L’orgoglio, come molte altre accezioni, non corrisponde necessariamente ad un sentimento positivo o negativo. Ciò dipende infatti dal contesto, dal modo in cui esso si manifesta, dall’occasione in cui emerge e dai tratti caratteriali che, nella persona, lo accompagnano. Nel seguente articolo, in riferimento al personaggio di Vegeta, tenteremo di analizzarne dapprima le sfaccettature e, poi, la manifestazione in termini psicologici, correlandolo all’autostima soggettiva.

Vegeta: orgoglio Saiyan

Suppongo non siano necessarie grandi presentazioni per quello che si è rivelato uno tra i personaggi di Dragon Ball più amati dai fan e dalla critica, Vegeta. Guerriero fiero, tenace ed altero, Vegeta rappresenta la punta di diamante della stirpe Saiyan, superato unicamente da Goku. In quanto esemplare duro e puro dei combattenti summenzionati, egli presenta come unico scopo di vita, esattamente come il compagno Kakarot, il diventare sempre più forte. Principe dei Saiyan, Vegeta si dimostra decisamente arrogante, sentendosi superiore a chiunque altro e palesando un deciso orgoglio, accezione più importante della personalità che lo caratterizza. Grazie a ciò, infatti, egli funge da simbolo dell’intera stirpe da cui discende, radicata nel suo onore.

Com’è spesso accaduto durante lo sviluppo della serie Dragon Ball Z, altresì Vegeta corrisponde ad un personaggio inizialmente ideato a guisa d’un antieroe, nemico del protagonista. Successivamente, egli cambia il proprio carattere, assumendo pian piano tonalità più chiare. Col senno di poi, si può definire il Principe dei Saiyan un personaggio infine positivo, nonostante rimangano evidenti in lui spigoli caratteriali radicati nella violenza e, talvolta, nel sadismo. Durante la Saga degli Androidi, egli si fidanza con Bulma e, seppur trascurandola, dimostra a tratti un notevole attaccamento sia verso di lei sia verso il figlio Trunks. L’apice di tale legame viene raggiunto dapprima nel mezzo dell’arco di Majin Bu, in cui questi giunge a sacrificarsi allo scopo di proteggere i propri cari, e, poi, in Dragon Ball Super, allorché si scontra con Lord Beerus, reo d’aver schiaffeggiato Bulma.

La rivalità con Goku

Ciò che maggiormente contraddistingue il personaggio ideato da Akira Toriyama concerne la volontà di oltrepassare il rivale Kakarot, conosciuto sulla terra con il nome Goku. Un simile desiderio trae origine proprio dall’orgoglio: il principe non accetta, cioè, che un sottoposto lo superi in livello combattivo. Inizialmente rappresentato come minuto e gracile, seppur forte, Vegeta consta del personaggio che maggiormente s’è dato da fare durante la serie. Nonostante ciò, almeno sinora, questi non è mai riuscito a conseguire il proprio scopo, tuttavia non demordendo e, pertanto, continuando ad allenarsi senza freno. In questo senso, l’orgoglio funge da vera e propria spinta per il guerriero Saiyan, poiché consiste in quella volontà di non mollare dinnanzi alla apparentemente invalicabile montagna da scalare.

L’orgoglio: grandezza d’animo o arroganza?

Desumendone una prima caratterizzazione addirittura dall’antica filosofia ellenica, l’orgoglio s’è inizialmente composto di due accezioni ben distinte, l’una positiva e l’altra negativa. Aristotele ne identifica la controparte positiva con la megalopsuchia, letteralmente grandezza d’animo, magnanimità. Secondo il pensatore greco, l’uomo orgoglioso risulta un essere che si ritiene degno di grandi cose proprio perché di grandi cose è degno. “Colui che è degno di poco e si considera degno di poco è temperato, ma non orgoglioso; poiché l’orgoglio implica la grandezza“.

