La forma dell’acqua: una fiaba che insegna agli adulti a leggere la realtà

Un film delicato e intelligente che, tra atmosfere sospese e personaggi sovrannaturali, ci riporta nel mondo delle fiabe e della loro morale.

“The shape of water”, una scena tratta dal film

Chiunque ha una fiaba preferita, quella che ancora da adulto rilegge volentieri e che da piccolo si è fatto leggere migliaia di volte. Le fiabe svolgono un ruolo significativo nell’infanzia, e poi nella vita, di ognuno. Numerosi psicologi e pedagogisti, ma anche filosofi e letterati, si sono dedicati a studiare o comporre fiabe. I risultati sono stati quasi sempre molto interessanti e hanno comunque confermato una sorta di bisogno dell’uomo di raccontare e ascoltare fiabe. Infatti le fiabe esistono fin da tempi antichissimi, fiabe di varia natura ci sono state tramandate oralmente o, più raramente, in elaborazioni scritte. La somiglianza sostanziale tra le varie fiabe del mondo ha indotto alcuni studiosi a ritenere che la fiaba sia nata in un punto preciso del mondo, e che da lì si sia poi diffusa. Tuttavia questa somiglianza si riflette anche nelle fiabe di popoli che non sono mai entrati in contatto tra loro. Questo ha spinto altri studiosi a ritenere la somiglianza delle fiabe un riflesso delle paure e dei desideri che accomunano gli uomini. Proprio Freud, per esempio, ha definito la fiaba come il riflesso narrativo dei sogni e delle paure dell’uomo, radicati nell’inconscio ed esprimibili solo in forma simbolica. Calvino invece ha definito la fiaba “una spiegazione generale della vita”. Tanti altri autori hanno tentato di definire la fiaba. Anche se forse una risposta unica per definire cosa sia la fiaba non si può dare, con molta più sicurezza possiamo delineare una mappa degli elementi che caratterizzano la fiaba.

“C’era una volta…”: storia e caratteri della fiaba

La fiaba ha una struttura fissa: situazione iniziale; evento scatenante; percorso per risolvere la situazione creatasi; scioglimento; lieto fine. Inoltre racconta innanzitutto un percorso, spesso di formazione, che è un riflesso della vita. Pertanto il protagonista spesso evolve e sviluppa il suo potenziale nel corso del racconto. Da giovane e inesperto diventa ardito e accorto. Inoltre una fiaba per essere tale deve presentare almeno un elemento magico o sovrannaturale. Questo elemento è spesso fondamentale, viola tutte le leggi della natura e agisce secondo un’arbitrarietà che finisce per sanare tutte le eventuali ingiustizie. Il lettore (o l’ascoltatore) sospende il suo giudizio critico per ‘credere’ a quanto sta leggendo, pertanto instaura una specie di patto narrativo con l’autore e la sua storia. Questa magia tuttavia non è gratuita: l’eroe deve meritarla e dimostrare perciò il suo valore e la sua crescita. I personaggi sono spesso ‘tipizzati’, rappresentano cioè dei tipi umani piuttosto che persone realistiche o reali. Da un punto di vista linguistico, nella fiaba ricorrono espressioni di tempo e luogo molto generiche (“C’era una volta”, “molto tempo prima”, “in un bosco”, “in un regno lontano”).  La storia della fiaba è antichissima, secondo alcuni studiosi ne sono testimonianza già le pitture rupestri. Testi di carattere fiabesco emergono in documenti antichi come l’Epopea di Gilgamesh e la Bibbia, ma anche le Mille e una notte. In epoca latina si possono citare Petronio e Apuleio. Infatti la favola di Amore e Psiche, contenuta nelle Metamorfosi, rispetta tutti i criteri della fiaba. Nel XVII secolo, in Italia, troviamo diverse raccolte di fiabe, come ad esempio I racconti di mamma Oca. L’età del Romanticismo coincide con la fortuna dei fratelli Grimm, che nella raccolta “Fiabe per i bambini e per le famiglie” scrivono la storia di Cenerentola, Cappuccetto Rosso e Hansel e Gretel. In Danimarca, Andersen raccoglieva nell’opera “Fiabe” le più famose fiabe nordiche, e ne aggiungeva altre di sua invenzione. La differenza fra favola e fiaba è il carattere orale che caratterizza, almeno in origine, la seconda. Inoltre la favola presenta quasi sempre protagonisti presi in prestito dal mondo animale, ma con caratteristiche antropomorfe. Infine, la favola è fortemente razionale. Presenta una morale e il breve testo che la rappresenta è teso a dimostrarne la validità.

