La guerra dei mondi mostra un vero e proprio olocausto per gli alieni, purtroppo però avrebbero dovuto vincere loro. Nel corso della storia esistono numerosi esempi di simili eventi: nei quali a soccombere è sempre la civiltà meno avanzata. Un prototipo è il genocidio americano, con il quale gli storici intendono il calo demografico dei nativi americani, avvenuto tra il XV e il XIX secolo. Non c’è bisogno di lunghe e noiose spiegazioni a riguardo, perché la faccenda è un’altra. A scuola abbiamo studiato che le epidemie hanno avuto un ruolo chiave nella faccenda, coinvolgendo entrambi gli schieramenti. Ma perché allora le pandemie hanno messo in ginocchio gli alieni invasori e non le popolazioni europee? La riposta alla domanda riassume il buco nella trama.

L’incontro

Nei primi anni del XXI secolo, nessuno avrebbe creduto che il nostro mondo fosse osservato da intelligenze più evolute della nostra, che mentre gli uomini erano impegnati nella vita di tutti i giorni, qualcuno li studiasse […] L’uomo era fiducioso del proprio dominio su questo mondo. Eppure […] intelletti vasti,  freddi e ostili guardavano al nostro pianeta con occhi invidiosi. Lentamente e indisturbati ordivano i loro piani contro di noi’.

Inizia così il lungometraggio de ‘La guerra dei mondi’. La storia narra della battaglia per la sopravvivenza di Ray Ferrier e dei suoi figli durante un’invasione aliena. Oltre alla trama in primo piano, la pellicola ci mostra i rischi derivanti da un incontro tra due popolazioni. Da una parte abbiamo una società precaria che soccombe sotto lo sfruttamento di una più avanzata. Dall’altra invece una civiltà che crolla a causa delle infezioni causate da microrganismi autoctoni. La storia però ci insegna che, quando due popolazioni entrano in contatto, entrambe subiscono ‘contaminazioni’.

Durante le invasioni, gli europei come gli alieni dominarono grazie alla tecnologia

Il pericolo

 Il fulcro è quindi la diffusione delle malattie, le quali scoppiarono numerose sia in america che in europa. Uno sbarco silenzioso e invisibile, ma feroce e letale quanto i tripodi. Vaiolo, varicella, morbillo, malaria e perfino influenza trovarono terreno fertile per la diffusione in organismi che mai ne avevano sperimentato la presenza e che quindi non disponevano delle difese immunitarie specifiche. Infatti se tali cause sono risapute, poche persone sanno che, negli stessi anni, gli stati europei combattevano altrettante epidemie come la sifilide. Le malattie si diffusero attraverso i contatti iniziali tra americani e bianchi, esploratori e mercanti prima, coloni e soldati in seguito. Ma perché le malattie sconosciute sono più letali?

Le malattie degli invasori hanno decimato le popolazioni indiane

Un tocco di umanità

Uno dei meccanismi più complessi degli organismi viventi superiori è un’insieme di mediatori chimici e processi biologici, sviluppati nel corso dell’evoluzione per difendere l’organismo da qualsivoglia forma infettiva. Esistono due tipologie di questo sistema: innato e adattativo. La prima volta che il nostro sistema immunitario deve fronteggiare una nuova infezione, si trova ‘impreparato’. Nonostante esso possieda un esercito ben fornito, non conosce ancora le strategie nemiche: alcuni patogeni tendono addirittura a mimetizzarsi. Quindi il primo contatto produce una risposta lenta assolutamente inefficace (meccanismo innato). Il sistema però conserva una vera e propria memoria, composta da sostanze (antigeni) appartenenti alle infezioni microbiche con le quali è già entrato in contatto. Se e quando l’antigene, e quindi la malattia, si ripresenta la risposta immunitaria risulta assai più rapida ed efficace (meccanismo adattativo). Spielberg ha dato quindi per scontato che gli alieni abbiano un sistema immunitario ‘umano’.

Per concludere

‘Quando gli invasori arrivarono e cominciarono a respirare e a nutrirsi, quegli stessi organismi infinitesimali, che Dio nella sua saggezza aveva messo sulla terra, iniziarono a condannarli, annientarli, distruggerli, dopo che tutte le armi e gli stratagemmi umani avevano fallito […]’.

Queste le parole che accompagnano le ultime immagini della pellicola, frasi che fanno riflettere ma non abbastanza. L’invasore, capace di viaggi oltreoceano (o intergalattici), possiede un’intelligenza più avanzata, dunque è capace di resistere a un maggior numero di avversità, rispetto ad una popolazione più insicura a livello tecnologico. Detto in parole povere: gli europei avevano un maggior senso dell’igiene e gli alieni avrebbero potuto sintetizzare antibiotici. Spielberg si è messo dalla parte dei più deboli, donando alla storia un tocco di speranza che nella realtà sarebbe vano.

 

 

 

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