi il cibo o mandare un messaggio, tutti gli animali hanno evoluto dei metodi per comunicare tra loro. Forse anche i merli che “si divertono a stabilire analogie con l’uomo” e che il signor Palomar osserva con attenzione non sono poi molto distanti dalle persone.

Palomar in giardino: il fischio del merlo

Il signor Palomar ha la fortuna di lavorare, d’estate, in un posto dove cantano molti uccelli. E così lui, seduto sulla sua sdraio, non si limita ad ascoltare quel suono come se fosse una semplice componente del paesaggio, ma lo osserva, lasciando che i pensieri fluiscano, ponendo e talvolta rispondendo a domande che derivano dalla dettagliata analisi del mondo che lo circonda. Tra tutti i versi degli uccelli si distacca il fischio del merlo, inconfondibile da ogni altro. È un dialogo, oppure ogni merlo fischia per sé e non per l’altro? E, in un caso o nell’altro, si tratta di domande e risposte (all’altro o a se stesso) o di confermare qualcosa che è sempre la stessa cosa (la propria presenza, l’appartenenza alla specie, al sesso, al territorio)? Palomar confronta il parlare dei merli con quello tra lui e sua moglie: non è poi così diverso. Sbuffi, versi, brontolii apparentemente privi di senso: eppure ognuno ha un significato ben preciso ed è volto a mandare uno specifico messaggio all’interlocutore. E anche se non ne risulta qualcosa di senso compiuto, il signor Palomar punta almeno a trasmettere un chiaroscuro di uno stato d’animo. Anche tra gli uccelli deve essere più o meno così, ma se il loro comunicare risieda nei fischi o nei silenzi, questo Palomar non è in grado di saperlo. Nel suo libro (1983), Calvino riduce il significato del parlare al significante, cioè ai semplici fonemi, che possono essere ugualmente portatori di informazioni. Così un messaggio può essere trasmesso da un suono privo di significato come da parole il cui senso è invece preciso e stabilito. Anche il silenzio, allo stesso modo, può essere ricco di parole implicite, tanto più se il soggetto della situazione è il taciturno signor Palomar, che si limita a osservare quel mondo “troppo corporeo”, senza parteciparvi davvero. Insomma, parlarsi tacendo o fischiando è sempre possibile; il problema è capirsi. E allora, diventati ormai simili, continuano a fischiare e a interrogarsi perplessi, lui e i merli.

Come il Disegnatore della donna coricata di A. Durer (immagine voluta da Calvino sulla copertina del libro), anche Palomar cerca di raggiungere una rappresentazione della realtà il più fedele possibile.

Perché comunicare? 

Il punto cruciale della comunicazione, come riflette anche il signor Palomar dalla sua sdraio, è capirsi. Se nella specie umana si è evoluto un linguaggio basato su parole che hanno uno specifico significato – senza contare altri tipi di linguaggio, come ad esempio quello del corpo -, in altre specie, ma allo stesso livello, sono stati preferiti altri metodi. Molto spesso questi comprendono suoni, talvolta ultrasuoni, attraverso cui gli animali possono mandare messaggi a un altro membro della stessa specie o di una specie diversa. Altre volte invece la comunicazione è basata sul comportamento: alcuni atteggiamenti, movimenti ed espressioni possono far capire all’altro una certa intenzione oppure possono esprimere un invito, trasmettere un’informazione. Insomma, da qualsiasi prospettiva si veda l’argomento, la comunicazione tra gli altri animali ha esattamente lo stesso scopo di quella umana, ma in forme differenti. 

