“Le fiabe dei fratelli Grimm”: preservare la cultura orale ponendo le basi del racconto moderno

Non una semplice raccolta di fiabe popolari, l’opera dei Grimm rappresenta una vera e propria pietra miliare nel proprio ambito.

Frontespizio della seconda edizione del 1819. Fonte: https://en.wikipedia.org/wiki/Brothers_Grimm#/media/File:Kinder_title_page.jpg

Delle centinaia di racconti folkloristici riuniti insieme, la nostra cultura odierna ne riprende una buona parte. Hansel e Gretel, Cenerentola e Cappuccetto rosso sono solo alcuni di questi, ma perché ci sono stati tramandati? Qual è la loro importanza nella società?

I fratelli Grimm

Jacob e Wilhelm Grimm sono nati con solo 1 anno di distanza tra 1785 e 1786, nella cittadina di Hanau, a soli 25 Km da Francoforte. Figli di un avvocato, nel 1791 seguirono il padre a Steinau, dove la famiglia divenne un nome preminente tra i membri facoltosi della comunità. Una condizione che tuttavia non durò a lungo, infatti, solo 5 anni dopo, nel 1796, il padre morì di polmonite, gettando l’intera famiglia nella più profonda povertà. 

I Grimm essendo i più grandi di nove figli, si trovarono ben presto a dover crescere in fretta e darsi da fare. Gli eccellenti risultati scolastici li portano entrambi ad entrare all’Università di Marburgo per studiare legge, senza però distaccarsi dalla vita lavorativa per poter permettersi di mantenere loro stessi e la famiglia. Qui conobbero il giurista Friedrich von Savigny, il quale fu in grado di risvegliare in loro l’interesse verso la storia e la filologia in funzione dello studio della letteratura medievale tedesca. Il seme della curiosità era stato piantato. 

Da quel momento, come in un domino, la loro cerchia di conoscenze si ampliò sempre di più. I circoli culturali della Germania del romanticismo di quegli anni, li portarono ad avvicinarsi al filosofo Clemens Brentano. La sua figura fu centrale non solo per l’avvicinamento dello studio dell’tedesco antico, ma su sua richiesta i due iniziarono a raccogliere quei racconti folkloristici che li resero famosi. Nonostante le prime fasi della ricerca non fossero chiare per i Grimm, le loro “Fiabe del focolare”, stavano prendendo forma.

I fratelli Grimm in una fotografia del 1847. Fonte: https://en.wikipedia.org/wiki/Brothers_Grimm#/media/File:Brothers_Grimm_Blow.jpg

Le “Fiabe del focolare”

La raccolta ebbe inizio già nel 1806, quando attraverso Von Savigny, Brentano fu indirizzato ai suoi ex studenti, all’epoca bibliotecari a Kassel. Qui, vennero incaricati di consultare delle opere letterarie per poterne estrarre delle fiabe. Perchè tutto questo? Lo scopo era quello di preservare la tradizione orale tedesca. La fiaba, come genere letterario, essendo strettamente legata alla trasmissione non scritta, rischiava di perdersi. Sebbene fossimo già ai primi anni dell’800, sembra che quel processo di abbandono di una tradizione antica come quella del racconto orale fosse già iniziata.

Negli anni successivi, il lavoro di Brentano andò in qualche modo a rappresentare il nucleo di quella che sarà la raccolta pubblicata nel 1812 con i nomi di Jacob e Wilhelm Grimm. “Racconti per bambini e famiglie” questo il titolo originale tradotto in italiano. Al suo interno 86 fiabe registrate e rimaneggiate, frutto di un’attenta disamina di racconti popolari e opere scritte. Parte di ciò che è stato visionato e ascoltato dai fratelli non poté essere inserito per frammentarietà della trama o mancanza di fonti per poterne scrivere una versione definitiva. Stiamo pur sempre parlando di racconti orali, in balìa del cambiamento a livello locale, nonché poggianti in bilico sul dimenticatoio.

L’opera ebbe successo all’epoca? Beh, no in realtà. Tanto che Jacob abbandonò la ricerca per impegnarsi sui i suoi studi di filologia, a differenza di Wilhelm che vi lavorò per quasi tutta la sua vita. Questo non significò un distacco dei due, Jacob infatti, non negò l’aiuto al fratello quando questi lo chiedesse, specie per quanto riguarda le note scientifiche. La ricerca, la ricostruzione e scrittura delle fiabe continuò raggiungendo la settima edizione (1857) e ben 210 racconti, appena due anni prima della morte di Wilhelm.

Angelo Inganni, Attorno al fuoco, olio su tela, cm 50 x 67, 1872.

C’era una volta…

La quantità di racconti non fu la sola cosa a cambiare da un’edizione all’altra. Inizialmente la vena filologica dei Grimm ha decisamente prevalso, per cui la prima edizione del 1812 presenta le 87 fiabe “nude e crude”. La forma complessa e non di immediato recepimento, celava la volontà di riportare ciò che è stato raccolto così com’era, spesso con finali tragici, “dark” diremmo noi. Le cose cambiarono dopo che ci si rese conto dello scarso successo che ebbe il libro, puntando piuttosto su un cambio di stile. Dalla seconda edizione in poi le fiabe assunsero una funzione pedagogica, intrise di quella morale a cui oggi siamo abituati a pensare ai racconti di questo genere. “L’addolcimento” e l’apertura ad un pubblico infantile diedero nuova vita all’opera, garantendogli altre sei edizioni. 

Come ogni fiaba che si rispetti, non poterono non iniziare con la classica espressione “C’era una volta…”, un espediente letterario dalla caratura leggera e libero da ogni implicazione sul presente. Sebbene già nel XIV° sec. abbiamo testimonianze del suo uso, è solo dal ‘600 in poi che iniziò a diventare un topos nella letteratura. Convergendo quanto detto finora, non si può prescindere dalla dimensione fisica del racconto. Facendo un passo indietro e dando uno sguardo al titolo dell’edizione italiana, “Fiabe del focolare”, vi sarete chiesti il perchè di tale scelta. 

Quante volte ci siamo sentiti dire dai nostri nonni delle loro serate infantili, fatte di racconti intorno al fuoco? Ecco, è proprio questo l’elemento naturale che porta i membri di una comunità a socializzare l’un l’altro. Quale miglior modo per farlo se non raccontando una storia? Una ricerca condotta dall’Università dello Utah, ha posto l’attenzione sulla tribù !Kung del deserto del Kalahari, in Africa. Gli studiosi hanno posizionato dei microfoni nei luoghi più frequentati, attivi sia di giorno che di sera. I risultati hanno dimostrato che durante il giorno, fossero soliti parlare di argomenti più impegnativi, che siano questioni sociali o economiche. La sera invece, attorno ad un fuoco, per la tribù era momento di socializzare. Balli, canti e soprattutto storie, ecco come creano e rafforzano i legami interpersonali.

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