Lo scrittore visionario Dostoeskij festeggerebbe  ad Halloween o avrebbe paura dei mostri?

Lo scrittore visionario Dostoeskij cosa proverebbe nel vedere che in un particolare giorno dell’anno anche la paura e i mostri sono parte di noi? 

Dostoevskij visse praticamente tutta la sua vita immerso nella paura, ma egli, scrivendone, la ritrasse come il diamante grezzo della bellezza umana


Che cos’è la paura?

La festa di Halloween ha un carattere peculiare, quasi meraviglioso e porta con sè quella bellezza mesta e scellerata, che addobba di mistero le più antiche tradizioni del mondo. La festa nasce con il nome di Samahain e ha come luogo dedito alle sue celebrazioni, i freddi e angusti boschi della Scozia e le sconfinate valli dell’ Irlanda. Nel corso del suo sviluppo fu sempre più associata alla ritualità funeraria, al culto dei morti e alla celebrazione definita di “ Ognissanti” che appunto si trascrive in inglese come “ All Halloween’s eve” , cioè il tempo di tutti gli spiriti. In epoca attuale, si è poi linearizzata al consumismo e la sua adesione alla spiritualità, la profonda associazione con l’evocazione, il culto e il rispetto per i morti è diventata la facciata di un business e una scusa per fare baldoria.  Ma perché la rappresentazione della mostruosità è stata scelta come giustificazione del divertimento? E che significato profondo può avere che si riceva un dolce in cambio di uno “ spavento “?

Fedör

Egli è stato uno degli scrittori russi più prolifici e visionari della storia della letteratura, ha scritto libri voluminosi, descritto personaggi che sono emblemi di atti ,passioni e ( cosa più importante) non si è limitato a inventare ciò che scriveva. Dostoeskij scrisse delle sue visioni, forse per poterle controllare o perché così facendo avrebbe sciolto le loro vesti, i loro urli e rantoli di furore e di abbandono, ma così non fu e i suoi persona arrivarono al punto di possederlo e di asfissiarlo con la loro vividezza maligna e grondante di persuasione diabolica. Si può dire che Dostoeskij si travestì dei suoi personaggi, che a un certo momento si tramutarono in veri e propri “ demoni”, che divenne il titolo di una delle sue opere più celebri e si dice chè ,mentre scriveva lo si poteva udire recitare le voci dei suoi attori, di coloro che avrebbero interpretato la sua sofferenza. Sua è la celebre frase “ la bellezza salverà il mondo”, ma chi ha letto i suoi romanzi può forse chiedersi cosa sia a questo punto la bellezza di cui parla. È la bellezza della mostruosità , della vita vera e umana. Le maschere cadono sotto il peso del vuoto e si scopre che ogni battuta, ogni recita, copre il vuoto dei personaggi e li rende umani. Raskolnikov privo di passione non avrebbe mai intaccato la testa di una vecchia con una scure, ma stava solamente cercando di essere umano, di comportarsi come tale. Il fatto che se ne renda conto lo tormenta e spesso egli si sente più morto che vivo.

Raskolnikov è il protagonista di Delitto e Castigo, un’anima tormentata che agisce per tormento e si tortura per il suo delitto ma che, alla fine, comprende che il significato di quel delitto era una maschera, un fingersi umano ( perché sì, per Dostoeskij essere umano è essere mostruoso), e comprende l’inettitudine delle sue azioni e ritorna a quel vuoto iniziale, magnificando i soliloqui e le titubanze ma ancora di più le sue azioni. Però i turpiloqui e i delitti, le mostruosità sono per Dostoeskij la natura umana, allora cosa dovremmo davvero pensare? Insomma, cosa lui penserebbe di una festa come Halloween?

 

Il vuoto e la paura

Travestirsi ad Halloween non fa paura, o meglio non quella paura che atterrisce ma una paura vigile e docile, che diverte e anima. Halloween è un momento in cui la paura, la mostruosità perde la sua aura di ignoto e resta umana e vicina. E quando noi impariamo a conoscerla, capiamo anche che non è strana o assurda o terrificante, se non quanto lo siamo noi e indossare questa maschera ci rende inconsapevoli di quel vero vuoto che attanaglia il nostro subconscio e ci fa diventare voraci di una vita che non ci appartiene, ma totalmente assenti verso noi stessi. Fedör pensava che l’umanità enucleasse i propri mostri per affrontare la vita e dissentire di quel vuoto, non poi così sporadico, che ci fa dubitare del possesso delle nostre azioni e vedere come il 31 ottobre di ogni anno la gente si vesta e ammanti la propria paura di gioia e ricerchi la sua mostruosità, lo renderebbe più ottimista verso la nostra razza. Forse non avrebbe mai sentito quel vuoto lui stesso nè i suoi personaggi se Dostoeskij avesse almeno una volta festeggiato Halloween, e chissà che Raskolnikov non avrebbe rinunciato alla scure e al tormento. Questa è una festività assurda, potrebbe dire qualcuno, in cui si dà il via libera a qualcosa che per il resto dell’anno causa paura e panico e si rifugge, ma cosa aspettarsi da uno scrittore che scrive di incubi e che allo stesso tempo pensa che la bellezza possa salvare il mondo? Bisogna chiedersi cosa sia per lui questa bellezza, e anche se può essere la paura e la mostruosità una “ assurda” maschera, ci permette di darci un senso come umani e come individui.

-abbiamo davvero bisogno di maschere per renderci umani?

-le nostre passioni sono davvero monolitiche e fin dove possiamo darne una definizione?

-in fondo, per provare emozioni e dirsi umani, abbiamo davvero bisogno di scacciare il vuoto?

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