Come possiamo imparare ad amare il nostro corpo? L’esempio di Vanessa Incontrada su Vanity Fair

”Nessuno può giudicarmi, nemmeno tu” è il titolo dell’ultima copertina di Vanity Fair che vede come protagonista un’audace Vanessa Incontrada senza veli. Un grido contro il body shaming di cui Vanessa si fa portavoce mostrandosi fiera delle sue curve. 

Negli ultimi anni si parla molto di ”body shaming”, l’atto di deridere una persona per il suo aspetto fisico.
Questa settimana Vanessa Incontrada, nota conduttrice ed attrice italo- spagnola, ha posato nuda per la copertina della rivista Vanity Fair numero 40. Simbolo di chi ha deciso di accettare il proprio corpo così com’è.

Dispercezione corporea

Nessuno mi può giudicare

Vanessa Incontrada è da anni nota al grande pubblico per aver condotto trasmissioni come Zelig e protagonista di numerose Rai Fiction. Bella e solare, con i suoi quarantadue anni, è l’immagine di una donna non così lontana dalla normalità, che non ha niente a che fare con le solite dive dello spettacolo. Al di là dei riflettori vive felicemente con il marito ed il figlio Isàl a Follonica, città dove è cresciuta.

Nell’intervista dell’ultimo numero di Vanity Fair, Vanessa racconta come è riuscita ad arrivare ad accettare il proprio corpo. Afferma che tutto è iniziato dopo aver partorito, quando ha dovuto tornare presto sul set per girare uno spot televisivo.
Giunto il momento di provarsi i vestiti di scena nessuno le entrava, è così scoppiata a piangere disperatamente.
Da quel momento Vanessa, che un tempo era stata perfino modella, non è più tornata ad essere magra come prima, sono iniziate le critiche al suo corpo sui social e sulle riviste di gossip in cui in molti la definivano ”grassa”.

L’Incontrada racconta di aver sofferto molto domandandosi perché così tanta cattiveria gratuita, ma di aver finalmente trovato la pace quando durante un suo monologo televisivo su queste tematiche, si è resa conta di non essere sola, che la sua battaglia del corpo riguardava tutte le donne, doveva mettere a disposizione di altre la sua esperienza. Ad oggi infatti, il suo pubblico femminile è sempre in aumento ed in molte quando la incontrano la accarezzano e ringraziano.

”Questa cover per me è forse il momento più bello degli ultimi anni. Un punto d’arrivo che vede il mio corpo diventare un messaggio per le altre donne: affrontiamo una nuova bellezza. In un certo senso è come quando Cristoforo Colombo ha scoperto l’America in un luogo dove tutti pensavano finisse la Terra. Ecco, oggi dobbiamo cercare la bellezza dove tutti pensano finisca”». Risponde Vanessa quando le chiedono dove ha trovato il coraggio di posare nuda.

I riscontri positivi non sono mancati. Sui social in moltissime hanno ripostato l’immagine della copertina congratulandosi per il suo gesto.
L’unica voce fuori dal coro è stata quella della giornalista Selvaggia Lucarelli del Fatto Quotidiano, la quale ha sottolineato che in realtà nella foto di Vanessa vede solo una bella donna con un peso normale, una pelle lisciata da photoshop, un sorriso perfetto ed una sensualità evidente. Tutto molto lontano dalla normalità e dal tema dell’ accettazione di sé, una foto dunque non efficacie per aiutare altre ragazze insicure.

”La questione va normalizzata, non spettacolarizzata, altrimenti non ne usciremo mai” scrive la Lucarelli.

Una buona autostima è il rimedio al body shaming

All’estero sono moltissime le star che hanno deciso di mostrare orgogliose il loro corpo con qualche chilo in più. Ricordiamo tra queste la bellissima Rihanna, Lady Gaga, Kate Winslet, nonché Rose del Titanic.
Cantanti come Beyoncé e Jennifer Lopez del loro sedere e gambe formose hanno creato un’immagine di sé stesse come sex symbol, ammirate in tutto il  mondo.

Tuttavia però, come ha fatto notare Selvaggia Lucarelli nel caso di Vanessa Incontrada, stiamo parlando di donne famose che seppur con qualche chilo in più restano bellissime.
Icone lontane dalla donna normale, con una vita tranquilla ed un lavoro comune, che non si piacciono per come sono.
Donne che vivono una quotidianità fatta di persone che fin dall’infanzia sono pronte a giudicare qualsiasi difetto fisico, ad osannare la perfezione assoluta. In quasi tutte le classi vi è almeno un bambino deriso per un difetto fisico come le orecchie a sventola, le lentiggini, l’apparecchio ai denti, essere troppo bassi o alti, secchi o grassi. Ferite che restano nel bambino e che si tramutano in insicurezze per tutta la vita.

