Lo studio della prossemica virtuale, ci aiuta a capire l’uso che Andrea De Albert fa di facebook

Su questo articolo parlerò di come il poeta Andrea De Alberti usa facebook come una piattaforma letteraria, aggiungendo anche un pò di prossemica virtuale

 

De Alberti scrive su facebook nel 2017 : « Non c’è da dimostrare proprio niente in poesia. Non c’è un ipotesi. Non c’è una tesi. No c’è niente nel mezzo. Non c’è niente. State sereni.» Da questa frase parte una riflessione riguardo ad un uso “alternativo” dei social, in questo caso di facebook, non più usato come se fossimo tutti dei social media manager o come se fosse una vetrina di scambio di personalità distinte ed informazioni, ma come un mero oggetto del sapere, del condividere pensieri e poesie, come se fosse un libro. Prima di arrivare al punto di questo articolo farò anche una piccola spiegazione, dello studio della prossemica virtuale, ovvero, il campo che studia il comportamento verso i social, e che in qualche modo cerca di spiegare questo nuovo mondo ancora scoperto a metà.

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Una nuova scienza: Benvenuta prossemica virtuale!

La prossemica è una scienza semiologica che studia, i gesti, il comportamento, lo spazio. Negli ultimi anni abbiamo avuto la necessità di studiare il comportamento umano non solo nei rapporti “reali” con altri umani, ma anche nei rapporti umani attraverso i social media, nei confronti di altre persone, anch’essi dietro uno schermo. Da questa necessità nasce la prossemica virtuale, ovvero, lo studio della prossemica ma unito ai comportamenti, ai gesti e allo spazio del web, per essere più precisi e dare una definizione ancora più meticolosa possiamo dire che «il modo in cui l’interazione su internet, una volta divenuta preminente, influisce sul nostro comportamento sociale» (Emanuele Fadda, Troppo lontani, ma troppo vicini. Elementi di prossemica virtuale. p.16).  Ci sembrerà strano, ma possiamo paragonare il mondo del web alle istituzioni totali di Goffman, luoghi in cui si può entrare ma non si può uscire, che hanno regole restrittive rispetto al “fuori” , uno più vicino ai giorni nostri è Luciano Floridi che ha creato il manifesto “ONELIFE” in modo molto riassuntivo, lo scopo di questo manifesto è quello di spiegarci che passiamo gran parte della nostra vita, nell’ “accesibilità” dei media che sfuma e rende labili i confini tra vita reale e vita virtuale , un’altra conseguenza di quando prendiamo il nostro cellulare o il nostro pc per fare una determinata cosa è che poi finiamo per farne tante altre e dimenticarci completamente di quello che dovevamo fare, questo prende il nome di attention deficit disorder. Ecco spiegato in poche, pochissime parole quello che studia e dove ci porta la prossemica virtuale.

 

Facebook e Andrea De Alberti

De Alberti non porta una competenza da social media manager, ma da scrittore che – sulla soglia dell’età individuata da Douglas Adams come “problematica” ad accettare le novità, si mette al passo e anzi interpreta il mezzo in modo personale, avviando, un modo di scrivere sui social, da fondatore di discorsività. Possiamo usare un atteggiamento filologico per far capire quanto De Alberti avvicini una scrittura social a quelle ufficiali. Una delle serie più importanti di scrittura social di De Alberti è quella delle lettere al padre, la prima volta che De Alberti scrisse una poesia fu alla morte del padre, quale poi dedicò anche un libro Basta che io non ci sia, su facebook continua queste serie di lettere, di lunghissima elaborazione, dedicate al padre. Un piccolo esempio:

Caro papà, potremo rivederci qualche giorno? Dico anche dopo il 13 di questo mese? Faccio una gran fatica. Voglio che alcuni sappiano che si fa una gran fatica. Che possa servire anche a loro quello che scrivo. Ho sempre pensato a me. Ma quando scrivo no. Non penso a me e non penso a niente. Scrivo della fatica. Della rete bucata. Del cielo che precipita e ci metto sotto la schiena. Scusate. Scusa.  [3 ottobre 2017]

A chi si chiedesse quale “statuto” abbiano questi testi, rispondo con una sorta di sillogismo: se un autore pubblica un testo, allora è da considerare letterario, nelle intenzioni. Nel caso dei social, in cui la pubblicazione ha a che fare con un limbo non solo di “carattere”, perché è uno spazio privato-pubblico, ma di “esistenza”, perché può essere sempre cancellato e modificato, varrebbe lo stesso, ma con un’ulteriore cautela si può dare verifica se c’è una “parentela” con un testo precedente o se segue una sua pubblicazione.

 

Una via di mezzo

Nel febbraio 2017 Andrea De Alberti scrive su Facebook: «Non c’è da dimostrare proprio niente in poesia. Non c’è un’ipotesi. Non c’è una tesi. Non c’è niente nel mezzo. Non c’è niente. State sereni»Come scriveva Dante Isella ai Mottetti: bisogna saper «trovare […] il juste milieu “tra il non capir nulla e il capir troppo”.Siamo infatti persuasi, il fatto è molto semplice: Facebook, come ogni altro social, ci pone di fronte a una situazione del tutto inedita per la critica e la letteratura. Non più archivi polverosi, né manoscritti indecifrabili, ma una cascata di informazioni chiare e tutto sommato facilmente raggiungibili attraverso una ricerca per parole chiave.  De Alberti nasce a Pavia nel 1974. Laureato in Storia del Teatro con una tesi sul Teatro dei Sensibili di Guido Ceronetti, esordisce come poeta su «Atelier», con prefazione di Flavio Santi.  Andrea De Alberti mostrava una consapevolezza del mezzo superiore, non con tecnica informatica, ma con tecnica poetica. Non una competenza da social media manager, ma da scrittore che – sulla soglia dell’età individuata da Douglas Adams come “problematica” ad accettare le novità,  si mette al passo e anzi interpreta il mezzo in modo personale, avviando un modo di scrivere sui social, forse “fondatore di discorsività”.

 

 

 

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