D’altro canto, sussiste altresì la hybris, ovverosia la tracotanza e l’arroganza, che tuttavia egli non fa coincidere con l’orgoglio puro. La tracotanza, asserisce Aristotele, “non è il necessario per le ferite passate; […] gli uomini ingenui pensano che maltrattando gli altri aumentino la loro superiorità”. In breve, l’orgoglio, secondo il filosofare aristotelico, riguarda una corona delle virtù, dal momento che riesce nell’intento di accrescerne la potenza. La tracotanza, al contrario, non si configura nell’orgoglio. Questa funge da strumento di gratificazione personale – ottenuta mediante maltrattamento altrui – che nulla ha a che fare con la “grandezza d’animo” a cui si aspira il primo.

L’orgoglio in psicologia: implicito, innato e gerarchizzante

In termini di psicologia, l’orgoglio positivo consta d’un’emozione piacevole, talvolta esilarante, che deriva da una positiva autovalutazione. Insieme alle componenti d’imbarazzo e vergogna, Tracy et al., nel 2009, lo hanno definito una delle tre emozioni autocoscienti che trovano espressioni riconoscibili. Le espressioni facciali e i gesti ne consentono una delineazione pragmatica: sollevare il mento, sorridere in modo particolare e portare spesso le braccia sui fianchi, ad esempio, sono manifestazioni involontarie di orgoglio. Di fatto, gli individui concedono implicitamente uno status agli altri sulla base di tali espressioni, altresì nei casi in cui non lo desiderano. Alcuni studi, per l’appunto, dimostrano come l’espressione non verbale dell’orgoglio trasmetta un messaggio che le persone percepiscono come indice d’un elevato stato sociale del soggetto.

A livello comportamentale, l’orgoglio s’è più volte dimostrato una componente innata. Taluni atteggiamenti, infatti, alla stregua di quelli summenzionati, sono stati adottati da individui ciechi nel mezzo di diversi esperimenti. Per forza di cose, questi non avevano potuto osservarli ed apprenderli altrove. Inoltre, l’orgoglio viene spesso considerato il diretto responsabile d’un aumento di suddivisione gerarchica. Oveis et al., durante una serie di studi, hanno notato che questo, inteso come esibizione del sé forte, promuove sentimenti di somiglianza con gli altri forti, allontanando le controparti deboli.

Orgoglio e autostima: una correlazione negativa

Talvolta, però, viene chiamata “orgoglio” una semplice esagerazione d’autostima. La stessa teologia cristiana, sulla linea d’onda della hybris aristotelica, considerava l’orgoglio un qualcosa di negativo, addirittura definendolo il principale problema umano. A partire dal XX secolo, è stata la psicologia umanistica a sovvertire le prospettive. Essa riteneva che il principale problema umano fosse, al contrario, la bassa autostima. Terry Cooper, noto scrittore, ha fornito nel 2003 una delineazione paradigmatica della condizione umana attraverso la correlazione orgoglio-autostima. Egli ritiene che, se esageratamente manifestato, l’orgoglio altro non sia se non “un falso fronte progettato per proteggere una sottovalutazione“. In breve, nel suo pensiero dimostrarsi troppo orgogliosi non significa possedere un’autostima elevata, quanto piuttosto auto-disprezzarsi, tentare cioè, mediante esso, di celarne una mancanza.

Riconsiderando il principe dei Saiyan, ci pare difficoltoso interpretarne univocamente il carattere. Lungo l’arco delle stagioni, Vegeta non ha esitato a comportarsi tanto da persona magnanima quanto da perfido antieroe. Sebbene questi abbia mutato la propria personalità, risulta complicato comprendere se il suo orgoglio consista o meno in un qualcosa di positivo. Senza dubbio, esso gli ha permesso la scalata di vette apparentemente invalicabili, ma non si può negare che spesso gli abbia causato un ingente dissidio interiore. Per quanto riguarda la correlazione con l’autostima, vi lascio con un interrogativo, a cui ognuno troverà una risposta soggettiva: l’orgoglio del principe deriva dalla sua forza interiore o, piuttosto, tenta di celarne una debolezza?

Simone Massenz 

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