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Lo Stato risolve la disoccupazione dei protagonisti di “Friends”: parola di Rachel

Lo Stato risolve la disoccupazione dei protagonisti di “Friends”: parola di Rachel

La serie Friends è una delle più famose di sempre, eterna rivale di How I Met Your Mother. Come dimenticarsi dell’adorabile e (inizialmente) squattrinata Rachel?Correva l’anno 1994 quando debutta Friends, serie televisiva americana destinata alla grandezza. La narrazione delle vicende quotidiane di cinque giovani amici squattrinati e diversissimi fra loro ha affascinato e continua ad affascinare due generazioni di spettatori. Cinque vite che si intrecciano, cinque personalità che cozzano continuamente fra di loro, cinque persone che vivono, insieme, ciò che la vita decide di offrire loro. Ma concentriamoci sul personaggio di Rachel e sulla sua (inizialmente) scarsa attitudine al lavoro.

Rachel: dalla disoccupazione al lavoro dei sogni

In Friends, come ben sappiamo, non c’è un vero e proprio protagonista: ogni personaggio è ben caratterizzato e seguito con storyline interessanti per tutta la durata della sitcom. Ma non si può fare a meno di notare che uno, in particolare, sia forse il più amato dalla regia e dalla sceneggiatura: Rachel Green. Figlia di una famiglia facoltosa, entra nella serie subito dopo aver lasciato all’altare il suo promesso sposo Barry. Da lì, cerca rifugio presso Monica Geller, sua amica del liceo, e, inevitabilmente, conosce tutto il suo fantastico gruppetto di amici. Se, inizialmente, Rachel dipende economicamente dai genitori, dopo la fuga dalle nozze decide di entrare nel mondo del lavoro. Dopo un brevissimo periodo da disoccupata, diventa cameriera al Central Perk, bar preferito dei protagonisti. Dopo un’esperienza di occupazione mediocre, decide però di seguire il suo sogno: fare della moda il suo lavoro. E ci riuscirà, ma niente spoiler.

Che cos’è la disoccupazione?

Uno dei problemi più segnanti del nostro tempo è proprio quella disoccupazione. Ma chi sono i disoccupati? Facciamo una premessa. La popolazione è divisa in attiva e passiva: alla prima categoria appartengono le persone con un’età compresa fra i 15 ed i 64 anni, mentre alla seconda i minori di 14 anni e gli over 65. La popolazione attiva è classificata ulteriormente sulla base della condizione lavorativa individuale. Infatti, i membri di questo gruppo possono essere occupati, disoccupati o economicamente inattivi. I primi sono coloro che hanno un lavoro retribuito, i secondi non hanno un mestiere retribuito ma sono attivi nella ricerca di occupazione, mentre i terzi sono persone non occupate, anche se in età lavorativa, ma non in cerca di lavoro. Il totale dei potenziali lavoratori, ossia la somma di occupati e disoccupati, è chiamata forza lavoro e rappresenta la disponibilità di lavoro in un’economia.

Come si calcola la disoccupazione?

Il tasso di disoccupazione è la percentuale della forza lavoro disoccupata: è il rapporto fra disoccupati e forza lavoro, moltiplicato per 100. Partiamo da un presupposto: l’economia presenta sempre un certo grado di disoccupazione, ma non tutta è uguale. Infatti, ne esistono due tipi: la frizionale e quella strutturale. La prima è temporanea, essendo legata meramente al tempo necessario per trovare un lavoro; la seconda è persistente, essendo associata all’incapacità dei salari lavorativi di adattarsi istantaneamente ai cambiamenti del mercato. Quest’ultimo tipo, in particolare, è causato dalle leggi sul salario minimo obbligatorio, dai sindacati e dai salari in efficienza (salari troppo alti rispetto a quelli di equilibrio).

La disoccupazione è uguale per tutti?

In Italia, il sistema del lavoro è duale e spesso iniquo. Infatti, crea enormi disparità intergenerazionali e di genere fra insiders e outsiders. I primi sono occupati con una rendita di posizione (contratto a tempo indeterminato, dipendenti pubblici, membri di Ordini professionali, possessori di licenze,…), mentre i secondi sono disoccupati, facenti parte dell’economia sommersa, neoassunti, irregolari e precari. Agli insiders appartengono molto spesso uomini di mezza età, bianchi e con un’istruzione media; agli outsiders, invece, adolescenti, donne, neolaureati, neodiplomati e membri di minoranze, spesso costretti ad accettare situazioni di sotto-occupazione. A livello salariale e lavorativo, il divario fra le due categorie è enorme. Proprio per questo, i Paesi europei hanno pensato di promuovere degli ammortizzatori sociali, ma, inevitabilmente, gli equilibri socio-economici sono cambiati del tutto.

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