Cosa hanno in comune la nazionale di calcio e il poeta di Recanati?

Da pochi giorni ha avuto inizio l’Europeo di calcio, che ha visto la nostra capitale ospitare la cerimonia inaugurale: oggi più che mai, che ruolo può avere la nazionale per il proprio Paese?
Non basta la realtà
L’uomo non riesce a vivere esclusivamente nella quotidianità, non può rimanere immerso nella vita che conduce tutti i giorni, in una realtà ordinaria, piatta, e spesso, amara. Lo sa bene il poeta e pensatore Giacomo Leopardi, che più di tutti ha saputo esprimere il malessere che opprimeva la sua vita sin da ragazzo, ma che grazie proprio alle lettere riusciva, almeno per un attimo, ad allontanare. Si è rivolto alla bellezza della poesia e dell’arte, chiedendo a essa di avvolgerlo nel suo ampio mantello, in modo da proteggerlo dal caos del mondo. Quest’ultimo è spesso crudele, e la ragione, che cerca di comprenderlo, sottolinea questa freddezza mostrando all’uomo “l’arido vero”, e Leopardi non può che maledirla per questo. Proprio perché l’uomo non può vivere solo nella quotidianità, Leopardi tenta in ogni modo di svincolarsi da essa: e noi non siamo così diversi da lui, poiché spesso lasciamo che sia una piccola sfera a trasportarci in un altro mondo.
I sogni e le illusioni
La nazionale guidata da Roberto Mancini si è imposta per 3-0 sulla Turchia nella partita d’esordio agli europei, ma non è stato solo il risultato a far sorridere i tifosi: il gioco espresso dagli azzurri si è dimostrato splendido, come poche volte nella sua storia, che ha visto solitamente l’Italia prediligere vittorie figlie di una grande fase difensiva, di grinta e “cuore”. Oggi la nazionale è una squadra che, invece, fa del possesso palla e del gioco offensivo la sua vocazione, ma soprattutto, è bella da vedere. Una bellezza di cui avevamo fortemente bisogno, dopo mesi tremendi che ancora oggi fanno sentire il loro peso, come afferma lo stesso commissario tecnico in una lettera pubblicata sui social:
“Lo sport in questi momenti, come ho detto più di una volta, è uno strumento essenziale della nostra vita. Può aiutarci a stare meglio, può aiutarci a staccare temporaneamente da alcuni pensieri o momenti complicati. Lo sport può regalarci tante emozioni positive. Mai come ora ne abbiamo estremo bisogno”.
In un momento di crisi non solo sanitaria, ma che si estende alla sfera economica, lavorativa e sociale, lo sport assume lo stesso ruolo che la poesia ha avuto per Leopardi, quello di proteggere l’uomo da una realtà che sa colpirlo duramente, ed entrambi hanno in comune quella bellezza che sa nascondere il dolore. Per il pensatore di Recanati dobbiamo lasciare che l’immaginazione ci trasporti in altri luoghi, poiché essa “vede il mondo come non è, fabbrica un mondo che non è”, e gli azzurri, sì, sono capaci di farci sognare anche quando tutto il resto sembra dissolversi: come nel 2006, quando il mondo del calcio italiano era immerso nello scandalo Calciopoli, loro sono riusciti a portare ai tifosi un Mondiale, e oggi, in un Paese sempre più lacerato, lasciamo che siano ancora loro a farci sognare, con la speranza che ci regalino notti indimenticabili. Se tutto ciò può sembrare un’illusione, Leopardi risponde che l’uomo ne ha bisogno come di mangiare o respirare:
“Le illusioni non possono essere condannate se non dagl’illusi, e da coloro che credono che questo mondo sia o possa essere veramente qualcosa, e qualcosa di bello. […] il mezzo filosofo combatte le illusioni perché appunto è illuso, il vero filosofo le ama e predica, perché non è illuso: e il combattere le illusioni in genere è il più certo segno d’imperfettissimo e insufficientissimo sapere, e di notabile illusione”.
Zibaldone.

La ginestra
Le illusioni, allora, sembrano essere più autentiche della realtà di cui facciamo esperienza quotidianamente, quest’ultima non è alla loro altezza, poiché esse sono simbolo delle nostre speranze, espressioni di un mondo che non c’è ma dovrebbe esserci. Lasciamo allora che il calcio ci trasporti in un’altra dimensione, grazie a gente come Christian Eriksen (che sa accarezzare quella sfera come pochi), o grazie alla nazionale, capace di unire gli italiani quando la politica spesso fallisce, come dice ancora Mancini:
“Sappiamo che le nostre partite saranno un momento di unione di milioni di italiani. Saranno momenti di gioia che per un attimo ci faranno dimenticare dell’anno appena trascorso. Per questo andremo a giocare questa manifestazione consapevoli della forza della maglia azzurra e del popolo italiano”.
Come la profumata ginestra cantata da Leopardi, che nasce sulle pendici nere e desertiche del Vesuvio, sa resistere al dolore con dignità nonostante la sua fragilità, così l’uomo deve imparare da essa ad alzare la testa di fronte alla sofferenza, a unirsi agli altri a partire dalle ferite e dalle cicatrici comuni. Ai nostri azzurri il compito di mantenere i sogni e le speranze intatti:
“Uniti sotto un unico cielo azzurro, con indosso la maglia azzurra, stringiamoci in un unico coro che unisce più di 60 milioni di italiani: FORZA AZZURRI!”
Roberto Mancini
E poi, chissà…