L’importanza della scuola in Quintiliano: imitatio ed aemulatio come chiave del successo

L’Esame di Maturità

Sono cinquecentoventimiladuecentosessantatré (per i più pigri: 520.263) gli studenti che hanno acquisito quest’anno lo status di maturando, ossia che hanno acceduto alla pars extrema del temutissimo esame con cui porre fine alla scuola dell’obbligo; opinabili ed opinate ed opinandae critiche alla riforma gialloverde messe da parte, rimane sacrosanta la fondamentale importanza didattica, psicologica, formativa della prova in sé, scoglio secolare da cui doversi gettare per tuffarsi nel mare magnum dell’adultezza.

Tuttavia, il malcapitato esaminando, nell’oceano di pensieri che spaziano da Sartre agli alcheni, con molta improbabilità annovererebbe nel proprio bagaglio il piacere e l’amore della scuola, la fortuna di un sistema funzionante nonostante le difficoltà, l’importanza della cultura e del sapere, ma ancora di più il ruolo della valutazione finale, il temuto boss dei videogiochi: a tal proposito, nelle notti di caffè e bevande energetiche (sappiamo tutti quale, ma non posso pubblicizzare, ndr), chi non ha mai sperato che in extremis venisse abolita per cataclisma o pandemia il quartetto – errata corrigo: terzetto – di prima-seconda-(terza)-prova orale?

 

Imitatio ed aemulatio

Di scuola, esami, interrogazioni, prove di evacuazione, GLH e quant’altro trattò Quintiliano nell’Institutio Oratoria alla fine del I secolo, monumentale opera riguardante la formazione del bonus orator attraverso l’istituzione scolastica: il retore spagnolo – audite audite – entrò nel vivo del dibattito che vedeva contrapporsi le istruzioni pubblica e privata; lui, primo insegnante stipendiato della storia, introdusse nella battaglia educativa il fondamentale discrimen che avrebbe finalmente acceso le luci della ribalta sull’insegnamento statale, ossia l’elemento sociale: l’alunno privatista, a tu per tu con il pedagogo, traeva sì il massimo dell’educazione dall’apprendimento individuale, avendo la possibilità di un confronto diretto ed immediato con un docente che fosse a totale sua disposizione, tuttavia mancava del nucleo intrinseco all’educazione, ossia il confronto, senza il quale non solo l’eruditio rimaneva fine a sé stessa, priva di applicazione umana e interpersonale, ma anche la psicologia del discente languiva in un mondo fittizio, egoistico e individualistico, mentre la condivisione e l’incontro-scontro con altri suoi pares lo avrebbe portato a maturare tanto una conoscenza teorica quanto una abitudine a vivere con gli altri, sviluppandosi e crescendo.

Quintiliano, dunque, riassume la propria filosofia didattica filostatale nei due concetti di aemulatio ed imitatio: la prima concerne il rapporto positivo che si instaura all’interno di una classe nella quale lo studente più scarso prende esempio dal più valido, essendo stimolato da una competitività positiva per cui sforzarsi al raggiungimento del traguardo tramite il miglioramento e il perfezionamento; la seconda riguarda invece la capacità di paragonare il proprio all’altrui ed integrare il primo con il secondo, ovvero cogliere il buono dall’altrui e applicarlo al proprio, operazione impossibile senza i preziosi compagni di classe.

 

Quindi?

È quindi, quello dell’istruzione, un procedimento che lo studente vive in maniera duplice, ossia consapevole e inconsapevole: da un lato, egli apprende la teoria e la pratica che impiegherà nel prosieguo dei propri studi per realizzarsi, oppure solo per dilectus personale, ampliando la mente, i confini, le idee, le possibilità, ovvero aprendo le porte alla lettura e alla comprensione della realtà con una chiave ogni giorno diversa, diversa sotto ogni aspetto, dallo scientifico al letterario, dall’artistico al filosofico; dall’altro, il discente matura negli anni e nella fatica della socialità la capacità di stare a contatto con ciò che lo circonda, la scaltrezza e l’astuzia, la resistenza e la resilienza, quei fondamenti di vita comune che avrà modo di applicare e sperimentare nel proprio quotidiano in dies più dettagliatamente, più coscientemente, raggiungendo dunque non solo la completezza degli studi, ma anche della propria identità.

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