L’Espressionismo tra cinema e letteratura: quando una visione allucinata è sintomo di verità

L’Espressionismo come movimento culturale ha caratterizzato l’opera di importanti autori e artisti del Novecento, ma di per sé è una declinazione che l’arte ha sempre posseduto e sfruttato.

Scena tratta da Il gabinetto del dottor Caligari

Il gabinetto del dottor Caligari è un film di uscito nel 1920 e diretto da Robert Wiene. E’ un classico ed è considerato la pietra miliare del cinema espressionista tedesco.

L’Espressionismo: curiosità e luoghi comuni

Quando si parla di Espressionismo, è innanzitutto bene distinguere il movimento culturale dalla semplice caratteristica artistica. Infatti l’arte ha sempre posseduto una declinazione espressionista, tuttavia solo nei primi decenni del Novecento tale declinazione è diventata la base di una ‘poetica’, di un’idea artistica ben precisa. L’idea di base è che si possano trovare contenuti importanti deformando la forma esterna per far emergere quella interiore. La realtà interiore dell’artista emerge senza mediazione. Nell’applicare questa concezione artistica, l’Espressionismo si è opposto all’oggettività del razionalismo  e dell’Impressionismo. La Germania è considerata la culla di questo movimento, che opera tra il 1905 e il 1925. L’Espressionismo si inserisce nel clima avanguardista che caratterizza l’inizio del Novecento e vanta alcuni interessanti risultati. Nell’arte, al di là dei precursori come Van Gogh e Gauguin, troviamo anche artisti come Marc, Schiele e ovviamente Munch. L’Espressionismo si sviluppa anche in altri ambiti oltre a quello artistico. Per quanto concerne la letteratura, impossibile non citare Heinrich Mann e soprattutto Franz Kafka. Tutti questi artisti hanno in comune una visione allucinatoria e irrealistica, ma non meno lucida, per certi versi, di quelli di altri autori ‘più tradizionali’. Questa stessa visione onirica, allucinata e distorta si traduce nel cinema e nel teatro innanzitutto da un punto di vista scenografico. In questo senso sono fondamentali Il gabinetto del dottor Caligari di Robert Wiene e Metropolis di Fritz Lang

Sera sul viale Karl Johann, Edvard Munch

Il gabinetto del dottor Caligari: espressionismo e cinema secondo Robert Wiene

Il gabinetto del dottor Caligari è considerato il punto di riferimento quando si parla di cinema espressionista tedesco. Uscito nel 1920 e diretto da Robert Wiene, il film racconta la storia del dottor Caligari che, tenendo un uomo sotto ipnosi,  lo costringe ad uccidere per ricavarne denaro. Infatti lo presenta alla fiera del paese come un uomo capace di predire il futuro a causa dello stato di ipnosi. Tuttavia il killer-vittima predice solo gli omicidi che Caligari ha già deciso di fargli compiere. L’opera è divisa in sei atti, durante i quali lo spettatore fatica a distinguere fra realtà e sogno. Infatti la scenografia è allucinata, costruita con linee acuminate e oblique che accrescono il senso di allucinazione. La casa stessa del dottor Caligari è interamente costruita con linee ‘zigzagate‘. Queste linee dure e rigide richiamano l’ambiguità del personaggio protagonista. Tutta la scenografia venne affidata a Hermann Warm, che realizzò con alcuni collaboratori espressionisti le scenografie su dipinti a tela. Ad accentuare l’effetto della scenografia, si inserisce anche l’inquadratura. Molte inquadrature sono infatti realizzate secondo la tecnica dell’angolo olandese, che creano linee geometriche non euclidee e allucinate. Le riprese fisse aggiungono poi un tono di bidimensionalità a cui contribuisce anche il trucco pesante e angosciante. Gli occhi sono infatti pesantemente truccati di nero. Quando il film venne girato, nel 1919, l’Espressionismo era già un movimento affermato ma, per quanto concerne il cinema, questa pellicola costituisce il punto più alto del movimento.

Locandina del film

L’Espressionismo e la modernità

Sebbene una declinazione espressionista sia sempre esistita, a cavallo fra Ottocento e Novecento diventa una tendenza di primo piano. Questo fatto si può comprendere assumendo una prospettiva storico-culturale. Infatti a cavallo dei due secoli si fanno strada filosofie opposte a quelle razionaliste e l’uomo inizia a percepire la propria irrazionalità. L’uomo moderno sente i suoi demoni e cerca di dar loro forma in molti modi. L’Espressionismo è uno di questi modi. L’idea è che alterando e deformando la forma si possa trasmettere ciò che c’è dentro, che spesso è però qualcosa di inquietante o angosciante. In questo senso è un movimento assolutamente moderno, assolutamente Novecentesco. Non si illude che l’uomo o la realtà siano razionali, ma al contrario ne svela l’irrazionalità implicita. Ci offre insomma una nuova immagine della realtà, anche di quella interiore umana. Si tratta di un’immagine di sé che l’uomo moderno ha bisogno di conoscere per dare forma a quel malessere che lo contraddistingue. Questo malessere viene ricondotto dagli espressionisti allo sviluppo della società industriale. In questo rifiuto della modernità possiamo cogliere anche l’aspetto per cui l’Espressionismo si differenzia da avanguardie come il Futurismo. Ad ogni modo è intorno a questi concetti che le varie arti elaborano metodi e caratteristiche espressionistiche.

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