Fisico, psicologico, emotivo o immaginato che sia, il dolore è uno dei sentimenti base che ci accomuna tutti. Eppure un articolo della rivista ‘Wired’ sostiene che il tipo di dolore che proviamo è diverso a seconda del nostro sesso. Uomini e donne hanno infatti diversi percorsi biologici per il dolore cronico, influenzati dagli ormoni come estrogeno e testosterone. Questo significa che esistono diverse dimensioni al nostro dolore. Esiste un’ambiguità tra la determinazione comune della sofferenza: può essere intesa come qualcosa relativo ad una parte del nostro corpo oppure come un’esperienza soggettiva. Fortunatamente la filosofia ci può aiutare a cercare una definizione più chiara di cos’è esattamente il dolore.

 

Come il sesso influisce sul dolore

Fino a tre anni fa la maggior parte degli esperimenti condotti per testare nuove medicine veniva condotto solamente su animali maschi, portando allo sviluppo di farmaci antidolorifici non specifici al sesso del paziente. Ciò potrebbe aver favorito lo sviluppo di farmaci meno efficaci su pazienti di sesso femminile data la differenza biologica in come riceviamo il dolore. La rivista medica ‘Brain’  ha pubblicato uno studio che sottolinea delle differenze ben documentate nei nervi sensoriali di pazienti donne e uomini affetti da dolori neuropatici: un bruciore cronico dovuto al malfunzionamento dei nervi del sistema nervoso periferico.

Lo studio è basato su ammassi di neuroni sensoriali estratti da 18 pazienti con tumore alla corda spinale, ed affetti da dolori neuropatici. Nei maschi sono i macrofagi, cellule del nostro sistema immunitario, ad essere più presenti, mentre nelle donne i neuroni rilasciano peptidi in quantità maggiore. I risultati sottolineano come il nostro sesso influisca sulla nostra risposta fisica al dolore cronico, e rafforzano il bisogno di eliminare la credenza che, biologicamente parlando, l’unica differenza rilevante tra uomini e donne fossero gli organi riproduttivi.

 

Il dolore è fisico?

La prima concezione del dolore si riferisce ad una sensazione di dolore fisico, un male collocabile in termini spazio-temporali ad una zona precisa del nostro corpo come ad esempio un mal di testa. Secondo questa definizione il dolore diventa un oggetto, o una condizione in cui si trova un oggetto. Infatti per parlare di certi mali si usa il verbo avere o sentire, a sottolineare il dolore come un soggetto distinto. Dunque questa definizione ci porta a considerare il dolore stesso come oggetto della nostra percezione, e non la condizione fisica della parte del corpo a cui si riferisce il dolore. Per esempio: si può provare doloro senza avere una condizione fisica che lo provochi, come per chi soffre della sindrome dell’arto fantasma a seguito di un’amputazione. Allo stesso modo si può avere una condizione fisica spiacevole senza provare dolore, come nel caso di un’anestesia. Dunque il dolore diventa un ente a se, scollegato dalla sua origine fisica.

La sofferenza come esperienza soggettiva

In contrapposizione alla prima concezione del dolore come oggetto da percepire, questa seconda visione vede il dolore come un’esperienza stessa. I malori sono concepiti come privati, ovvero non si ha accesso al dolore dell’altro nello stesso modo in cui si ha accesso a conoscere il proprio dolore. Il dolore è anche visto come soggettivo, poiché è dipendente dall’esperienza stessa del dolore da chi lo possiede. Non esiste dolore se non lo si sente. Siccome l’unica persona che può davvero conoscere il dolore è proprio colei che lo sta sperimentando, è la persona stessa ad avere l’unica autorità di determinare l’esistenza o l’intensità di un dolore. Dunque non sembrerebbe esserci differenza tra sentire un dolore e l’esistenza di un dolore, come invece è presente nella nostra prima descrizione.

 

L’assurdità del male

Sembrerebbe dunque esserci un’ambiguità sull’esatta definizione di cosa sia il dolore. Se lo prendiamo come un ente fisico che si sperimenta attraverso la nostra percezione si arriva alla conclusione che sia possibile avere un dolore (o una condizione che provoca dolore) senza provarlo. In contrasto se definiamo un male come un’esperienza soggettiva allora l’atto stesso di sentire dolore diventa il dolore. In medicina questa distinzione potrebbe fare la differenza nell’assunzione di un antidolorifico, dunque una riflessione più acuta potrebbe aiutare a far luce sulla questione.

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: