L’immigrazione resta ancora un enigma irrisolto per l’Italia: gli indifesi traghettati da Caronte

La parola “immigrato” è sulla bocca di tutti nella società moderna. Proviamo a contestualizzarla in uno scenario dantesco e cerchiamo di risolvere questo enigma.

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Ricercare la parola ‘Enigma‘ sul web può condurre a tre importanti risultati. Il primo porta ad una macchina elettro-meccanica per decifrare e cifrare messaggi, usata dalle forze armate tedesche durante il periodo nazista nella seconda guerra mondiale. Il secondo porta all’accezione di ‘rompicapo da risolvere‘, come potrebbe essere ad esempio la questione dell’immigrazione in Italia, ancora irrisolta. Il terzo invece fa comparire sullo schermo il volto di un noto rapper italiano: En?gma. Autore di un album a dir poco eccelso uscito quest’anno, Booriana, che, come ci viene suggerito dal titolo stesso, è una tempesta di musica, contenuti e rime. La terzultima traccia narra proprio le disavventure di persone che vivono tutti i giorni in una tormenta dalla quale difficilmente riescono ad uscire. Di seguito viene riportata un’intervista rilasciata dal rapper per il blog Rockit.

Leggo i giornali e guardo i TG, sono bombardato da informazioni sull’argomento. Ed è un argomento scottante perché non si è mai riusciti a trovare una vera soluzione. Avevo composto una strumentale che mi sembrava perfetta per trattarlo, ma non volevo scrivere il solito pezzo retorico. Ho provato ad immedesimarmi nei panni dei migranti per proporre lo stesso punto di vista anche all’ascoltatore. Credo sia uno dei pezzi migliori dell’album, sicuramente quello con il maggior peso specifico, non è emerso tra i primi anche per la sua posizione nella scaletta ma, alla lunga, mi sta dando grandi soddisfazioni.

Il destino degli indifesi

Gli immigrati vengono ormai visti come una piaga da risolvere, ma la vera questione non sono loro, comuni mortali come noi ai quali il destino ha giocato un brutto scherzo. Il vero problema risiede nel fenomeno stesso dell’espatrio. En?gma, con la traccia “Indifesi“, fa prendere vita e coscienza ad uno storytelling da brividi.

Innanzitutto il personaggio dell’immigrato a cui il rapper dà voce inizia mettendo in rima uno sfogo, sottolineando la sempre più crescente xenofobia, la cosiddetta paura dello straniero, l’avversione indiscriminata verso tutto ciò che proviene dall’estero. Inoltre cerca di far capire che per sconfiggere questo problema, che generalizzando la cosa potremmo intendere come razzismo, non può bastare un semplice processo di Norimberga. En?gma ovviamente prende quest’ultimo come esempio, dato che, nonostante il grande impatto che portò questo processo giudiziario svolto contro i gerarchi nazisti nella Seconda Guerra mondiale, la discriminazione verso altri popoli è tuttora un fenomeno preponderante nel contesto sociale europeo. L’indifeso che ci parla sfrutta le metriche del rapper per aggiungere anche altri fattori importanti. Primo tra tutti il fatto che di certo la sua terra non l’ha dimenticata e, anzi, se fosse stato per lui non si sarebbe mai mosso da lì, ma è stato costretto dalla guerra, facendo notare che gigantesco ossimoro possa essere “combattere per la pace“. In più, per cercare di scappare, in questo caso dalla Libia, ha rischiato più e più volte di perdere la vita. Nella seconda strofa En?gma introduce due frasi molto scottanti, che aprono uno spiraglio pressoché infernale.

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Il barcone di Caronte

Siamo ammassati, a fianco a me c’è chi muore
Forse è Caronte che comanda il barcone

Se si parla di anime che nella loro vita terrena hanno dovuto subire le sorti di un destino spietato, di certo non si può non creare un parallelismo tra quelle degli immigrati che hanno perso la vita in mare, precipitando nel “fondale del Mediterraneo cimitero“, e dei dannati. Questi ultimi non hanno di certo tutti avuto la possibilità di scegliere le sorti del proprio destino che li ha portati a compiere determinati tipi di peccati, lo stesso discorso può essere applicato alle sorti degli immigrati. Appunto è come se fossero trascinati da una figura letteraria molto importante per Virgilio e Dante: Caronte, traghettatore dell’Inferno dell’Eneide e della Divina Commedia. Le caratteristiche fisiche di Caronte che emergono dalla descrizione dell’universo dantesco, lo dipingono come un uomo vecchio, con capelli e barba bianca, dai tratti demoniaci. Dante sottolinea il particolare dei suoi occhi infuocati, che evidenziano tutta la sua rabbia e il suo odio. Caronte guida la sua barca solo con un remo, con un portamento fiero e maestoso. La sua figura è mutevole, assume diversi atteggiamenti nelle sue rappresentazioni iconografiche. Ad esempio, nell’accezione cristiana di cui il Poema dantesco è intriso, è un essere furioso che per prima cosa odia se stesso e che, di riflesso, odia coloro che accompagna, destinati ad avere una collocazione nel grande disegno divino.

Nella Divina Commedia quindi il suo compito è quello di trasportare le anime dei dannati da una parte all’altra dell’Acheronte, fiume infernale, per essere smistate nei vari gironi infernali da Minosse. Un po’ lo stesso ruolo che assume il destino, impersonificato in questo contesto appunto da Caronte, che porta talvolta gli immigrati a sorti a dir poco disumane. Le disgrazie degli immigrati traghettati da Caronte non finiscono di certo una volta arrivati a destinazione, come possiamo notare dalle rime del rapper riportate qui in basso. Sempre se esiste per loro un arrivo, molte volte il biglietto è purtroppo solo di andata.

Io chiedo asilo
Ma perché pensi che per forza venga a far casino?
Ci sono stronzi di tutte le razze, ma le persone brave anche
E qua com’è che guardano tutti me e puntano il dito, amico?
Sì, io vorrei essere tuo amico
Amico, sì, capito?
Guardami dentro, non in viso, fammi un sorriso 

In questa terza strofa le parole del migrante raggiungono il livello più alto di pathos. In sostanza ciò che vuole essere comunicato è che oltre al danno, gli indifesi di cui si parla tanto devono subire anche la beffa. La beffa di essere etichettati, emarginati e derisi. Ovviamente ci sono situazioni e situazioni, ma a volte forse bisognerebbe davvero osservarli come fossero amici, in cerca di un disperato sorriso.

Gianmarco Marino

 

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