Lo spirito natalizio è in crisi: quando diventa un miracolo persino credere ai miracoli

I miracoli esistono? Secondo Baruch Spinoza, no. Secondo Les Mayfeld, regista di Miracolo nella 34° strada, sì. E tu ci credi nei miracoli?

A tutti è capitato almeno una volta di esclamare: “Mio Dio, è un miracolo!”. Fosse per l’autobus che passa non appena raggiungi la fermata, per un esame superato più facilmente del previsto o per per questioni ben più serie, come un parente malato guarito quando in fin di vita. Tutti abbiamo avuto, almeno una volta nella vita, la sensazione che una potenza superiore ci avesse benedetti e che un evento totalmente inaspettato potesse essere definito un miracolo.

La magia del Natale

A far da protettore ai miracoli è sempre il Natale. Festa cristiana per eccellenza, i miracoli sono caposaldo della predicazione della religione a cui esso è generalmente associato. I Vangeli sono pieni di storie miracolose cui i fedeli credono senza esitazione. Non sono, però, solo un elemento religioso, perché  i miracoli restano, nello spirito collettivo, associati alla magia che questa festività porta con sé… E tutti fiabescamente attendiamo, oltre alle valanghe di doni cui il capitalismo ci ha abituati, il nostro miracolo di Natale!

Alla creazione di questo finale da sogno hanno contribuito film, libri e storie che narrano di personaggi alle prese col loro personalissimo evento prodigioso avvenuto proprio nel periodo delle feste. Uno dei film più celebri dedicati a questa ricorrenza porta, infatti, proprio il titolo di Miracolo nella 34° strada. Seppure sia stato girato nel 1994, come remake del celebre predecessore del 1947 diretto da George Seaton, il film rimane un sempreverde. Di generazione in generazione, si attende di sedersi davanti alla tv con la propria famiglia, aspettando che una delle reti nazionali lo trasmetta o utilizzando il proprio amatissimo DVD.

Miracolo di Natale, in questa storia, è l’avverarsi dei desideri della piccola Susan. Quest’ultima, infatti, all’inizio della proiezione sembra non credere in Babbo Natale. Kris Kringle, assunto per impersonare quest’ultimo per i magazzini Cole, viene ritenuto autentico da tutti i bambini. La scettica Susan gli confessa mentre lui le fa da babysitter cosa vorrebbe: una casa, un papà e un fratellino. Alla fine del film, tutti questi desideri saranno avverati, secondo un cliché tutto a tema natalizio.

Non solo, durante il corso del film, sarà proprio Susan ad aiutare a confermare la vera natura di Kris. Babbo Natale esiste e i bambini hanno diritto di credere in lui perchè pure sulle banconote da un dollaro è stampata la celebre scritta In God we trust. Se gli  adulti hanno diritto a credere in Dio, perché i bambini non avrebbero il diritto di credere a Babbo Natale? Entrambi dispensatori di miracoli, ci si affida a queste figure perché cambino il corso degli eventi o della nostra vita ed affidarsi a Dio non sembra poi tanto dissimile dall’affidarsi a un gentile vecchio barbuto che ogni anno procura gioia ai piccini in tutto il mondo.

La negazione dei miracoli

Eppure, non tutti credono che a Natale si possano verificare per davvero dei miracoli: fedeli copie del Grinch si aggirano tra noi, pronti ad alzare gli occhi al cielo ad ogni canzoncina natalizia e a staccare la spina ad ogni lucina o decorazione. Poco male, perché c’è persino chi ai miracoli non ci crede proprio tutto l’anno. Tra questi, il celebre filosofo razionalista Baruch Spinoza.

Secondo Spinoza, i miracoli sono un controsenso e nascono dall’incomprensione. Il volgo, difatti, non è in grado di comprendere alcuni particolarissimi fenomeni della natura e, così, gli conferisce forza e causa divina. Si illude che gli elementi che non riesce a cogliere col proprio intelletto siano soprannaturali in origine. In pratica, la massa non capisce e trova spiegazione in Dio, di cui prova l’esistenza tramite i miracoli stessi.

