La caducità dell’uomo esemplificata dall'”Orlando Furioso” e da Giorgia in “Vanità”

Un’intensa riflessione sulla caducità umana emerge dall’analisi di una canzone contemporanea e da un testo di tanti secoli fa.

Le foglie, simbolo ricorrente per indicare la caducità della vita

“Vanità” è il titolo del singolo dalla nota cantante italiana Giorgia, uscito nel 2016. Si tratta di un testo davvero intrigante, incentrato sulla vanità, intesa come un qualcosa di effimero e non tangibile, bensì fugace. Si tratta, dunque, di una riflessione non molto distante da quella espressa da Ludovico Ariosto nel suo “Orlando Furioso”, in particolare nel passo relativo al viaggio di Astolfo sulla Luna.

Astolfo sulla Luna

Il protagonista principale del poema è Orlando, paladino valoroso e innamorato della bellissima Angelica. Tuttavia la fanciulla è contesa da tanti altri cavalieri e, nel momento in cui fugge con Medoro, si scatena la pazzia dell’eroe che perde il senno e ciò lo sottrae al suo dovere di combattente. Per questo motivo, un altro paladino, Astolfo, viene incaricato da Dio di recarsi sulla luna per recuperare il senno di Orlando. Proprio qui, infatti, si radunano tutte le cose che si perdono sulla terra, essendo il suo doppio speculare. Scortato da San Giovanni, Astolfo porta a compimento la missione che gli è stata affidata.

Astolfo sulla Luna

Il vallone delle cose perdute

Nel momento in cui Astolfo si trova sulla Luna, dinanzi a lui vi è uno scenario sensazionale. Infatti viene descritto un grande vallone con all’interno tutti gli oggetti, le situazioni, le cose che l’uomo ha perso: ricchezze, fama, lacrime, amore, sogni irrealizzati e molto altro ancora. Si innesta, così, una accorta meditazione sul tempo che consuma e sulla fortuna che ha sempre la meglio su ciò che ha a che fare con gli esseri umani. All’origine di tutto, però, vi è la ragione che, venendo meno, rende l’uomo incline agli errori. Si tratta, pertanto, di un viaggio che diventa occasione per biasimare la follia umana che comporta una perdita di tempo per illusioni vane. Tutto ciò dimostra anche quanto sia mutevole la natura dei desideri terreni.

La clessidra, simbolo del trascorrere inesorabile del tempo

“Vanità” di Giorgia

Simile alla tematica descritta da Ariosto è quella cantata da Giorgia. Diventa, perciò, interessante notare le affinità che ci sono tra i due testi. Nella  canzone, infatti, è scritto che la gente è matta, si ama eppure non si sente. Anche Orlando prova un sentimento d’amore molto forte che lo porta a diventare pazzo, soprattutto quando scopre il tradimento di Angelica con Medoro.

Nei versi ariosteschi si legge che le cose si perdono per nostro diffetto, concetto simile a quello  espresso da Giorgia, quando canta che ognuno traccia il suo destino.

Giorgia nel video di “Vanità”

Molto forte e suggestivo è il verso della canzone in cui si ascolta “è solo un altro imbroglio e tu lo chiami amore”. Tale frase risulta facilmente accostabile alla ricerca vana di Angelica da parte di Orlando, tecnicamente conosciuta come l’inchiesta. Si tratta di una sorta di inganno, perché l’errare del paladino per trovare la propria amata risulterà sempre inappagato. Inoltre, così come la “vanità” descritta da Giorgia docile si arrende al dio migliore, anche quella di cui scrive Ariosto tradisce una natura, tipicamente umana, pronta a seguire i desideri del momento, soggetti ad estinguersi e cambiare direzione nel corso del tempo, per quanto risultano mutevoli.

Elisabetta Di Terlizzi 

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