L’insegnante nella prospettiva educativa di Quintiliano e nello sviluppo morale psicologico

John Keating è l’emblema di un capolavoro di struggente bellezza dal titolo L’attimo fuggente. Un film che traccia con delicatezza i valori essenziali dell’esistenza.

(gli insegnamenti di Keating, l’attimo fuggente )

Nel film, Robin Williams interpreta un attento professore innamorato dell’insegnamento che aiuta un gruppo di giovani a trovare un senso alle loro vite e a non essere come tutti gli altri. Il professore incoraggia i suoi allievi a fare in modo che la loro esistenza sia speciale.
Non è felice chi è famoso, chi è ricco o ha un alto potere politico. Bisogna semplicemente godersi il momento, essere felici e fedeli a se stessi e vivere ogni secondo della vita come se fosse l’ultimo. Keating è la guida che stimola le energie creative degli allievi, rivelando la capacità di diffondere spontaneamente positività, determinazione e coraggio

“O Capitano! Mio Capitano!” è così che si fa chiamare con arte canzonatoria il buon maestro che ricorda ai suoi allievi che tutto quello che hanno è l’oggi… ciò che possono vivere è il presente e solo nel presente è possibile trovare quella strada unica tutta loro esplorando nuovi percorsi, ponendosi in ascolto dei desideri e delle emozioni, aprendosi all’osservazione e al confronto con il mondo circostante.

L’insegnamento secondo Quintiliano  Quintiliano, partendo dalla concezione del fanciullo come “tabula rasa” pronta a recepire ed assimilare tutto ciò che deriva dal mondo circostante, mette in evidenza il ruolo che possono esercitare sia la famiglia che la scuola sulla formazione e crescita della personalità del bambino. Forte di questa convinzione, passa in rassegna tutti i soggetti coinvolti nell’educazione. Tratta innanzitutto del ruolo dei genitori, i quali devono dedicare il maggior tempo possibile all’educazione dei figli, provvedendo a circondarli di persone professionalmente valide. Per questo devono stare attenti alla scelta della nutrice, che deve essere seria e onesta ma deve anche saper usare un linguaggio senza difetti. Inoltre i genitori devono preoccuparsi della frequentazione dei loro ragazzi, impedendo che essi entrino in contatto con individui di dubbia moralità. Ancora più attenzione devono riservare alla scelta del pedagogo, la cui presunzione può produrre danni irreparabili nell’animo dei discepoli.
Tutti possono trarre profitto dall’insegnamento. Se qualcuno non vi riesce, la colpa è di un’educazione non appropriata o dello scarso impegno dell’insegnante.

Per la prima volta, poi, viene affrontato il problema se sia preferibile un insegnamento collettivo o individuale: Quintiliano è personalmente favorevole al primo. A scuola, infatti, l’allievo ha occasione di stare a contatto con altri studenti, sviluppando capacità relazionali e comunicative; inoltre può misurare i propri limiti, istaurare amicizie durature e imparare non solo dai propri errori, ma anche da quelli dei compagni.

(scuola romana, www.lacooltura.it)

La modernità di Quintiliano
La modernità della pedagogia di Quintiliano emerge soprattutto:
– quando afferma la necessità per il maestro di studiare l’indole e le inclinazioni dell’allievo, e di adattare il suo insegnamento alle attitudini di ciascuno;
– quando, partendo dalla concezione dello studio non come fatica ma come amore, invita ad alternare lo studio con il riposo, con gli svaghi, con il gioco;
– quando vieta di ricorrere, come strumento educativo, alle punizioni corporali allora utilizzate perché inutili e dannose.

(confronto in classe, www.umbriadomani.it)

Il ruolo della scuola nello sviluppo morale del bambino                                                             La scuola è, subito dopo la famiglia, la principale agenzia di socializzazione e formazione della personalità del bambino e del preadolescente. Il suo compito fondamentale è fornire gli strumenti necessari per crescere culturalmente, psicologicamente e socialmente, acquisire un certo grado di responsabilità e autonomia e, infine, formare alla cittadinanza e alla vita democratica. La scuola è prima di tutto studio, conoscenza, cultura, apprendimento dei saperi, ma è anche educazione, teatro di crescita civile e di cittadinanza; è luogo in cui nascono e crescono affetti, sentimenti, e si affermano le prime amicizie, che, in molti casi, resteranno per tutta la vita. Affinché tutto ciò sia perseguito, è necessario che il percorso scolastico non sia ostacolato da esperienze negative che possono contrastare il compito primario della scuola. Sin dall’inizio, in definitiva, è compito del docente realizzare i programmi da svolgere in relazione ai bisogni degli alunni, che in larga misura non sono immediatamente bisogni scolastici, ma esistenziali.
L’alunno infatti costruisce la sua identità anche nell’interazione con figure adulte significative esterne alla famiglia, quindi i contesti scolastici sono tra quelli più importanti da prendere in considerazione in questo processo. Come si sottolinea ormai da più parti, infatti, la qualità della relazione con gli insegnanti è un aspetto di particolare rilievo nel processo di individuazione, per come contribuisce a formare l’immagine di sé dell’alunno.
In altre parole, l’atteggiamento degli insegnanti (espresso dagli scambi comunicativi-relazionali) incide sull’autostima degli studenti.
La sperimentazione delle proprie abilità e potenzialità, naturalmente avviene anche al di fuori della scuola, ed è necessaria per affrontare i compiti di sviluppo della fase evolutiva. Gli ostacoli incontrati nel superamento di questi compiti sono legati spesso proprio alle difficoltà scolastiche (cognitive, relazionali e affettive), e comunque si riflettono sull’efficacia del percorso scolastico, in molti casi gli adolescenti vivono nella scuola conflitti che non vivono in altri contesti relazionali, soprattutto in famiglia, perché non trovano canali di espressione adeguati.
È quindi necessario che gli insegnanti non ignorino l’importanza della qualità della loro relazione con gli studenti come fattore di benessere/malessere, e non sottovalutino la funzione della gratificazione affettiva nel processo di crescita (bisogno di riconoscimento). È auspicabile, inoltre, che l’insegnante riesca a porsi non solo come facilitatore e guida sul piano cognitivo, ma anche come facilitatore sul piano relazionale e affettivo: come figura d’identificazione positiva (adulto che si stima e di cui si ha fiducia).                                                               Elvisa Pinto

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