In occasione dell’anniversario della firma della convenzione di Schengen ripercorriamone i punti salienti a livello storico e concettuale. 
Uno degli accordi più importanti per l’Unione europea, ciò che ci permette di viaggiare con in mano solo la nostra carta d’identità in molti paesi a noi vicini, ma non è sempre stato così facile, scopriamo dunque come siamo arrivati alla situazione attuale.
Convenzione di Schengen
Il 14 Giugno 1985 Paesi Bassi, Francia, Belgio, Germania e Lussemburgo con il celebre accordo di Schengen decisero di eliminare in maniera progressiva i controlli alle frontiere interne per favorire la circolazione di tutti i cittadini dei paesi firmatari assieme ad altri paesi dell’unione europea e altri paesi terzi. L’Italia sottoscrisse l’accordo cinque anni più tardi, esattamente il 27 Novembre 1990 e la convenzione (firmata nel giugno 1990) entrò ufficialmente in vigore nel 1995; oggi ventisei stati europei fanno parte della convenzione Schengen. L’Irlanda è il solo stato membro dell’Unione europea a non far parte dello spazio Schengen: essa coopera con le forze di polizia di Schengen e in questioni giudiziarie con gli altri stati ma mantiene i controlli alle frontiere con i paesi Schengen. L’accordo e la convenzione insieme agli accordi annessi, formano il cosiddetto acquis di Schengen.
Convenzione di Dublino
Nello stesso anno della firma di Schengen, ovvero nel 1990, a Dublino in Irlanda venne firmata la Convenzione di Dublino, una convenzione che regola questioni relative all’immigrazione e alla richiesta di asilo all’interno dell’Unione europea. Venne firmata anche da paesi extra Unione europea (Norvegia, Islanda e Svizzera) oltre che ovviamente dagli stati membri e entrò in vigore nel 1997, sette anni dopo dalla sua firma. Tale convenzione prevede che sia il primo stato “di approdo” del richiedente asilo a doversi far carico della richiesta di accoglienza, in modo tale che il richiedente asilo in questione non faccia richieste ad altri stati membri dando così luogo al fenomeno dei richiedenti asilo “in orbita”, ovvero persone che vengono portate da una parte all’altra dell’unione europea a chiedere asilo a diversi stati membri. Vi sono molte discussioni al riguardo, in quanto è ravvisabile come gli stati meridionali dell’unione europea si ritrovino penalizzati poiché devono far fronte a una maggiore richiesta di asilo rispetto a stati del nord Europa che sicuramente non costituiscono la prima meta di approdo per un richiedente asilo.
Una situazione complicata
La richiesta di asilo è un diritto fondamentale, garantito dal principio di non respingimento, che è stato sottoscritto all’interno della convenzione di Ginevra nel 1951, ma negli ultimi anni il flusso migratorio sicuramente ha raggiunto delle cifre esorbitanti, tali per cui i paesi del sud Europa si sono ritrovati a gestire un numero eccessivo di richieste di asilo, in particolare anche di persone che vengono respinte da altri paesi degli stati europei in quanto non sono stati i primi stati “di approdo”. Si potrebbe forse azzardare a dire che in un certo senso la convenzione di Dublino vada contro i principi della convenzione di Schengen nel limitare gli spostamenti secondari dei richiedenti asilo, andando quindi a penalizzare di gran lunga gli stati del sud Europa che si ritrovano a gestire una situazione che va al di là delle loro disponibilità e capacità.