L’Isola di Arturo: il periodo dell’adolescenza spiegato da Elsa Morante

L’adolescenza spaventa molti genitori che vedono i figli carichi di cambiamento. È un tema che ha riempito libri, saggi, temi scolastici, chi più chi meno tentano di dare una risposta o spiegazione, se non definizione a quella che è un’inevitabile fase della vita di noi tutti. Elsa Morante però ci ha regalato un nuovo punto di vista con L’isola di Arturo.

Elsa Morante, Premio Strega 1957

L’adolescenza abbraccia il periodo dai 12 ai 20 anni, un periodo di formazione caratteriale, una fase in cui ci si chiede chi siamo o cosa vogliamo essere. Ma soprattutto una fase in cui sembra difficile compiere delle scelte semplici anche a livello sociale. Provare a sperimentare se stessi governati da incertezza di fondo, non capire le nuove emozioni provate, insomma una fase in cui regna la confusione, falsi modelli di ispirazione e incomprensione. Non sono forse queste le cose che ci accomunano? Ognuno di noi ha vissuto l’adolescenza a proprio modo, ma i tratti comuni li abbiamo conservati e affrontati un po’ tutti. Ed è per questo che appare sempre un tema così delicato, perché chi più chi meno ha vissuto questo momento e ne conserva ricordi di ogni genere. Ciò che si scatena è quindi l’empatia, infatti attraverso ogni storia possiamo leggere una parte di noi. Ma tra i romanzi che forse più aiutano la comprensione di questa fase della propria vita, inviterei a porre l’attenzione su L’isola di Arturo (1957) di Elsa Morante.

Dal Film L’isola di Arturo 1966

L’isola di Arturo o l’adolescenza di Arturo?

Dietro questo romanzo di formazione dall’impianto un po’ fiabesco, si incentrano tutte le sensazioni, tutte le emozioni nuove, nell’isola di Procida. Quest’ultima viene resa palcoscenico dell’adolescenza di Arturo, che vive quel posto un po’ come Robinson Crusoe: da solo. Orfano di madre, Arturo vede il padre come un modello da seguire andando fiero del proprio nome (che appartiene alla stella più luminosa della costellazione) e del proprio cognome Gerace. Suo padre Whilelm diventa nel suo immaginario una figura eroica dal quale prendere ispirazione per diventare adulti. Ma tutto cambia dopo il primo capitolo, tutto prende un’altra forma con l’arrivo di Nunziatella, la nuova sposa bambina del padre. Procida ha raccolto ogni esperienza emotiva fino ai 16 anni di Arturo e l’autrice, scrivendo in prima persona, altro non vuole fare che suscitare l’empatia dei lettori. L’adolescenza diventa così per il protagonista un’impresa avventurosa, volta alla conquista di se stesso e del proprio valore, sulle orme dei grandi eroi della storia e del padre che va e viene dall’isola, lasciando in Arturo il desiderio della sua presenza. Durante i profondissimi otto capitoli, fatti di semplicità nelle situazioni e nel linguaggio, si vede l’evoluzione di Arturo che prende spunto da tutto ciò e tutti coloro che lo circondano. Rende proprio l’atteggiamento scostante del padre, rende sua la misoginia che attanaglia gli uomini del paese, vedendo la figura della donna come qualcosa di troppo, la devozione per quella terra prediletta, incontaminata e viva. Egli stesso diventa parte dell’isola e dei suoi colori, delle sue sensazioni come se non avesse bisogno di altro, come se tutto fosse già scritto. Ed è per questo che Nunziatella gli stravolgerà le emozioni, lei nella Casa dei Guaglioni non c’entrava, non rispettava l’ordine delle cose.

Amore, delusione e scompiglio

La figura di quella matrigna sua coetanea lo spiazzò, catturando l’attenzione di Arturo che non voleva assolutamente spostare lo sguardo da tutti quelli che erano i suoi schemi e i suo modelli autoimposti. È questa l’adolescenza, un cambiamento repentino come il mare in tempesta, che stravolge tutto l’intorno. Il punto è che Arturo non voleva cavalcare le onde e nessun adolescente vuole, perché consapevole che arrivato a riva non sarebbe stato più come prima. Per Nunziatella proverà un forse ingiusto primo amore, fatto di sentimenti contrastanti, capendo solo alla fine che quello altro non era che un genuino primo amore, che scombussola e cambia. Scoprire la verità sull’omosessualità del padre, sui suoi viaggi ambigui al penitenziario di Procida, segneranno la caduta del mito. Cosa c’è dopo? Scompiglio! Nulla più sembra essere al suo posto, nulla più sembra avere quell’ordine naturale di quel paradiso. Arturo stava diventando uomo. Nunziatella è la figura chiave, perché sarà con lei che scoprirà la differenza tra il bisogno dell’amore materno e l’amore adulto per un’altra donna, perdendo così l’innocenza fanciullesca parte di lui sino ad allora. Arturo si dichiarerà a Nunziatella ma perderà d’un tratto anche tutta la sua felicità, tanto da provare un suicidio che non ha mai compiuto. Arturo alla fine andrà via dall’isola e l’immagine di quella svanirà dietro le sue spalle, smettendo di essere il luogo ricolmo di felicità.

Dal Film L’isola di Arturo 1966

L’isola di tutti

Questa è l’immagine più simbolica di tutto il romanzo, Arturo sta crescendo e tutta la felicità avuta viene data per scontata, diventando un ricordo malinconico che abbraccia solo quando non è più presente. Ciò non sta a significare che la crescita sia fatta solo di tristezza, ma di scelte che ovviamente portano a sacrificare alcune parti della propria vita. Ad un certo punto di questa, però, si è costretti a cavalcare la marea in tempesta e ad accettare che a riva non si può tornare come prima. È un romanzo per adolescenti? Forse sì, ma non è legittimo attribuirgli solo una categoria di lettori, in quanto l’isola, custode di emozioni e nuove sensazioni, è familiare a tutti. Ogni adolescente avverte la smania di crescere di Arturo, la poesia nella propria realtà, la volontà di fare nuove esperienze (come Arturo in barca con la sua fida cagnolina Immacolatella), è questa la grandezza del romanzo. Ognuno di noi può immedesimarsi in Arturo Gerace e ognuno di noi può guardare quell’isola felice svanire. Ma il ricordo di quell’età in cui regnava la fantasia, la spensieratezza e la paura dei rapporti con gli altri al tempo stesso, la consapevolezza di un nuovo corpo, di una nuova intimità, appartiene ad ognuno di noi. In qualunque modo l’adolescenza forma le persone, il tutto è accettarne i suoi riti di passaggio, affidarsi ai simboli che racchiudiamo nelle cose. Arturo si fa forte e va, lasciando le sue delusioni alle spalle e le sue incertezze. Non è forse un messaggio di speranza quello della Morante? Non è forse questo ciò che accade? L’adolescenza forse è solo un’isola in cui facciamo i bagagli per il mare aperto anche se non ci sentiamo pronti.

Simona Lomasto

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