Il Superuovo

L’importanza dei figli: Mario Draghi e Papa Francesco intervengono a sostegno della natalità

L’importanza dei figli: Mario Draghi e Papa Francesco intervengono a sostegno della natalità

Il Premier e il Pontefice, presenti agli Stati Generali della Natalità, si sono detti solidali per ovviare ai problemi economici dei giovani.

Da una parte, troviamo il Presidente del Consiglio e il Sacro Padre, che sostengono la possibilità di avere dei figli. In data 15 maggio, presso gli Stati Generali della Natalità, non si sono sprecati nel rimarcare il loro impegno nel sociale, e nell’ambito economico, e sottolineare i punti di forza che derivano dai figli suddetti. Dall’altra, realtà extraeuropee si esprimono “contrarie” a sostenere la libera procreazione. In Cina, in particolare, fino a pochi anni fa, una strategia demografica, quale è la “Politica del Figlio Unico”, ha mantenuto una forma rigida. Si è occupata di limitare la crescita della popolazione, per far fronte ad un possibile rallentamento dello sviluppo del Paese.

Le parole del Premier Draghi

Nella giornata di venerdì 15 maggio, il Premier Mario Draghi è intervenuto alla prima edizione degli Stati Generali della Natalità. Ha assicurato l’impegno del governo a sostegno dei giovani, delle donne e delle famiglie. Si è parlato dell’estensione per tutti dell’assegno unico, una misura definita “epocale”, rinnovabile nei prossimi anni.

“Al sostegno economico delle famiglie con figli è dedicato l’assegno unico universale. Da luglio, la misura entrerà in vigore per i lavoratori autonomi e i disoccupati, che oggi non hanno accesso agli assegni familiari. Nel 2022, la estenderemo a tutti gli altri lavoratori, che, nell’immediato, vedranno un aumento degli assegni esistenti”

– Il Premier Mario Draghi agli Stati Generali della Natalità

Quello che preme, è la situazione precaria. Già difficile, causa lo scoppio della pandemia l’anno precedente, sta inficiando sulle coppie e le giovani donne. Desideri come voler avere dei figli, o costruirsi una famiglia, sono da sempre fondamentali nella vita di tutti, tanto che la modificano in modo irreversibile. Tuttavia, la loro importanza non è sempre stata percepita. Anzi, nei casi peggiori, veniva negata, o respinta. Per questo, il monito è coltivare la consapevolezza che i figli portano ad un miglioramento della condizione della donna: non si tratta di qualcosa “antitetico alla sua emancipazione” – dice il Premier.

“Un’Italia senza figli è […] destinata lentamente a invecchiare e scomparire […]. Lo Stato deve, dunque, accompagnare questa nuova consapevolezza. Continuare ad investire sul miglioramento delle condizioni femminili, e mettere la società – donne e uomini – in grado di avere figli”

– Ibidem

L’intervento di Papa Francesco

Nella stessa circostanza, era presente il Papa Francesco. Draghi ha rivolto apprezzamenti per le sue parolechiare e di speranza”. Inoltre, lo ha ringraziato per la sua presenza, a testimonianza del fatto che, questioni come queste, hanno, prima di tutto, una dimensione umana ed etica. Le parole del Premier hanno, specularmente, ricevuto la promozione del Pontefice stesso.

“Finalmente, in Italia si è deciso di trasformare in legge un assegno, definito unico e universale, per ogni figlio che nasce. Esprimo apprezzamento alle autorità, e auspico che questo assegno venga incontro ai bisogni concreti delle famiglie, che tanti sacrifici hanno fatto e stanno facendo, e segni l’avvio di riforme sociali che mettano al centro i figli e le famiglie. Se le famiglie non sono al centro del presente, non ci sarà futuro, ma, se le famiglie ripartono, tutto riparte”

– Papa Francesco agli Stati Generali della Natalità

A queste parole, è seguito l’elogio alle famiglie che, in pandemia, hanno adempiuto al loro dovere, facendo gli “straordinari”, così chiamati. Da ricordare, indubbio, il ruolo degli anziani con i loro sacrifici, fatti nel passato, utili come punto di partenza per muoversi nel futuro.
Per quanto concerne le donne, invece, il Pontefice ha espresso il proprio rammarico. È stata sollevata la questione delle donne che, al lavoro, “devono nascondere la pancia”. Sono vincolate a celare il “dono più bello che la vita può offrire”, per sostenere la loro condizione, sviando gli ostacoli che la maternità, inevitabilmente, comporta in fatto lavorativo. La nota negativa sta proprio in questo: si sforzano al lavoro per continuare a mantenere sé, i figli, e i famigliari. Le parole di Papa Francesco suonano perentorie.

