Il Superuovo

Legge 104 ma non solo: “The Good Doctor” ci insegna l’eguaglianza oltre la disabilità

Legge 104 ma non solo: “The Good Doctor” ci insegna l’eguaglianza oltre la disabilità

Quante volte abbiamo preso in giro qualcuno chiedendogli se ha la 104? Cosa vuol dire e perché lo diciamo? The Good Doctor è qui per risponderci.Per i fanatici dei medical drama, The Good Doctor è una serie imperdibile. Casi medici particolari, recitazione superlativa e, per una volta, il protagonista è autistico. Un mix di ingredienti che origina un prodotto innovativo, fresco ed appassionante. Ma veramente un dottore può essere disabile? E che garanzie ha adottato la legislazione italiana per tutelare questa fascia della popolazione? Vediamolo insieme.

Dr. Shaun Murphy come modello

Hi, I’m Dr. Shaun Murphy and I am autistic.“: ecco la tipica frase di presentazione del protagonista della serie tv The Good Doctor. Tra tante persone scettiche e fra tante altre curiose delle sue capacità, il giovane specializzando di chirurgia del San Jose St. Bonaventure Hospital non si fa certo attendere. Le sue skills mediche, la sua acutissima memoria fotografica e la sua abilità nel notare cambiamenti anche minimi gli permettono di diventare un preparatissimo medico. Certo, è un po’ impacciato nei rapporti interpersonali con i pazienti e con le loro famiglie, ma non ha nulla da invidiare a nessun altro suo collega. La sua espressione innocente e le sue considerazioni spesso inappropriate fanno intenerire (ma anche divertire) e, alla fine, noi spettatori diventiamo i suoi più grandi sostenitori. Ma scommetto che tutti, almeno una volta, ci siamo domandati:”Ma una persona disabile può addirittura diventare un dottore?”

La disabilità nella storia e il Disability Pride

Il mondo si accorge della disabilità solamente con la Prima Guerra Mondiale, soprattutto a causa dei menomati di guerra, sancendo finalmente l’entrata di questo tema nella sfera pubblica. Il secondo conflitto globale darà un’accelerazione a questo processo, facilitando l’assistenza statale ai reduci. Alla fine degli anni ’60, negli Stati Uniti e in Gran Bretagna, gruppi di disabili, come Rolling Quads o UPIAS, intraprendono battaglie personali e politiche per il riconoscimento della piena soggettività e indipendenza delle persone nella loro condizione, oltre che per promuovere un cambiamento sociale e istituzionale. Questi primi manifestanti partono, spesso, da un’esperienza personale di negazione dei propri diritti in quanto non normo-dotati, che rendono pubblica proprio per contestare la ‘normalità’, il punto di vista dei non-disabili, che è anche quello normativo. Da quel momento, iniziano i Disability Pride, parate pacifiche mosse dal motto “nulla su di noi senza di noi“.

Il ruolo medico sulla questione disabilità

Questa lotta è originata dall’auto-comprensione dei soggetti disabili quale minoranza vittima di una struttura socio-politica che esclude immotivatamente le persone non normo-dotate dalla piena partecipazione sociale. Tutto ciò ha un enorme significato politico, oltre che essere la fonte della loro oppressione: deriva da un’antiquata concezione medica, secondo la quale la disabilità è uno stato individuale di svantaggio che deve essere corretto e un ostacolo alla piena fioritura umana, determinante tragicità esistenziale e passività. Le varie forme di diseguaglianza sono ritenute solo conseguenze necessarie ed inevitabili dello stato di recettore di cure, che viene privatizzato e declassato a questione individuale. Ciò rafforza l’esclusione del singolo e la deresponsabilizzazione socio-istituzionale, oltre che del legislatore.

L’eguaglianza oltre la disabilità: qualche consiglio

La situazione di svantaggio della disabilità, causata dalla condizione di diseguaglianza strutturale, in un mondo politico e istituzionale di normo-dotati, deve essere risolta con la rimozione di ostacoli fattuali. Spesso, le norme in questione sono pensate e approvate da abilisti, quindi sono paternalistiche e, in un certo senso, discriminatorie, in quanto vittimizzano la persona disabile, vulnerabile e incapace di autodeterminarsi. L’ideale sarebbe ammettere al tavolo delle trattative anche esponenti disabili, in modo da rivendicare il proprio diritto di presenza e da produrre leggi mirate.

Il vademecum legislativo: i punti fondamentali

Sebbene ci si accorga nel 1918 delle persone disabili, bisogna aspettare gli anni ’50 per avere dei report specifici su questa condizione, entrambi prodotti dall’ONU. Per quanto riguarda il welfare sociale, invece, dobbiamo attendere ancora due decadi. E’ solamente negli anni ’70 che,  finalmente, vengono redatte la Dichiarazione sui diritti della persona con disabilità mentale e la Dichiarazione sui diritti delle persone con disabilità. Il 1981 è l’Anno internazionale delle persone con disabilità; nel 1993 sono adottate le Regole standard per l’eguaglianza delle opportunità delle persone disabili. Nel 2006, la condizione della disabilità viene ridefinita come aspetto della diversità umana, avente piena titolarità di diritti, dignità e partecipazione. Questa Convenzione mostra un modello misto di tutela, medica e sociale, in un’attuazione normativa dell’eguaglianza delle differenze. Guardando al nostro Paese, la disabilità è tutelata all’articolo 38 della Costituzione e, in particolare, dalla legge 104 del 1992. Lo Stato italiano sancisce la pari dignità e opportunità per persone disabili, oltre che una particolare assistenza nei loro confronti.

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