La sottile linea rossa tra discriminazione e libertà di espressione

La sottile linea rossa tra discriminazione e libertà di espressione

14 Ottobre 2018 0 Di Sabrina Ciamarra

Il razzismo e la persecuzione hanno origine da una visione limitata di quello che è l’altro. Questo sostiene il filosofo francese Michel Serres. Quindi, anche la discriminazione non può che non distanziarsi troppo da queste radici. Quando si discrimina qualcuno, ci si focalizza su un unico suo aspetto, su un solo suo pensiero o modo di essere, e lo si classifica esclusivamente secondo questo. Poi, dopo aver fatto rientrare la persona in un dato gruppo, la si emargina, critica, giudica… ci si allontana, fino ad isolarla.

La mappa dell’ILGA (International Lesbian and Gay Association) datata maggio 2017 sull’ostilità dei diversi paesi rispetto all’omosessualità

Questo fenomeno è, purtroppo, molto frequente nella società odierna. E diffuso in tutti i campi ed i periodi della vita. Chi a scuola, chi ai colloqui di lavoro, chi anche solo ne è vittima per le strade. I motivi sono i più disparati: da una motivazione razziale, di genere, fino ad una di orientamento sessuale.

Ma come si distingue un vero esempio di discriminazione da quello che, invece, è un’espressione della libertà di pensiero?

 

Il pasticciere che rifiutò la torta pro matrimoni omosessuali

Nel giugno 2014, in Irlanda del Nord, Gareth Lee si era recato in una pasticceria per una torta con decorazione. Lee è un attivista a favore della parità dei diritti per le coppie omosessuali, ed un sostenitore dei matrimoni gay. La sua richiesta alla famiglia McArthur, proprietaria della pasticceria, era stata quella di un dolce decorato dalle figure di Ernest e Bart, personaggi dei Muppets, accanto alla scritta ‘Sostieni il matrimonio gay‘. I McArthur, contrari al messaggio in questione a causa delle loro credenze, si erano rifiutati di eseguire l’ordine.

Questo ‘no’ ha dato vita ad un caso mediale (e legale) notevole. Se all’inizio la famiglia nord-irlandese si era vista accusata di discriminazione, ora la Corte Suprema del Regno Unito si è schierata dalla sua parte. Secondo la Corte, infatti, non si tratterebbe qui di un caso di discriminazione, ma di semplice libertà di pensiero. La famiglia, infatti, non ha rifiutato di creare il dolce a causa dell’orientamento sessuale del cliente; lo stesso vale per le sue idee e convinzioni. Il servizio non è stato fornito in quanto il messaggio che la torta avrebbe dovuto riportare era fortemente contrario al credo dei McArthur.

Nessuna traccia di discriminazione dunque verso nessuno, solo diritto di non diffusione di idee contrarie a quelle personali. Seppur la conclusione sia molto dibattuta, anche Peter Tatchell, uno degli attivisti britannici più in vista nel campo della parità dei diritti, si vede a favore. Secondo Tatchell, la decisione della Corte Suprema è una ‘vittoria per la libertà di espressione‘, in quanto sostiene la possibilità di tirarsi indietro nel momento in cui ci si vede richiesti a sostenere un’idea che non si condivide. Questo non è da essere visto solo in negativo, secondo l’attivista, ma nel modo opposto. Da ora, infatti, ogni azienda avrà il diritto di evitare di trasmettere un messaggio non accolto, inclusi quelli ‘sessisti, xenofobi o razzisti’.

 

La discriminazione secondo Will&Grace

Questo fatto ricorda molto un episodio della nota serie tv americana Will&Grace. Serie esuberante e satirica fin dai suoi inizi, la nuova stagione ha preso ancora di più delle tonalità accese ed irriverenti. I protagonisti sono Grace, donna single, in carriera, in costante ricerca di un uomo e con un carattere pretenzioso, e Will, il suo migliore amico, avvocato, organizzato, omosessuale e bisognoso di affetto. Poi troviamo Karenfemme fatale dal cuore tenero e arrivista dipendente dall’alcol, e Jack, pigro e sfaccendato, con uno spirito pratico minimo ed un desiderio di avere tutto massimo, anch’esso omosessuale.

Quattro personaggi, quattro stereotipi dei tipi visti ‘di sbieco’ dalla società americana, che però proprio per questo carattere riescono ad entrare nei cuori dei telespettatori. Ed ancora, per queste loro caratteristiche, paiono perfetti per stuzzicare. L’ultima stagione, appunto, sembra essere costruita ad hoc: sia per un fattore più politico (la salita al poter di Trump e la successiva tensione etnica e gender) che per uno più culturale.

Una scena del quattordicesimo episodio della nona stagione di Will&Grace. Grace (a destra) che discute con la pasticcera che si rifiuta di scrivere sulla torta lo slogan presidenziale

Rientra un po’ in entrambi i campi l’episodio 14, dove Karen richiede ad una pasticceria una torta per una festa alla Trump Tower, con la scritta ‘Make America great again‘ (il motto del Presidente). La pasticcera, però, si rifiuta e qui scatta l’impegno di Grace, seppur sia anch’essa contro al dolce, di sostenere la libertà di espressione dell’amica. Alla fine, la pasticcera non cederà all’ordine, e decorerà la torta in modo differente e coerente al suo ideale.

 

Questi venti minuti di giocosa ironia fanno riflettere sulla sottile differenza tra la discriminazione e la libertà di pensiero. È discriminazione, per un’azienda, non promuovere un’idea, se questa è totalmente contraria ai suoi principi? La difficoltà sta nel comprendere se il rifiuto è dato dal richiedente in sé, oppure da una motivazione che si distacca dalla sua natura stessa di essere umano. La linea tra questi due dettagli non è sempre facile, sia da tracciare, che da individuare. Tuttavia si vede necessaria per non incappare in un atto disumano da una parte, o in una limitazione di un diritto naturale dall’altra.