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Lisa Simpson sulle orme di Simone de Beauvoir: l’azione determina il valore

Lisa Simpson sulle orme di Simone de Beauvoir: l’azione determina il valore

Lisa Simpson condivide la filosofia di Simone de Beauvoir, che segue inconsapevolmente con il suo carattere piuttosto che con gli ideali teorici.

La più intelligente della famiglia Simpson è la secondogenita Lisa, che oltre ad avere un buon profitto scolastico decide costantemente di mettere in pratica le sue conoscenze, lottando per le cause che le stanno più a cuore.

Lisa Simpson è ricca di valori e ideali, tra cui il femminismo

Che infanzia è quella che non prevede i pomeriggi impegnati a guardare le puntate dei Simpson? La serie animata, che va in onda dalla fine degli anni Ottanta, presenta una famiglia alquanto bizzarra, tanto da far parlare di un gene ereditario che causa l’”instupidimento Simpson”. Lisa sembra quella più terrorizzata dai possibili sviluppi genetici: otto anni (da oltre un trentennio), diligente e studiosa, appassionata di jazz e ricca di ideali liberali, si dichiara vegetariana e buddista, ma prende a cuore numerose cause sociali, tra cui il femminismo. Nell’episodio Fuma che ti danza (st.19, ep.15) si viene a conoscenza di alcuni modelli che supportano i suoi ideali egualitari: Simone de Beauvoir, Margaret Mead, Elisabetta I, Lauren Bacall e Lillian Hellman. Per quanto i fan più accaniti della serie possano notare come spesso ciò che importa a Lisa sia il lottare per distinguersi dalla famiglia e dai suoi compagni, il personaggio non ha mai spesso di ispirare con la propria determinazione e passione, con la voglia di mettersi in prima linea e affrontare le difficoltà affacciandosi direttamente sui problemi. Basti pensare a quanta costanza e determinazione ella abbia dovuto incarnare per sopportare l’insofferenza della sua famiglia nei confronti del suo adorato sassofono. È forse proprio questo atteggiamento, il suo modo di porsi nei confronti delle difficoltà, che fa di lei una vera femminista secondo i termini di uno dei suoi miti: Simone de Beauvoir. Al di là delle parole e dei buoni propositi, è l’azione a determinare la fattibilità di un’idea.

Simone de Beauvoir

Simone de Beauvoir: la donna rappresenta l’Altro rispetto all’universale Uomo

Il saggio filosofico più conosciuto della scrittrice francese è il monumentale Il Secondo Sesso, scritto nel secondo dopoguerra in un contesto sociale sicuramente molto diverso dal nostro per quanto riguarda la condizione femminile. L’attualità del discorso filosofico proposto dalla de Beauvoir si manifesta nel momento in cui entra in causa l’argomento ontologico della realtà femminile. Dall’Introduzione, in cui viene posta la fatidica domanda “Che cos’è la donna?” alla celeberrima frase “Donna non si nasce, lo si diventa”, l’analisi si concentra sull’evidenziazione di quanto nel corso dei secoli, la donna abbia rappresentato l’ideale negativo che ha permesso l’affermazione dell’individualità maschile. Ogni retaggio culturale ci mostra quanto un discorso sociale qualunque prenda come modello di riferimento il sesso maschile: esso rappresenta il polo universale, la positività, la potenza che per emergere e identificarsi come tale ha bisogno, in termini hegeliani, di un’antitesi. L’uomo per misurarsi necessita del sesso femminile, non è nulla senza di esso, non è padrone senza uno schiavo, non è bene senza il male, non è ragione senza emotività irrazionale.

L’immanenza che caratterizza la donna la condanna ad una dimensione di blocco

La situazione di stallo trova una via d’uscita nel momento in cui Simone de Beauvoir si occupa della caratterizzazione della donna indipendente, ultimo momento della fenomenologia presentata nella seconda parte dell’opera Il Secondo Sesso. La possibilità di liberare il genere femminile dall’oppressione fisica, emotiva e psicologica in cui è stata relegata per secoli, trova espressione nel momento in cui alla donna è permesso trascendersi in attività che la rendano partecipe del fluire della storia e della vita. L’immanenza, in termini filosofici, è caratteristica di un oggetto conchiuso in se stesso, il cui principio e il cui fine si limita alla sua stessa essenza, senza necessitare alcun intervento esterno. Pertanto, definendo la caratteristica delle donne con tale termine, Simone de Beauvoir vuole descrivere la condizione per la quale la donna non ha la possibilità di interagire con l’ambiente, di entrare in un contesto di azione diretta ad un fine diverso da sé. La filosofa indaga il ruolo che ha il lavoro, inteso come mezzo per l’emancipazione femminile e la trascendenza: avere una propria funzione nell’economia del Paese permetterebbe alle donne di entrare in relazione con il mondo che le circonda, prendere coscienza della realtà dei fatti, confrontarsi con situazioni diverse, integrando al miglioramento cognitivo una buona dose di autostima e di auto-affermazione. In questo senso Lisa Simpson è una tra le migliori rappresentanti di tali concezioni: la sua forza d’animo e il suo orgoglio nella lotta per i propri valori, nonostante tutti gli ostacoli, fanno di lei una vera eroina femminista.

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