In famiglia e a scuola ci insegnano moltissime cose, ma purtroppo quasi nessuno ci insegna ad avere autostima. L’autostima nasce dal giudizio che diamo di noi stessi. Da quanto crediamo o meno di essere persone valide, importanti, capaci di vivere in armonia dentro e fuori di noi. Essa può essere sia generale ed estesa a tutta la personalità,sia parziale, legata a specifici ambiti della nostra vita. Possiamo dunque avere stima di noi stessi perché sappiamo fare bene certe cose, ma sentirci carenti in altre aree.

Avere una buona autostima in generale di se stessi significa rinunciare all’idea di perfezione, essere consapevoli dei pregi sapendoli valorizzare e dei difetti accettandoli come parti integranti e caratterizzanti della propria identità. Saper costruire delle sane relazioni sociali, avere fiducia in se stessi e degli altri, possedere la capacità di saper stare in gruppo, ma anche da soli. Realizzarsi professionalmente, gestire le proprie emozioni ed i giudizi esterni. Insomma come dicono alcuni psicologi, l’autostima è ”Quanto ci sentiamo bravi nel mestiere della vita”. Essa si forma nei primi anni di vita attraverso le relazioni primarie con genitori, insegnanti, coetanei ma può subire grossi cambiamenti in positivo o negativo durante l’arco della vita, anche a causa degli eventi.

Venere di Botticelli, dea della bellezza antica.

Cos’è la dismorfofobia?

Il modo in cui valutiamo noi stessi e gli altri sulla base di determinati principi ed ideali ha veramente poca farina del nostro sacco. La verità infatti è che sono in primis le norme ed i modelli imposti dalla società, dai mass media, dalla tradizione, a plasmare la mente di ognuno di noi.
I genitori sulla base di ciò che hanno appreso trasmettono ai figli determinate idee, lo stesso vale per gli insegnanti con gli alunni, gli amici, i fidanzati.
Fino all’inizio degli anni’90 erano le donne più formose con seno, fianchi, gambe prosperose ad essere considerate più belle ed attraenti rispetto a quelle magrissime che al contrario, secondo l’istinto primitivo dell’uomo, davano l’impressione di essere ” meno fertili, malate” dunque meno femminili.
Un tempo l’eccessiva magrezza era simbolo di povertà, poca saluta. Chi era ricco ed informa sfoggiava un corpo tutt’altro che asciutto. Troviamo conferma nei dipinti antichi, nelle rappresentazioni delle divinità come Venere, dea della bellezza, rappresentata sempre in carne.

Negli ultimi decenni la moda ha apportato un nuovo canone di bellezza che è riuscito a stravolgere completamente i precedenti: il dominio della magrezza, il culto dell’immagine. Ciò ha portato l’incremento della dismorfofobia.

Definiamo con il termine dismorfofobia una percezione alterata della propria immagine corporea, in cui l’ossessione per un difetto, inesistente o minimo, domina la vita della persona, e queste preoccupazioni spesso diventano incontrollabili, portandola a passare molte ore della giornata a rimuginare sul difetto fisico.
La persona può passare molto tempo davanti ad uno specchio, o al contrario evitare qualunque superficie che possa riflettere la sua immagine, e tenterà di nascondere il difetto in qualunque modo, per es. con il trucco o con l’abbigliamento. Talvolta questi soggetti ricorrono alla chirurgia estetica, o comunque tendono ad avere una cura eccessiva del corpo, facendo anche paragoni sui propri e altrui difetti, rendendo la vita socio-relazionale molto difficile a causa del loro forte senso di vergogna.

La dismorfofobia è un disturbo grave che può portare il soggetto all’isolamento sociale fino a sfociare in idee suicidarie. L’età di esordio è compresa tra i 15 e i 20 anni, e le donne sembrerebbero essere il sesso maggiormente a rischio. Il dismorfofobico può fissarsi su più parti del corpo, ma è più frequente che una o due parti siano oggetto dell’ossessione. La sua vita quindi diventa una continua ricerca della perfezione, si vede dentro un corpo che non gli appartiene, che diventa il campo dell’ inadeguatezza interiore, di un Sé difficile da trovare e da accettare. Spesso la dismorfofobia sfocia in disturbi alimentari come anoressia e bulimia.

Chissà se magari nei prossimi decenni saranno altri i modelli di bellezza che la moda divulgherà, tuttavia l’unicità di ognuno di noi è ciò che non potrà mai ”passare di moda”. L’accettazione di se stessi attraverso l’acquisizione di una buona autostima è la ricetta per una vita felice e serena in una società moderna che ci vuole tutti uguali e perfetti, pronti a giudicare l’altro.

 

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