Poiché gli eventi sono straordinari e non hanno alcuna altra ragion d’esistere, devono, per forza, essere frutto dell’operato di Dio. Credere in Dio vuol dire, allora, credere nella sua capacità di realizzare ciò che non è realizzabile.

Questo ragionamento, però, secondo Spinoza, non ha alcun fondamento logico. Dio è, d’altro canto, l’autore dell’ordine naturale. Le leggi della natura sono state scritte da lui e non ha, dunque, alcun senso che sia proprio lui a negarle. I miracoli dovrebbero, semmai, spingerci a dubitare di Dio.

Insomma, se Dio ha stabilito il corso del mondo, perché dovrebbe essere proprio lui a decidere di cambiarlo? E se pure un miracolo esistesse, perché dovrebbe essere proprio Dio nella sua onnipotenza ad averlo permesso? Se i miracoli fossero davvero qualcosa che ci spinge a credere nell’interruzione dell’ordine prestabilito, sarebbero essi prova del fatto che Dio non è poi onnipotente? Insomma, i miracoli sono impossibili da giustificare a livello razionale, pertanto non esistono e sono solo frutto dell’ignoranza.

Cosa sono i miracoli?

Ma, in sostanza, cosa sono i miracoli? A mettere a confronto il film con le teorie spinoziane, pare quasi di trovarsi di fronte a due definizioni completamente diverse dalla stessa parola!

Iniziamo con una definizione da dizionario, secondo cui per “miracolo” si intende:

[Un]fatto che si ritiene dovuto a un intervento soprannaturale, in quanto supera i limiti delle normali prevedibilità dell’accadere o va oltre le possibilità dell’azione umana.

Questa definizione sembrerebbe, a prima vista, poter essere concordata sia dal regista che dal filosofo. Un definizione innocua, che si potrebbe adattarsi a tutti e a tutte le circostanze e che, invece, racchiude un tranello! Sì, perché Spinoza, in quanto filosofo razionalista nega che questi eventi siano soprannaturali!

Nel sistema filosofico di questo autore, i miracoli in sé stessi non esistono, sono il fallimento della ragione umana. Al contrario, per tutti i bambini che scrivono le proprie letterine a Babbo Natale, i miracoli esistono eccome! Sono un fatto concreto, tangibile, vero, che può verificarsi nei momenti più inaspettati. La speranza è di avere la stessa fortuna di Susan: incontri un uomo in barba bianca,  ti convinci a confidargli la cosa che più vorresti al mondo e, in tempi record, te la ritrovi davanti!

Se per gli appassionati del Natale i miracoli vanno presi sul serio, per Spinoza sono fumo negli occhi. Tutto questo, però, nasce da una diversa definizione del miracolo. L’attesa per l’evento inaspettato è, per il filosofo olandese, pericolosa e deleteria; per i bambini che aspettano i propri regali sotto l’albero, tenera e motivata.

La ragione è che per un razionalista come Spinoza la fede non ha alcun senso. I miracoli, però, sono solo per chi crede. Non sono frutto della logica, non rispondono a nessuna spiegazione sensata, sono pura fiducia nell’esistenza di qualcosa che resiste alla ragione.

Proprio per questo motivo è diventato così difficile credere ai miracoli di questi tempi. La scienza trova un senso a tutto e ogni cosa assume una sua spiegazione. Chi non trova la causa o la ragione di qualcosa, apre Google e digita ciò di cui ha bisogno. Non ci sono più domande aperte per cui trovare risposta in un ordine superiore. O, se pure ce ne sono, vengono zittite dalla valanga di ipotesi razionali che continuano ad essere formulate e che appaiono infinitamente più adeguate a spiegare l’evento imprevisto.

Lo spirito natalizio sta vivendo, perciò, negli ultimi decenni, una profonda crisi, perchè è diventato un miracolo persino credere ai miracoli.

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