In particolare, quando un’informazione cambia il comportamento dell’individuo ricevente, allora questa prende il nome di “segnale”. In questo ambito possiamo distinguere i segnali onesti, cioè spontanei e veritieri, dai segnali disonesti, cioè ingannevoli e finalizzati a sfruttare la situazione soltanto a proprio vantaggio. Ad esempio, gli uccelli in cerca di cibo emettono dei richiami di avvertimento per sentirsi più protetti. Così una possibile preda potrebbe emettere dei falsi richiami per confondere l’uccello ed evitare quindi di essere mangiato. Secondo il principio dell’handicap (o del segnale onesto), ipotizzato nel 1975 dal biologo A. Zahavi, il segnale emesso da un animale è tanto più attendibile quanto maggiore è lo sforzo impiegato per emetterlo. La coda del maschio del pavone è in effetti un vero e proprio handicap, perché molto costosa da produrre. Questa è infatti un segnale onesto, dal momento che è usata per il corteggiamento e per difesa, e il sistema si conserva perché evolutivamente stabile. Infatti, la teoria dei segnali prevede anche che un segnale, per essere mantenuto nella popolazione, debba recare benefici sia all’inviante che al ricevente. Si parla in questo caso di coevoluzione. Spesso l’impollinazione è un processo specie-specifico: un fiore è preferenzialmente impollinato da una certa specie animale piuttosto che da un’altra, perché magari più efficiente nel farlo. Allora lo stesso fiore acquisirà una forma e dei colori che attirano proprio quella specie e non altre, come a dire “hey tu! qui c’è del cibo solo per te, vieni!”. In questo caso il fiore avrà ottenuto un’efficiente impollinazione, l’impollinatore ci avrà guadagnato da mangiare: le due forme sono coevolute ed entrambe ne traggono beneficio. Le funzioni della comunicazione tra individui sono assai varie, a dimostrazione di quanto il linguaggio sia fondamentale nella vita animale. La più conosciuta è forse quella legata ai rituali di accoppiamento, che implicano la produzione di segnali di varia natura per mettersi in mostra di fronte a un possibile partner e attirare così la sua attenzione. Altri sono quelli relativi al cibo e volti ad attirare i membri della popolazione verso la fonte di nutrimento, come accade in modo eclatante nelle api, che possono portare dei campioni di cibo all’alveare e indicare con una specie di danza la posizione della fonte. Le formiche, invece, lasciano una traccia di feromoni sul terreno – sostanze che provocano stimoli olfattivi -, che altre formiche possono seguire arrivando così anch’esse alla fonte di cibo. Anche durante le competizioni la comunicazione svolge un ruolo importante nel determinare il vincitore, la volontà di attaccare o la resa. È stato osservato che talvolta i maschi di scimmia cappuccina si urinano sulle zampe anteriori e posteriori. Questo comportamento andrebbe forse ricondotto ad una posizione di inoffensività del soggetto, dato che viene attuato dai maschi sconfitti nei combattimenti o in presenza di una femmina. Un meccanismo assai noto è quello dei cani di urinare in luoghi diversi e sembra essere atto a rivendicare un territorio, ma talvolta anche del cibo o per difendere un compagno. A comunicare la minaccia di un predatore sono invece i segnali di allarme. Questi consentono ai membri di un gruppo di rispondere di conseguenza in diversi modi. Ne sono un esempio i banchi di pesci, che sono un meccanismo di difesa basato sul raggruppamento al fine di apparire più grandi di quanto si sia realmente, in modo da ridurre il rischio di attacco. Più complessa è invece la metacomunicazione, che presenta anche risvolti psicologici. Lo scopo è quello di svuotare di significato qualcosa che si dice o si fa. Dire “ti amo” con tono inespressivo e senza emozione non rimanda sicuramente al vero significato di quella frase, che assume così un senso diverso. Allo stesso modo, un’espressione giocosa nei cani e un successivo segnale aggressivo stanno a indicare che il combattimento avviene soltanto per gioco. Un’altra distinzione da fare riguardo al linguaggio è quella tra comunicazione intraspecifica, cioè tra membri della stessa specie, e comunicazione interspecifica. In particolare, quest’ultima avviene tra componenti di specie diverse e riguarda soprattutto lo scambio di informazioni tra prede e predatori. La comunicazione dal predatore alla preda è molto spesso ridotta, perché questa renderà meno efficace la predazione stessa. Tuttavia se prendiamo come esempio alcuni pesci abissali come i pescatori, si può notare che a volte possiedono un’appendice bioluminescente che dondola davanti alla bocca. Questa è un chiaro esempio di segnale disonesto e ha lo scopo di attirare altri pesci più piccoli, che nel tentativo di catturare l’esca, si posizioneranno in modo favorevole per essere divorati. Molto più comuni sono i segnali dalla preda al predatore, spesso volti a far desistere il predatore stesso dal tentativo di inseguimento, grazie a particolari abilità. Alcune antilopi, come gli impala, sono famosi per gli straordinari salti che sono in grado di compiere. In caso di pericolo possono saltare fino a 9 metri di lunghezza, informando così il predatore molto chiaramente: “prendimi se ci riesci!”. E in effetti, pochi predatori sono disposti anche solo a provarci.

