Il Superuovo

L’Howard University come Catone il Censore: ecco 5 classici contro le discriminazioni (pro pansessualismo)

L’Howard University come Catone il Censore: ecco 5 classici contro le discriminazioni (pro pansessualismo)

Dimmi che classico hai nella tua biblioteca e ti dirò se sei più fautore dell’antica supremazia razziale dei bianchi o se, invece, sei attratto da qualche eroe mitico che puzza di mascolinità tossica.

Howard University, Washington D.C. (USA). I classici vengono banditi e proclamati razzisti, misogini, xenofobi, etnocentrici e discriminatori. Secondo gli americani, l’argonauta Giasone, scialbo, indeciso e insipido incarnerebbe in sé il temibile white power. Bizzarro, oserei dire. Bizzarro, perché Giasone era lo stesso (anti)eroe considerato, dal primo istante della sua narrazione, il primo inetto della storia della letteratura. Altro che Zeno Cosini di Svevo. Tipo quello che, in vacanza, si innamora di una straniera, la mette incinta e, anziché sparire in Messico, sparisce a Corinto dalla nuova tipa. Insomma, Giasone sarebbe proprio lo Übermensch nietzschiano di Apolonnio Rodio. Questa sarebbe mascolinità, giusto? Ad ogni modo, questa è la top #5 classici greci e latini di cui pochi parlano e il cui motto è solamente share the love, che, sicuramente, i progressisti afroamericani, prima di chiudere il Dipartimento di studi classici, hanno perso da qualche parte nelle loro biblioteche.

1. + sesso e – guerra del Peloponneso

Attivismo femminista, humour e una trama soft-porn in un’opera greca che, in linea teorica, dovrebbe anche far ridere? Sì, la Lisistrata di Aristofane è tutto questo. Un po’ come noi che siamo in una situazione di totale asocialità da più di un anno, anche le donne di Atene e dintorni, nel 431 a.C., avevano certe esigenze e, con gli uomini sui campi di battaglia, il playin’ solo cominciava a non essere più tanto stimolante. E cosa avrebbe mai potuto far smettere di giocare gli uomini a chi aveva la lancia più lunga, se non uno sciopero del sesso decisamente decostruttivista? La scelta piuttosto zen e masochista dell’astinenza dimostra il riscatto di genere che queste donne, poste sullo stesso piano degli uomini, chiedono, pretendono e (spoiler alert) ottengono in un mondo, comicamente e modernamente, alla rovescia. Con questa estetica mortalmente chic e antesignana della femme fatale, Lisistrata sottolinea la forza motrice del sesso, che ha smesso di essere un tabù moralista per le donne ed esclusivo bene primario per gli uomini.

2. Lucio, un ficcanaso sessantottino

Ogni tanto, mi immagino i corridoi della Sorbonne a Parigi, nel maggio del ’68, soffocati da pagine sparse de Le Metamorfosi di Apuleio, attaccate ai muri con una gomma da masticare alla fragola, mentre istigano chi le legge di sfuggita al rigetto delle regole normative della società. Considerato l’iniziatore di un canto di rivolta contro le credenze con cui veniamo imboccati sin dalla nascita, Lucio ha quello spirito riot (a metà tra Malcolm X e Prometeo) da renderlo d’intramontabile ispirazione tutt’oggi. Anche se in questo romanzo la curiositas viene stigmatizzata come peccato mortale e sfida alle più alte sfere del potere, la tematica del disvelamento del velo di Maya, per amor di verità, rende quest’opera ancora di fortissima attualità. La curiosità è ricerca dell’altro, del diverso. È generosa partecipazione di ciò che ci circonda, ma soprattutto è crearsi un’identità propria e combattere per ciò che si ritiene sia degno di questo. Diffidate di chi vi vuole trasformare in asini, ingobbiti sotto il peso del senso comune che, alla fine, nemmeno esiste. E ancora di più diffidate di chi ha paura di ammettere che questo è un vero e proprio inno alla lotta per l’inesauribile e pura libertà intellettuale.

