Il cambiamento degli oggetti dell’economia nell’era tecnologica: dalle teorie di Marx e Weber a”The Social Dilemma”

Le teorie economiche che conosciamo hanno sempre visto oggetti inanimati come merce di scambio, ma nell’era della tecnologia l’oggetto a cui l’economia fa riferimento è cambiato.

Quanto i social media hanno modificato della nostra persona? E quanto hanno cambiato il modo di fare economia? Vedremo di seguito in che modo l’economia capitalistica è cambiata partendo dalle analisi di Marx e Weber fino ad arrivare ai temi trattati nel docufilm Netflix “The social dilemma”.

Le visione economica marxista

Karl Marx, filosofo e sociologo tedesco che gran parte di noi conosce, visse nell’Ottocento e il suo modo di vedere l’economia e le azioni capitalistiche era molto diverso da come lo vediamo noi.

Marx ha dedicato molti scritti all’analisi economica, infatti è da lui che deriva il termine “Dittatura del proletariato”, che creò a seguito di uno studio dettagliato dei rapporti tra proletario e capitalista. Questo termine inoltre pose le basi del pensiero socialista (non a caso il socialismo proviene dal marxismo).

Tornando alla visione marxista dell’economia in senso più tecnico vi è una premessa da fare: nelle teorie di Marx vi è sempre il tema dello sfruttamento degli operai. Per spiegare il funzionamento del capitalismo dei suoi anni Marx ha sviluppato una teoria capitalista, impostandola così:


D – M – D’

D: Primo investimento del denaro

M: Merce

D’: Valore della merce in vendita, quindi guadagno


Quando Karl Marx parla di merce, parla di viveri, denaro, oggetti utili per la popolazione, dunque, di oggetti inanimati.

“L’Etica protestante e lo spirito del capitalismo” di Max Weber

Max Weber è stato un sociologo, anch’esso tedesco, vissuto a cavallo tra l’Ottocento e il Novecento. Egli si è ispirato notevolmente a Marx per stilare le proprie teorie economiche, ma i due hanno grandi differenze: nelle teorie marxiste spicca l’importanza dello sfruttamento dei lavoratori e vi è una feroce critica alla società occidentale del tempo. Nelle sue teorie invece, Weber lascia da parte la critica, spiegando concettualmente e in modo meramente oggettivo il funzionamento dell’economia.

Nel 1905 Weber scrisse “L’etica protestante e lo spirito del capitalismo“. In questo saggio egli riprese le 95 tesi di Lutero scritte nel 1517 che diedero vita al protestantesimo e, di conseguenza, alla sua visione calvinista,  per arrivare al concetto di spirito del capitalismo, inteso come la volontà dell’uomo di spiegare razionalmente il funzionamento dell’economia capitalistica.

L’etica protestante vede l’uomo come predestinato da Dio, e di conseguenza crede che l’essere umano non possa fare nulla per cambiare le sue sorti. La visione calvinista del protestantesimo invita l’uomo a investire la propria vita sul lavoro per glorificare Dio, però consiglia anche di non godere del denaro guadagnato, ma di tenerlo da parte. Tutto ciò porterebbe l’uomo a sfuggire dalle tentazioni.

I calvinisti però, non avevano ancora fatto i conti con l’altra faccia della medaglia. L’etica puritana infatti favorisce, mediante la sua enfasi sul lavoro e sulla rinuncia a ogni lusso, la produzione di ricchezza: ma la ricchezza, una volta prodotta, gioca a sfavore degli impulsi religiosi originari, favorendo proprio ciò che questi chiamavano “tentazione“.

Il nuovo oggetto dell’economia capitalista: il subconscio dell’essere umano

The social dilemma” è un docufilm uscito su Netflix a settembre 2020. Questo documentario cambia radicalmente la visione dell’economia che abbiamo analizzato con Marx e Weber.

Gli esperti che parlano in questo documentario sono gli stessi che hanno lavorato in prima persona agli algoritmi che detengono i nostri dati sul web.

Il tema principale del programma, come si può intuire dal titolo, è l’abuso dei social media da parte della popolazione mondiale che ha portato a una vera e propria “tecnologizzazione” dell’essere umano a livello mentale. Questa tecnologizzazione ha impigrito l’attività cerebrale dell’uomo, perché ai giorni nostri egli può trovare qualsiasi spiegazione con un click, senza dover ragionare più di tanto.

Gli esperti ci mettono a conoscenza del fatto che tutto ciò che ci viene mostrato sui social, non è mai un caso, ma è il prodotto di statistiche sempre più accurate basate sulla nostra persona. Nel mondo del web non siamo altro che un mucchio di dati, che vengono usati per portarci a usufruire ancora di più di internet.

Non a caso, per esempio, quando su instagram ci troviamo davanti a inserzioni riguardanti argomenti o prodotti che ci interessano, il motivo è che siamo continuamente monitorati. Gli algoritmi di cui gli esperti parlano studiano ogni nostro movimento, sanno per quanto tempo ci fermiamo a guardare una foto, un video, un sito web, e continuano a proporci cose simili a quelle che abbiamo dimostrato interessarci di più.

Se non stai pagando per un prodotto allora il prodotto sei tu.

In definitiva, che ce ne accorgiamo oppure no, siamo il nuovo prodotto del capitalismo moderno. In altre parole, siamo gli oggetti di calcolo nel cervello tecnologico del pianeta, schiavi dell’intelligenza artificiale.

Cosa possiamo fare? Certamente non buttare i nostri i cellulari dalla finestra, ma dobbiamo essere più consapevoli del fatto che più restiamo connessi, più ci allontaniamo dalla realtà.

 

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