Le locuzioni latine hanno ormai da anni invaso il web e le conversazioni quotidiane, tanto da diventare punti fermi della cultura generale di una persona. Ma le conosciamo davvero tutte? Ad esempio, cosa significa Horror Vacui? Letteralmente, terrore del vuoto. Concetto conosciuto in psicologia come agorafobia, la sensazione di paura o grave disagio che un soggetto prova quando si ritrova in ambienti non familiari o comunque in ampi spazi all’aperto, temendo di non riuscire a controllare la situazione. Questo lo porta a sentire il bisogno di una via di fuga immediata verso un luogo da lui reputato più sicuro. Da non confondere con una paura dal nome simile ma semanticamente ben diversa, l’acrofobia, che consiste nel timore ossessivo, affacciandosi da un luogo elevato, di cadere o di subire la tentazione di lanciarsi nel vuoto, che sarà accennata dopo. Ho specificato in psicologia perché questa locuzione ha assunto nel corso del tempo svariate sfaccettature nei vari ambiti didattici e non. Ma andiamo ad analizzarne prima la più popolare, quella metaforica e…in rima.

Nitro e la sua paura del vuoto

Nitro, Wilson o Phil de Payne. Non importa come vogliamo chiamarlo, fatto sta che Nicola Albera, rapper italiano del ’93 è l’autore di una poesia contemporanea, Horror Vacui appunto, che però di vuoto non ha proprio nulla, a favore di tanti contenuti che nella musica di oggi mancano. L’artista stesso ha affermato che la suddetta è una delle canzoni con il testo migliore che abbia mai scritto e tratta il terrore del vuoto come metafora, interno al proprio corpo, per spiegare la paura di essere privi di un ‘io’, concetto molto legato alla frammentazione pirandelliana. E proprio la stesura di questo testo è stata la soluzione al suo problema, infatti in un’intervista afferma: “È stata scritta in un momento particolarmente brutto, in un momento in cui mi guardavo allo specchio e non capivo più chi era la persona che avevo davanti. È stato un modo per uscire da questa crisi d’identità. Come guardarsi in uno specchio infranto e, dopo aver risistemato i frammenti, ci si rende conto di essere di fronte ad un riflesso diverso. Mi sembra giusto che dopo aver toccato il fondo, ci fosse un’ascesa. Sono sempre stato uno che evidenziava i problemi ma non cercava di dare soluzioni. Così facendo ho evidenziato tanti problemi e la capacità, la forza che mi hanno dato e che mi ha portato ad ascendere, che è quello che succede nella terza strofa. La metafora del guardare dall’alto le cose, del rendersi conto di quanto siamo piccoli, quella roba lì.

Quindi nelle prime due strofe si può ampiamente notare tutta la sofferenza di Nitro che raggiunge il suo apice prima con una frase che riporta all’acrofobia citata prima “In fondo la vertigine non è la paura di stare in cima / ma il vuoto che ti attira mentre stai guardando sotto” con un chiaro riferimento ad un prematuro istinto suicida, per poi chiudere rivolgendosi ad una donna che gli ha rovinato la vita dedicandole versi molto crudi. Dopo questa lunga agonia ecco che finalmente sia la vita dell’artista sia la canzone cadono a picco in un’ascesa, accompagnata da un assolo di chitarra che porta poi ad una presa di coscienza, che nella terza strofa suggerisce al cantante che è stata proprio la depressione la soluzione ai suoi problemi, fino all’assoluzione del vuoto stesso interiore pur soffrendone la paura, un controsenso paradossale, che però riesce al meglio ad interpretare il contesto.

L’Horror vacui tra arte e filosofia

L’uso del termine horror vacui nell’arte si deve al critico italiano Mario Praz, che lo introdusse per descrivere l’atmosfera soffocante dell’arredo nell’età vittoriana. Esempi più antichi e importanti possono essere trovati tra oggetti propri dell’arte barbarica o nel medioevo ellenico, quando lo stile geometrico fece proprio il concetto stesso del termine. La stessa volontà di riempire meticolosamente gli spazi vuoti permea gli arabeschi dell’arte islamica o le opere dei Longobardi. Anche le manifestazioni artistiche di alcune antiche culture dei nativi americani, come gli Huicholes, presentano le medesime caratteristiche. Molte altre rappresentazioni di questo concetto vengono da quella che viene definita Art Brut, pittura non convenzionale realizzata da ospiti di ospedali psichiatrici, come Adolf Wölfli, oppure nelle opere dell’arte Tingatinga, movimento tanzaniano del XX secolo. L’horror vacui ha avuto un impatto anche su opere di grafica, in alcuni fumetti della cultura underground americana e nelle opere dell’Artista svizzero H.R. Giger.

Per quanto riguarda la filosofia invece di paura del vuoto se ne occupa Aristotele con una teoria che afferma che “la natura rifugge il vuoto” (natura abhorret a vacuo), e perciò lo riempie costantemente; ogni gas o liquido tenta sempre di riempire ogni spazio, evitando di lasciarne porzioni vuote. La teoria contraddiceva il pensiero della scuola pitagorica antica e della filosofia atomista, per cui l’esistenza del vuoto non era solo possibile ma era resa una necessità, ponendosi come principio ontologico per l’esistenza degli enti: per gli atomisti, ad esempio, il vuoto che permea gli atomi è quello che permette il movimento.

In questo caso sia quest’uomo qui su, sia Nitro credono in senso lato che la natura in se sia ciò che riempie i vuoti, in netto contrasto con ciò che invece sta creando un vuoto dentro di noi, il tanto chiacchierato progresso.

“Io non so più chi è il dittatore e chi è l’oppresso
Chi è il normale? Chi è il diverso?
In fondo siamo solo un granello sparato dentro all’universo
Cos’è il progresso se nel suo processo
Ha spinto ogni individuo a rinunciare a se stesso”

Infatti il progresso e più precisamente l’introduzione degli smartphone, internet, i social, e la globalizzazione in sé, stanno portando le nuove generazioni ad alienarsi, a non essere più se stessi, creando orde di persone sempre più standardizzate, uguali tra loro e divise tramite delle etichette e degli stereotipi. Proviamo almeno per una volta a discostarci da tutto ciò, a riempirci di noi stessi, a fare in modo che a salvarci dal vuoto che sta prendendo sempre più piede dentro di noi sia proprio la paura stessa di esso, il nostro Horror Vacui.

Gianmarco Marino

 

 

 

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