3. Omoerotismo, sapiosessualità e pansessualismo dal Simposio secondo Platone

Chi non ha mai sognato di essere conquistato da qualcuno che sapesse raccontare qual è l’idea del platonicamente bello o che sapesse rispondere alla domanda “il bello in sé coincide con il bene?”. Quindi, se stai cercando una nuova tattica di conquista, consiglio altamente la lectio magistralis di Platone che, attraverso il filtro di Socrate (iscritto sicuramente a Grindr), affronta con grandissimo pathos il tema dell’amore omosessuale e oltre. I rapporti omoerotici, nella Grecia di allora, erano considerati fondamentali per la crescita interiore. Non nascevano per un’effimera attrazione fisica, ma erano un patto d’amore intellettivo, in cui erano le menti a sperimentare BDSM con frustini e manette idealmente e filosoficamente belli. Ma è soprattutto il mito dell’androgino, il mito delle metà, che vi aiuterà nella vostra ars amatoria. Una volta, esistevano solo degli individui perfetti, rotondi, interi e felici, che bastavano a sé stessi. Non c’erano distinzioni fra uomini e donne, loro erano semplicemente loro, così. Ma Zeus, geloso della loro perfezione, decise di tagliarli in due metà. Da quel giorno, l’essere umano fu costretto a rincorrere per l’intera durata della sua vita l’altra parte di sé, uomo o donna che fosse, senza la quale non era completo, ma perso ed infelice. Solo ritrovandola e riconoscendola, avrebbe riavuto tutta la sua felicità.

4. Sant’Agostino, il primo ad andare in terapia

La cultura machista aveva smesso di andare di moda anche tra i Padri della Chiesa, ma mettersi a nudo per un uomo continuava ad essere inaccettabile ed improponibile, soprattutto di fronte al proposito di dimostrare la sua supremazia sulla netta deficienza di virtù virili della donna. Per questo, l’opera di Agostino fu di straordinaria innovazione. Le Confessioni rappresentano un primo tentativo di comprensione del mondo interiore che ciascuno di noi abita, un modo, originale al tempo, di far luce, con mani delicate e sincere, sulle parti buie che le nostre paure e angosce non lasciano quasi mai intravedere. Seppur afflitto da mommy issues e ninfomania, Agostino è stato il primo a lasciarsi scoprire e leggere in tutte quelle sfaccettature che neanche lui, con il suo atteggiamento di severo peccatore e pentito cristiano, aveva mai avuto il piacere di incontrare. Conoscere sé stessi non è sbagliato e anche indagare le nostre piaghe più brutte è amarci. E, se Sant’Agostino non ha avuto paura, perché dovremmo noi?

5. Dentro ognuno di noi c’è un Ciclope che non smette mai di sognare

Si tratta di una delle più belle storie d’amore super strappalacrime e sottovalutate quella raccontata da Teocrito nell’idillio XI, conosciuto con il titolo Ciclope. Il protagonista, grottescamente tenero, è proprio Polifemo che, infelice e innamorato della ninfa Galatea (quasi sicuramente una barbie che ogni sera si imburra il corpo con olio di argan biologico) e con zero possibilità di conquistarla cui ambire, si consola per esser stato appena rimbalzato. Nonostante questa commovente e laconica friendzone, il ciclope non rinuncia a lodare la sua crush e a ricordare il colpo di fulmine che l’ha colpito quando l’ha incontrata per la prima volta. Un canto contro il single-shaming e che normalizza i comportamenti da “sottoni” (ma solo se ne vale la pena), questo brano contiene al suo interno anche una lezione che dovrebbero imparare tutti, cioè prendere con leggerezza un rifiuto, perché di amore (e di pali soprattutto) ne è pieno il mondo.

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