Con ben 27 candidati, le primarie del 2020 si impongono come quelle con il maggior numero di partecipanti di sempre e questo unito al complesso sistema di elezione dei rappresentanti e ad alcune problematiche tecniche ha creato grande confusione.

Le elezioni sono appena iniziate ed è quindi difficile che la situazione rimanga esattamente come appare al momento, ma dai primi due banchi di prova, tra i cinquanta in tutta l’Unione che aspettano i candidati alla presidenza, si trae un quadro politico molto interessante con il super favorito Joe Biden ex Vice Presidente sotto l’amministrazione Obama, e involontariamente, il motivo per cui l’attuale Presidente Trump è stato messo sotto procedura di impeachment, arriva primo tra gli ultimi con solo 6 Delegati “vinti” a fronte di 64 “messi in palio”. Mentre invece sorprendono Buttigieg, il primo candidato apertamente omosessuale nella storia degli Stati Uniti, e Sanders il senatore 78enne dalle idee radicali sulla sanità pubblica, possesso di armi da fuoco, e riscaldamento globale, che lo rendono forse uno dei più tendenti a sinistra della storia Americana, portandolo ad essere molto simile ai colleghi europei, cosa molto rara al di là dell’Atlantico.

Come si svolgono le Elezioni?
Tutto il processo è estremamente complesso, perchè non tutte le primarie sono uguali. Ce ne sono di tre tipi a seconda di dove vengono svolte:le primarie aperte, quelle chiuse e i caucus. Le primarie aperte sono la cosa che più si avvicina a una normale elezione politica. Tutti i cittadini americani con diritto di voto (quindi anche i Repubblicani) possono andare alle urne e scegliere il candidato democratico che vogliono come sfidante alle prossime elezioni. Le primarie chiuse, invece, permettono il voto soltanto agli americani già registrati come elettori dei democratici. Mentre per i Caucus, che è il più raro dei tre metodi (è praticata dai democratici soltanto in quattro stati: Iowa, Nevada, North Dakota, Wyoming e in tre territori: Samoa, Virgin Island e Guam) è anche il più complesso. Più che votazioni, sono degli incontri formali che avvengono in luoghi come chiese, bar, biblioteche o palestre delle scuole. Gli elettori discutono sui pro e i contro di ogni candidato (ascoltando le “arringhe” dei vari rappresentanti di ogni sfidante), quindi si dividono in gruppetti in base alla loro preferenza: i caucus, appunto. I gruppi che non rappresentano il 15% del totale degli elettori di quella sala si “sciolgono”: le persone che prima ne facevano parte possono aggregarsi a loro volta all’interno di un altro gruppo. Il risultato è che i sostenitori dei candidati più piccoli, corteggiatissimi, vanno a sostenere i candidati più grandi. Ogni seggio elegge un certo numero di delegati (41 per l’Iowa), che a luglio andranno alla convention nazionale del Partito Democratico, dove verrà assegnata la nomination del candidato democratico.

Caos in Iowa
L’Iowa tradizionalmente è lo stato in cui le primarie iniziano, e anche un buon indicatore della tendenza generale delle prossime elezioni negli ultimi 40 anni infatti su 10 elezioni 7 volte il candidato che ha vinto in Iowa è divenuto poi il candidato alla presidenza dei Democratici. Peccato che a questo giro i risultati sono arrivati in ritardo di giorni, e sono comunque ancora messi in discussione dagli sconfitti. Essendo l’Iowa una di quelle regioni in cui il voto è espresso tramite Caucus, per velocizzare il conteggio dei voti quest’anno si è pensato di utilizzare un’app, che però è stata mal programmata ed funzionalmente inutilizzabile, oltre al fatto che a nessuno è stato informato di questo cambiamento e molti semplicemente non sapevano come utilizzarla, costringendo l’organizzazione di una nuova votazione stavolta a mano, che ha creato non poco imbarazzo per la dirigenza del partito e molta ironia sui social che hanno ricevuto i risultati del secondo stato il New Hampshire, un giorno prima di quelle dell’Iowa.

Le Divisioni interne
Il Partito Democratico segue la linea del suo omonimo italiano, per quanto riguarda le fratture sulle ideologia interne, Con forse l’unica differenza che il sistema elettorale Statunitense non rende produttiva la divisione in partiti minori. Si passa dall’ala più estrema con l’inossidabile 78enne Bernie Sanders dalle idee dichiaratamente socialdemocratiche (Assoluta novità in America) che parla di impedire la vendita di armi da fuoco automatiche, sanità pubblica, di rientrare nei trattati sull’ambiente da cui Trump ha tirato fuori il suo paese, All’ala più conservatrice di Joe Biden con un programma che non ha molto da invidiare all’ala più moderata del partito Repubblicano, seppur lontano miglia da quello dell’attuale presidente Trump. Rimane da vedere come voteranno gli altri 48 stati fino ad allora non ci resta che speculare.
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