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L’educazione civica non cambia più (e qualcuno la prende sul personale)

Il disegno di legge n. 1264, a cui hanno lavorato i Senatori italiani a partire da maggio scorso, era stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale troppo tardi per entrare in vigore. Prevedendo infatti che le sue disposizioni fossero messe in atto a partire dal primo settembre successivo all’entrata in vigore della legge (l.n. 92, 20 agosto 2019), non poteva produrre effetti a causa del protrarsi dei lavori, terminati solo il 19 di agosto. Pubblicata in Gazzetta Ufficiale in data 20 agosto, la legge non avrebbe prodotto effetti a causa della vacatio legis necessaria a rendere una norma conosciuta prima che entri effettivamente in vigore.

L’ormai ex ministro dell’istruzione Bussetti si era assicurato portare avanti, con un decreto ministeriale, le piccole modifiche che la legge, proposta da un esponente del suo partito e sulla quale la Lega si era molto impegnata, avrebbe dovuto apportare. Il decreto è stato bocciato dal Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione, un organismo di controllo del Miur che ha il compito di occuparsi dell’omogeneità dell’istruzione nel Paese. I motivi sono piuttosto chiari: nonostante la legge, come qualunque attento osservatore, non apportasse enormi modifiche all’insegnamento dell’educazione civica nelle scuole, non aumentando il numero di ore e non prevedendo la possibilità di aumentarle, data l’assenza di una copertura finanziaria, erano richiesti alcuni adeguamenti al programma che avrebbero potuto rappresentare un problema. Modificare i programmi all’ultimo (per qualcuno addirittura ad anno scolastico già iniziato) di certo non sarebbe stato agevole per le e gli insegnanti, introdurre la figura, prevista dalla norma, che all’interno del corpo docenti avrebbe dovuto coordinare l’insegnamento e introdurre la materia nelle classi degli studenti più giovani avrebbe causato non poche difficoltà. Il CSPI, tuttavia, ha espresso un parere positivo riguardo l’interesse che la questione ha suscitato, dichiarando anche che «È evidente che si tratta di un provvedimento che risponde a un’esigenza molto sentita nell’opinione pubblica, anche se la legge, nell’intento di seguire queste attese, presenta non poche difficoltà tecniche di applicazione».

L’impossibilità, chiaramente giustificata, ha tuttavia causato alcuni malumori. Infatti, nonostante l’insegnamento di questa materia sia un interesse diffuso e condiviso dai parlamentari, da qualunque componente della sfera politica italiana, e, in particolare, dal ministro Fioramonti, che si è detto intenzionato a portare avanti ed arricchire il progetto, il «no» del CSPI ha suscitato l’ira di Massimiliano Capitanio (proponente) e di Matteo Salvini. Su Facebook l’ex ministro ha infatti commentato “L’educazione civica a scuola è legge dello Stato grazie alla Lega, ma per fare un dispetto a Salvini la rinviano di un anno. Che piccineria, che meschineria.”, esplicitando di aver preso sul personale una questione che poco può avere a che fare con una forma di opposizione alla sua persona. Capitanio, sempre su Facebook, ha rimarcato le parole del leader del suo partito, lamentando l’intenzione del nuovo governo di far dispetto al partito e al leader della Lega.

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