A sinistra la visione umana di un fiore, a destra quella di un insetto

Tanti metodi diversi per parlarsi

Se, come abbiamo visto, i motivi che spingono gli animali a comunicare sono numerosi e vari, allo stesso modo saranno numerose le modalità di comunicazione e altrettanto diversificate a seconda delle situazioni che si possono delineare in natura. Nel campo visivo rientrano innanzitutto i gesti e i movimenti. Alcune specie di orso si “grattano” la schiena sui tronchi degli alberi. Questa azione era ritenuta utile per sporcarsi di una particolare sostanza che tiene lontani gli insetti, ma ulteriori ricerche concludono che sarebbe un metodo per comunicare ad altri orsi in cerca di una compagna che quel territorio è già stato occupato da loro. L’espressione facciale gioca un ruolo importante, come è evidente nei cani che mostrano i denti per esprimere rabbia o alzano le orecchie in situazioni di allarme. Anche la bioluminescenza rientra nel campo visivo e può essere causata da particolari sostanze dell’organismo stesso – come luciferina e luciferasi – oppure da simbiosi con altri organismi bioluminescenti. Le lucciole utilizzano questo meccanismo per cercare un partner e per predazione e il pattern luminoso varia da specie a specie. Molto più frequente è il cambiamento di colore, innescato dall’umore, dalla temperatura o da altri fattori biotici e abiotici. Alcuni cefalopodi come polpi e seppie hanno cellule specializzate, i cromatofori, che possono allargarsi facendo cambiare il colore dell’epidermide, utili per mimetizzarsi o durante i rituali di corteggiamento, per aumentare la visibilità. Un video spopolato sul web appena due mesi fa mostra un polpo che cambia colore mentre dorme: si tratterebbe forse del cambiamento di umore causato dalle diverse “emozioni” durante un sogno. Il campo olfattivo implica invece un metodo di comunicazione chimico, che si svolge attraverso marcatura odorosa e sfregamento con profumi. Gli ippopotami marcano il loro territorio con le feci; marsupiali e roditori con la saliva; felini, rinoceronti e canidi con l’urina. Oltre a tenere lontani eventuali competitori, la marcatura ha anche lo scopo di far orientare il soggetto. Il tatto è un fattore chiave in molti ambiti, come quello dell’accoppiamento, quando due individui possono ad esempio sfregarsi o accarezzarsi per posizionarsi correttamente durante la copula ma anche per imprimere segnali chimici sul corpo. In insetti, uccelli e mammiferi si osserva che la tolettatura ha la funzione di affermare relazioni sociali e gerarchiche in un gruppo. Assai più ampio e noto è invece il campo uditivo, utilizzato per la maggior parte anche dall’uomo. La vocalizzazione è infatti utile a numerosissimi scopi: richiami, rituali d’accoppiamento, trasmissione di informazioni e apprendimento. La scimmia cercopiteco verde ha quattro diversi allarmi per ognuno dei suoi quattro predatori e le reazioni delle altre scimmie variano di conseguenza in modo appropriato. Il bagaglio canoro di un usignolo è di circa 200 “canzoni”, con scopi vari come l’accoppiamento e la marcatura del territorio. Mammiferi, uccelli, anfibi e insetti possiedono anche capacità di emissione di ultrasuoni, composti da sequenze di impulsi a intervalli diversi e più o meno regolari a seconda del messaggio da trasmettere. Si è scoperto addirittura che l’ululato dei lupi varia in frequenza e modulazione in base alla specie di appartenenza: dei veri e propri dialetti specifici. Così anche le balene. Altri studi dimostrano invece che gli elefanti sono in grado di imitare i suoni che sentono più frequentemente. Questo atteggiamento sarebbe utile per stringere legami sociali tra membri di una stessa popolazione e per riconoscersi all’interno della stessa. La vocalizzazione non è però l’unico mezzo per la comunicazione uditiva. Molti artropodi, come grilli e cavallette, sfregano tra loro parti specializzate del corpo per produrre stridulazione. I pesci ossei invece si affidano alla vibrazione delle vesciche natatorie, generando suoni assai vari anche a seconda delle famiglie. Allo stesso scopo, battere insieme parti del corpo può produrre dei segnali uditivi, come nel caso dei serpenti a sonagli per avvertimento o il battito delle ali degli uccelli e i pugni sul petto del gorilla per corteggiamento. Molto più rara è la comunicazione elettrica, presente soprattutto nelle specie acquatiche. Alcuni pesci usano un organo elettrico per generare un campo, poi rilevato da altri pesci attraverso elettrocettori. La lunghezza d’onda e la frequenza varia in base al messaggio da trasmettere, mentre alcuni predatori possono intercettare questi campi elettrici e dirigersi così verso la povera preda. Per molti serpenti, soprattutto al buio, sono invece di estrema importanza i segnali termici. Possono infatti ricavare immagini termiche attraverso il calore emesso da prede o predatori. Così un serpente può mirare precisamente le parti più vulnerabili della sua preda, che per natura emette calore. Questo avviene grazie a una proteina sensibile alla temperatura presente in una fossetta sul capo. Il riscaldamento dell’organo innesca un impulso nervoso che crea nel cervello l’immagine termica. Grazie a questo meccanismo i pipistrelli vampiro sono addirittura in grado di rilevare le zone a più alto flusso di sangue nella preda stessa. Per ultimo, alcuni topi, rane, vermi e api utilizzano un particolare metodo di comunicazione che sfrutta segnali sismici. Questo utilizza vibrazioni generate su un substrato che può essere il suolo, l’acqua, una ragnatela. Altre volte le onde sismiche sono prodotte battendo a terra una parte del corpo. Questi tipi di segnali vengono rilevati dal sacculo, un organo che si trova nell’orecchio interno dei vertebrati. 

Insomma, i metodi comunicativi e di linguaggio degli animali, uomo compreso, sono davvero vari e ancora da scoprire. Il signor Palomar si chiedeva se il linguaggio fosse il punto d’arrivo a cui tende tutto ciò che esiste, oppure se tutto ciò che esiste fosse linguaggio, già dal principio dei tempi. Questo, ovviamente, non possiamo saperlo, ma possiamo sempre sederci insieme a lui nel suo giardino e, guardando i merli che cinguettano e sentendoci un po’ più simili e vicini a loro, scoprire così ciò che la natura riserva.

Come ci vede un serpente al buio

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