“Non la donna, ma la società deve vergognarsi, perché una società, che non accoglie la vita, smette di vivere. I figli sono la speranza che fa rinascere un popolo!”

– Ibidem

Pro o contro la natalità?

Le ragioni per la scarsa natalità sono, in parte, economiche. Sussiste una relazione fra il numero delle nascite e la crescita economica. Il problema, in realtà, è profondo. Riguarda, infatti, la mancanza di sicurezza e stabilità. Per decidere di avere figli, i giovani hanno bisogno di un lavoro certo, una casa, un sistema di welfare, e servizi per l’infanzia. In Italia, i giovani fanno fatica a trovare lavoro. Quando ci riescono, spesso, si rassegnano alla precarietà. In aggiunta, sono pochi, e sempre meno, quelli che riescono ad acquistare una casa.

Questi problemi conoscono innumerevoli realtà, comprese quelle al di fuori del nostro territorio nazionale. I governi possono agire sulla natalità, introducendo politiche nataliste o anti-nataliste. Tali politiche mirano ad incentivare, o limitare, la crescita della popolazione. In Francia, per esempio, operano politiche nataliste, a sostegno delle famiglie. Esse promuovono l’uguaglianza di genere, e permettono il lavoro delle giovani coppie di genitori.

Controllare la natalità, il caso della Cina

La Cina rappresenta l’esempio più noto di paese che ha applicato rigide politiche antinataliste. Nel 1979, la preoccupazione per la crescita della popolazione, che avrebbe potuto inficiare lo sviluppo del paese, ha portato il governo ad incentivare la riduzione della dimensione media delle famiglie. L’esito è stato un tasso di fecondità al di sotto dei tre figli per donna. Secondo i responsabili del governo, il risultato non era sufficiente. A ragione di questo, è stata avviata la “Politica del Figlio Unico”, applicata solo in alcune parti del territorio. Il governo cinese ha sempre sostenuto che, avere un solo figlio, soprattutto nelle aree urbane, avrebbe contribuito allo sviluppo del Paese, e all’uscita dalla povertà per moltissime persone.

L’introduzione della strategia demografica ha implicato l’assegnazione, ad ogni territorio, di una specifica quota di nascita. Ha consentito alle famiglie appartenenti alle minoranze etniche, per esempio, di avere fino a tre figli. Alle coppie, nelle aree rurali, era concesso un secondo figlio, a patto che il primo fosse femmina, e che tra le due nascite fossero trascorsi almeno cinque anni. Inoltre, le coppie di coniugi avrebbero dovuto chiedere, sempre, il permesso alle istituzioni, per poter avere il primo figlio.

Fino a pochi anni fa, la “Politica del Figlio Unico” era particolarmente coercitiva nelle aree urbane. L’obbligo ha comportato l’abuso di potere delle autorità, portando ad aborti forzati, alla soppressione di importanti valori, quali l’istruzione e la sanità per i secondi geniti, oppure all’incarcerazione dei genitori “fuorilegge”, in prigioni non ufficiali.

A fronte di un rapido invecchiamento della popolazione, nel 2016, è stata ratificata una nuova legge, necessaria, che autorizzava, e autorizza tutt’ora, le coppie ad avere un secondo figlio. La riforma, annunciata il 29 ottobre 2015, dall’Assemblea Nazionale del popolo cinese, è entrata in vigore all’inizio dell’anno successivo. Tale innovazione ha, finalmente, chiuso l’era dell’obbligo del figlio unico, durata ben 35 anni.

 

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