La forma dell’acqua: quando la fiaba diventa cinema

Diretto da Guillermo del Toro e vincitore di quattro premi Oscar (Miglior film, Miglior regia, Migliore scenografia, Migliore colonna sonora), La forma dell’acqua è un film delicato e potente, in un certo senso ‘strano’, inusuale, ma anche intenso e solido.

Guillermo del Toro alla premiere di “The Shape Of Water” (Amanda Edwards/WireImage)

La storia raccontata è quella di Elisa, donna affetta da mutismo che, nel laboratorio governativo dove lavora, scopre una creatura misteriosa su cui fanno esperimenti. La donna finirà per innamorarsi di questa creatura, riconoscendosi simile a lei, e tenterà di salvarla. Sebbene sia possibile analizzare questo film in mille modi diversi, e il risultato sarebbe sempre di grande interesse, una delle interpretazioni per leggere questo film è proprio quella fiabesca. Lo stesso Guillermo del Toro ha definito questo film “una fiaba per adulti”. Esattamente come una fiaba, racconta una storia improbabile, ma chiede allo spettatore un atto di fede, gli chiede cioè di spegnere lo spirito critico e credere per qualche ora a ciò che vedrà. L’ambientazione, che richiama il cinema Anni ’40 e ’50, crea un sentimento di sospensione e atemporalità. I personaggi sono ‘caratterizzati’ in maniera molto evidente da una società che non li vede davvero: Elisa è ‘la muta’, Zelda ‘la nera’, Giles ‘il gay’. Questi tre protagonisti assomigliano al mostro, sono soli e sono i diversi. Il mostro è per la società ciò che non rispetta la norma. Il percorso formativo, di cui è protagonista Elisa ma che riguarda anche Giles e Zelda, porterà la donna proprio a capire davvero la realtà. A vedere davvero ciò che è mostruoso e ciò che non lo è. A guardarsi con i propri occhi e non con quelli della società. La dialettica sulla mostruosità che Del Toro instaura è anche destinata a far ragionare lo spettatore, il quale ascolta le varie prospettive e si costruisce, in questo modo, una morale. Inoltre, quando sembra che tutto stia per volgersi al peggio, cioè quando Strickland (americano modello e vero mostro della storia), l’antagonista, riesce a uccidere la Creatura e Elisa, l‘elemento magico interviene come in ogni fiaba che si rispetti.

Una scena del film

Il ‘mostro’ è in realtà una divinità, e si rialza. Uccide Strickland e salva Elisa, prima di portarla con sé in un mondo dove il loro essere speciali è riconosciuto (“Era venerato come una divinità”, dirà Strickland durante il film parlando della creatura). Tocco fiabesco finale sono la scarpetta che Elisa perde dopo essere scesa nel mondo dell’acqua con la Creatura e la voce del narratore che legge una poesia e commenta il finale. La scarpetta richiama ovviamente a Cenerentola, sebbene Elisa la perda solo dopo aver trovato se stessa e dopo essere stata già ‘riconosciuta’ dal principe. Il narratore cita il luogo del “e vissero per sempre felici e contenti” e legge una poesia “sussurrata da una persona innamorata centinaia di anni fa”. Questi parametri spazio-temporali indefiniti sono tipici della fiaba.

Per concludere, la fiaba è un patrimonio dell’umanità, un sapere antico e misterioso, forse per questo così affascinante. La forma dell’acqua è un bellissimo film che dimostra ancora una volta la genialità di Guillermo del Toro e che ricorda alle persone che le fiabe servono anche agli adulti, e forse soprattutto a loro.

Viviana Vighetti

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