Il Superuovo

Il velo di Maya: Il mondo visto come volontà e rappresentazione “Glam Rock”

Il velo di Maya: Il mondo visto come volontà e rappresentazione “Glam Rock”

Il velo di Maya: E se il mondo venisse interpretato come volontà e rappresentazione “Glam Rock”? Schopenhauer spiegava il significato di creazione delle apparenze fenomeniche (oltre che di illusione). Lo stesso fa Achille Lauro, che si auto definisce come “un velo di mistero sulla vita” e ci avvicina, oggi più che mai,  al suo mondo trasformista e allo stesso tempo singolare.

Achille Lauro

 

«Esistere è essere. Essere è diritto di ognuno, Dio benedica chi è». Il primo quadro di Achille Lauro ci regala l’immagine di un cantante dai capelli turchini e lacrime di sangue, lancia un messaggio fluido, libero, a tratti disinibito. Ci racconta che “Sono gli artisti che si spogliano e lasciano che chiunque possa spiare nelle loro camere da letto e in tutte le stanze della psiche”. Il velo di Maya e Achille Lauro portano a chiederci, se esista, e quanto possa pesare una complessità strutturale in ognuno di noi.

 

“Il nudo rivela l’altro lato dell’anima”

Alchile Lauro parla di nudità, é possibile che l’uomo non riesca a vivere se non avvolto dagli “abiti”?
Citando Remo Cantoni, noi siamo i figli della società, nudi, ritorniamo ad essere i figli della natura. Quanto le sovrastrutture influenzano le nostre vite? Per rispondere a queste domande è importante concentrarci sul concetto di identità che è la base del senso di noi stessi.

L’ indentità è quel senso di noi su cui ognuno costruisce il proprio stare al mondo e il proprio equilibrio. Cosa accade quando questo senso di identità si struttura nella fragilità e come cambia nelle varie età?

Ognuno può giungere a sentirsi veramente a suo agio con se stesso, e ben collocato nel mondo, solo se avverte la certezza di un’identità personale ben riconoscibile e coerentemente accettabile, e definita e precisa nel mutare degli eventi.

L’Uomo giorno per giorno, si costruisce un’identità, il più delle volte però, inconsapevolmente, creiamo delle sovrastrutture che ci impediscono di essere o mostrarci per quello che realmente siamo. Schopenhauer ci parlava del velo di Maya, il velo dell’illusione, un concetto trasversale a molte culture, quel velo che separa l’umanità dalla realtà vera. Maya è la creazione che muta e si trasforma, è ciò che permette all’essenza di rivestirsi di diverse involucri, possiamo confondere l’essere con l’apparire, o meglio, dalla mancanza di memoria rispetto alla natura profonda delle cose prima ancora della comprensione della percezione soggettiva che ne abbiamo. L’identificarsi è l’illusione, se non comprendiamo che la forma non determina la vera identità non riusciremo mai ad agire nel mondo manifestando il nostro Essere Autentico e resteremo prigionieri dell’illusione alla quale noi stessi ci siamo incatenati.

Achille Lauro

Achille; tra un “C’est la vie” e “Ora lo so Dio c’è”

Curioso il mondo di Achille Lauro, com’è curioso il suo “parlarci” di sensazioni e pensieri differenti in base alle canzoni che scrive.

Attraverso il testo di una sua famosa canzone, intitolata C’est la vie, lancia il messaggio di una visione cinica dell’amore.

La canzone è, per dirla con le parole di Lauro De Marinis: “Un semplice tentativo di fermare uno stato d’animo, come una fotografia che immortala un momento. La scelta tra l’abbandono e l’abbandonarsi a qualcuno. La visione cinica dell’amore, visto come il dare a qualcuno la possibilità di ucciderti e sperare che non lo faccia”. Com’è strano il pensiero che un cattivo ragazzo come Achille Lauro possa affidarsi a un sentimento, abbandonando se stesso per concedersi all’altro. Nel momento in cui ci affidiamo a qualcuno è come se creassimo una frattura dentro di noi, è come se rompessimo le barriere di difesa e ci mostrassimo per chi siamo, con le nostre paure e fragilità. In un mondo che ci impone di essere sempre pronti a soffrire, durante l’atto dell’abbandono ci immedesimiamo, per la prima volta, in noi stessi, andando a infrangere la complessità strutturale che è racchiusa dentro ognuno di noi. L’artista si spoglia quando scrive il testo di una canzone e ci rivela se stesso, noi ci spogliamo quando attraverso una canzone ne capiamo il vero significato e la facciamo nostra, ammettendo di non essere invincibili.

Così Achille si affida al detto di “C’est la vie” e ci ricorda che a volte anche un bad guy come lui ha bisogno di un aiuto, un’ispirazione, un’illuminazione dall’alto.

 

Tra Disinibizione e Teatralità

Sono il Glam rock.
Sono un volto coperto dal trucco.
La lacrima che lo rovina.
Il velo di mistero sulla vita.
Sono la solitudine nascosta in un costume da palcoscenico.
Sessualmente tutto.
Genericamente niente.
Esagerazione, teatralità, disinibizione.
Lusso e decadenza.
Peccato e peccatore,
Grazia e benedizione.
Un brano che diventa nudità.
Sono gli artisti che si spogliano,
E lasciano che chiunque
Possa spiare nelle loro camere da letto e in tutte le stanze della psiche.
Esistere è essere.
Essere è diritto di ognuno.
Dio benedica chi è.

Vi saluto con le parole di Achille che ha scritto sotto una foto, pubblicata sul suo social Instagram, durante il periodo del festival di Sanremo. La scorsa domenica pioveva, oggi c’è il sole. In un mondo in cui perfino il clima cambia con una frequenza assurda ci troviamo a chiederci se viviamo di cambiamenti, di paradossi, tra lusso e decadenza, peccato e peccatori, grazia e benedizione… E chissà se, come degli artisti, anche noi siamo spiati dall’esterno. Chissà se anche noi siamo la solitudine nascosta in un costume da palcoscenico e chissà se è come diceva Shakespeare; “Tutto il mondo è un palcoscenico, e gli uomini e le donne, tutti, non sono che attori. Hanno le loro uscite e le loro entrate; e un uomo nel suo atto interpreta diverse parti”. Vi auguro una buona domenica.

 

 

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