Le nuove elezioni del Presidente della Repubblica? Saranno le più difficili di sempre

Dopo sette anni, i grandi elettori sono stati finalmente chiamati alle urne per poter scegliere il prossimo Capo dello Stato. Chi la spunterà?E’ dal gennaio del 2015 che non succedeva, ma, finalmente, ci siamo: parliamo dell’elezione del Presidente della Repubblica italiana. Infatti, il Presidente della Camera Roberto Fico ha convocato, così come sancito dalla Costituzione, tutti i 1008 grandi elettori nelle aule di Montecitorio per poter votare il tredicesimo Capo dello Stato. Le proiezioni che abbiamo al momento, però, non sono molto rassicuranti: da quello che appare, difatti, ogni compagine politica (con qualche eccezione) non ha ancora idee sul nome da dare ufficialmente. Si prospettano elezioni presidenziali lunghe e difficili.

L’elezione del Capo dello Stato secondo la Costituzione

La nostra Costituzione è molto chiara e precisa per quanto riguarda l’elezione del Capo dello Stato. Essendo la prima personalità del Paese, nonché il simbolo dell’unità nazionale, la sua scelta è molto complessa. Le votazioni si svolgono a voto segreto in seduta plenaria del Parlamento, comprendendo tutti i deputati, i senatori e i delegati regionali (tre per Regione, tranne la Valle d’Aosta che ne ha uno solo). Questi attori politici possono esprimere la loro preferenza per un qualsiasi cittadino italiano, con più di 50 anni e avente diritti politici e civili. Il futuro Presidente deve avere una legittimazione universale e, proprio per questo, la maggioranza che lo elegge deve essere ampia. Infatti, per i primi tre scrutini, è necessaria la maggioranza qualificata dei due terzi; dalla quarta in poi, serve solamente la maggioranza relativa.

Elezioni presidenziali 2022: a che punto siamo?

Lo sappiamo: la situazione politica italiana non è delle migliori, anzi. Inutile dire che lo stato di salute del nostro sistema politico in tempi normali è una variabile indipendente determinante, quasi con un nesso causale, il comportamento politico durante situazioni eccezionali o emergenziali. Le elezioni presidenziali rientrano negli eventi speciali, in quanto avvengono solamente una volta ogni sette anni e, soprattutto, la scelta del Capo dello Stato implica delineare, per quasi un decennio, chi sarà l’arbitro di tutte le contese. Storicamente, quindi, questo voto molto particolare è sempre stato preso sul serio, così come quest’anno. C’è anche un’altra costante: è da tempo immemore che non esiste una decisione unanime da parte dei partiti su un candidato che possa piacere a molti. E questo complica ulteriormente la già fragile questione.

Le votazioni finora: due buchi nell’acqua

Le elezioni, finora, si sono risolte in un vero e proprio nulla di fatto. Sia la chiama di lunedì 24, che quella di martedì 25 gennaio hanno dato fumata nera. In entrambe, sono state numerosissime le schede bianche, chiaro segno che, praticamente, ogni compagine politica non ha veramente idea di chi votare. Le poche schede valide riportano tutte alcuni nomi che abbiamo già sentito nei dibattiti pre-elettorali, come Berlusconi e Mattarella, ma sono considerati, ovviamente, voti dispersi. Il centrosinistra è ancora molto spaccato e indeciso sulla rosa di nomi, mentre il centrodestra, nella giornata di ieri, ha comunicato i nomi su cui punterà: Moratti, Nordio e Pera. Azione e Più Europa sono gli unici partiti che, fin dal primo turno, hanno votato per la loro candidata favorita, ossia Marta Cartabia. Per il resto, tutto tace.

Lascia un commento